Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Sondaggi Demopolis ed Izi. 21 agosto.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-26.

2019-08-26__Sondaggio IZI 001

Poniamo solo una domanda.

Si è davvero sicuri che i deputati voteranno la fiducia in accordo alle scelte fatte dalle rispettive dirigenze? E si è davvero sicuri che l’Elettorato approverà poi nelle urne tali scelte?

E se ci fossero dei franchi tiratori, cosa potrebbe succedere?

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Il consenso ai partiti nel Barometro Politico Demopolis

«Se si tornasse alle urne, secondo gli ultimi dati rilevati dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, la Lega otterrebbe il 36%, il PD si confermerebbe secondo partito con il 22,5%. Il Movimento 5 Stelle avrebbe oggi il 18%. 

La vicenda dei rapporti con la Russia non sembra, per il momento, pesare sul consenso di Salvini. Distanti, nel voto per le Politiche, appaiono gli altri due partiti di centro destra, di fatto ormai affiancati: Fratelli d’Italia al 6,8% e Forza Italia al 6,7%; sotto il 3% le altre liste minori.»

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Sondaggio IZI – 21 Agosto: il Partito di Renzi parte dall’8%. Lega sempre in testa, ma PD tonico.

Mentre la crisi di governo è nelle fasi salienti, IZI Reasearch torna dopo oltre un anno a proporre un sondaggio politico. L’istituto di analisi romano ha domandato agli italiani non solo le intenzioni di voto per i partiti esistenti, ma ha anche proposto uno scenario che vede la presenza di un Partito di Renzi (PdR), accreditato quasi dell’8%.

Avendo IZI mai svolto sondaggi dopo le Politiche 2018, non sono presenti le variazioni. Ciò rende purtroppo impossibile rilevare i trend, particolarmente importanti in questa fase della crisi. Ci limitiamo quindi ai dati puntuali, a partire dalla Lega saldamente prima al 36%, senza tuttavia poter capire se sta perdendo consensi come rilevato da altri istituti. Il PD è secondo con un solido 23,5%, mentre i 5 Stelle arrancano al 16%. FdI arriva all’8%, Forza Italia si ferma al 6,4%. Nel Centrosinistra, +Europa è al 2%, mentre gli “altri di Csx”, sondati come un’unica opzione, assommano al 6,1%, dato rilevante rispetto ad altri sondaggi.

La compagine progressista arriva al 31,6%, mentre il Centrodestra, qualora si presentasse unito nella sua formazione classica, toccherebbe il 52%, vincendo senza difficoltà. Fuori dai giochi il M5S, che, senza alleati, resta fermo al suo misero 16%.

IZI ha poi domandato quanti consensi raccoglierebbe un ipotetico partito di Renzi. Sappiamo infatti come durante le trattative per un nuovo governo giallorosso, si siano aperte nuove crepe tra i renziani ed il resto del Pd, culminate con il “caso Gentiloni”. Non si può quindi esludere che, qualora le trattative con i 5 Stelle fallissero, Renzi possa scindere dal Pd. Un partito dell’ex Presidente del Consiglio varrebbe in partenza il 7,8% dei consensi; andiamo a vedere nella prossima pagina da dove arrivano questi voti e come influiscono sul panorama politico complessivo.

Come accennato alla pagina precedente, l’ipotetico partito di Renzi partirebbe da un consenso prossimo all’8%. Più interessante vedere da dove arrivano tali voti e come modificano lo scenario generale.

Il “PdR” secondo la rilevazione IZI, ruberebbe consensi soprattutto al Centrosinistra; per la precisione oltre il 50% dal PD e quasi il 14% da altri partiti dell’area. Quindi, circa due terzi dei voti del PdR arriverebbero dalla stessa area a cui già appartiene. Il rimanente terzo proviene soprattutto, un po’ a sorpresa, dalla Lega, ed in subordine da FI, 5 Stelle ed altri partiti di Centrodestra. Nel complesso i voti “rubati” a schieramenti avversari non superano il 3% dell’elettorato.

Troppo poco per giustificare una scissione? Probabilmente è così, anche se pochi punti percentuali, almeno finché permane l’attuale legge elettorale, possono far cambiare colore a diversi collegi.

Il dubbio politico è però un altro: qualora avvenisse una scissione dolorosa, il nuovo PdR potrebbe realisticamente allearsi con il PD? Secondo molti analisti la risposta è negativa, ed in tal caso l’esito per il Centrosinistra, privato di quasi 5 punti percentuali, sarebbe devastante.

Con il PdR in campo il Pd scenderebbe al 19,3%, la Lega al 34% ed i 5 Stelle al 15,6%; il Centrosinistra arriverebbe così al 34,2 per cento sommandovi la formazione renziana (+ 2,6 punti percentuali rispetto allo scenario senza il PdR), ma appena al 26,4% se il nuovo partito rimanesse fuori dalla coalizione progressista.

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