Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Crisi. Nulla sia dato per scontato. Proprio nulla.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-26.

Brügel Pieter, il Vecchio. Gli storpi. 1568.

Si dovrebbe sempre esser molto cauti e non dare nulla per scontato.

– Al momento attuale contano i voti realmente disponibili in parlamento: quelli prospettati dai sondaggi sono utili ma solo per cercare di indirizzare il futuro: già, ci sarebbe anche quello.

– Non è assolutamente detto che gli attuali parlamentari alla fine votino in accordo alle direttive dei propri partiti. Da che mondo è mondo, i franchi tiratori ci sono ed in situazioni di possibili maggioranze risicate potrebbero anche essere determinanti.

– Non è per nulla scontato che i partiti siano blocchi monolitici. Il partito democratico appare profondamente diviso, al si là dei sorrisi di circostanza. Nel Movimento Cinque Stelle convivono un’ala di sinistra, anche molto spinta, ed un’ala che vedrebbe di pessimo occhio un accordo con il partito democratico.

– Né ci si illuda che le attuali dirigenze abbiano il pieno appoggio della base degli iscritti, la quale, tra l’altro, sembrerebbe essere scollata dalla realtà elettorale. Alla fine si dovrà ben optare tra dirigenza, iscritti oppure Elettori.

– Una cosa è ottenere la fiducia parlamentare, ma una del tutto differente è mantenerla nel tempo. Tutto crolla sotto il peso delle proprie contraddizioni.

– Non si sottovaluti il lavorio sotterraneo delle grandi potenze, ciascuna interessata ad avere in Italia un governo ‘amico’.

– Infine l’Unione Europea è in recessione, e si prospettano tempi davvero molto duri. Ci si pensi bene: a qual pro bruciarsi in un governo che sarà alla fine impotente e, quindi, impopolare?

* * *

Cosa stia succedendo è il grande interrogativo degli italiani.


Grillo e Di Maio rilanciano Conte premier. No di Zingaretti ma i renziani «aprono»

«Fico non raccoglie le voci sul suo futuro e fa sapere che continuerà nell’incarico che ricopre da un anno: «Resto presidente della Camera». Intanto continuano le trattative tra Pd e M5s …..

Il «ritiro» della candidatura sgombra una strada che comunque era molto in salita. Perché le più forti resistenze alla discesa in campo del presidente della Camera venivano e vengono da dentro il Movimento 5 Stelle. C’è chi dice che il primo a non volere la candidatura Fico sarebbe proprio il capo politico dei 5 Stelle perché rappresenterebbe una sconfessione della linea politica portata avanti nell’ultimo anno. Ma più in generale c’è un fronte interno al Movimento che non vede di buon occhio le trattative con il Pd (e di conseguenza qualsiasi scelta ne possa sortire). …..

A questo punto tutto torna alla casella di partenza. Beppe grillo, dal canto suo, rilancia la candidatura di giuseppe Conte, come già aveva fatto nei giorni scorsi …..

Entrambe le parti si mostrano su posizioni rigide ma poco dopo le 16 fonti «renziane» hanno invitato Zingaretti a dare il via libera a un Conte bis.»

* * *


Ong, ius soli, rom: ecco perché Roberto Fico piace al Pd

«Il suo nome è spuntato dopo il veto del segretario del Pd Nicola Zingaretti al premier uscente Giuseppe Conte. Si tratti di una proposta vera o di una pura sortita tattica per mettere in difficoltà il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio (che non lo ama), la figura di Roberto Fico ha le caratteristiche per piacere al popolo della sinistra. Per una serie di ragioni che l’attuale presidente della Camera non ha mai nascosto.»

* * *


Che cosa vuole davvero Di Maio? Le strategie sulla premiership

«Le sirene della Lega si affievoliscono, quelle del voto si fanno sentire ancora forte, mentre il dialogo con il Partito democratico continua a sembrare l’unica via di uscita per uscire dalla crisi. Il Movimento 5 Stelle tiene le caete coperte, giocando fino all’ultimo con un tatticismo esasperato. E riservandosi una carta finale, che può risultare vincente o ribaltare il tavolo: mettere al voto su Rousseau l’intero pacchetto governativo, nome del premier compreso. …..

Di Maio: «Stop dialogo Lega? Ora proviamo con Pd, ma vedo che già litigano» …..

L’unica frase che si riesce a scucire a Luigi Di Maio è un classico della retorica 5 Stelle, e non solo: «Per noi contano i temi e non le poltrone». Naturalmente è proprio sulle poltrone, invece, lo scontro più duro. Sui temi ci siamo, o quasi. Il Pd ha già fatto sapere che è pronto al taglio dei parlamentari a settembre e a convergere sulle altre riforme, purché si proceda alla modifica della legge elettorale in chiave proporzionale. …..

Esaurite le carte politiche, a Di Maio resterebbero quelle tecniche. Servirebbe una figura che incarni un profilo simile a quello di Conte. Un tecnico d’area 5 Stelle, ma non sgradito al Pd. Nel mazzo delle figure istituzionali, il parterre non è ricchissimo …..

Se mettessimo su Rousseau l’ipotesi di accordo con il nome di un premier, non passerebbe mai. A meno che non ci sia Conte». Non che glielo abbia ordinato il medico ai 5 Stelle, di votare su Rousseau. È una scelta politica. Ma non votare potrebbe scatenare la rabbia della base. E allora, nel cul de sac, si compulsano i sondaggi. L’ultimo, di Tecnè, dà i 5 Stelle al 20,8 per cento. Tre punti in più rispetto alle Europee, ma ben 12 meno rispetto alle Politiche 2018.»

* * *


M5S, la rivolta su blog e social fa tremare i vertici: voto su Rousseau in forse

«L’incontro tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti ha accelerato il processo e sul web i commenti dei militanti contro l’intesa si sono moltiplicati …..

«Vi prego, fermatevi». «Spero vivamente nella coerenza», «Non ce la posso fare». L’accordo con i dem lacera a dir poco la base Cinque Stelle. I profili social dei big del Movimento e il blog vivono di fatto una rivolta dei militanti che chiedono a gran voce uno stop alla trattativa con il Pd. L’incontro tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti ha accelerato il processo e sul web i commenti dei militanti contro l’intesa si sono moltiplicati. «Una polveriera di cui non possiamo non tener conto», assicura un importante esponente Cinque Stelle. E infatti il voto di ratifica della base su Rousseau, dato per certo dai vertici del Movimento fino a qualche ora prima dei summit con il Pd, inizia a essere messo in discussione. «Dobbiamo valutare tempi e modi», assicura un pentastellato. Come a dire: nulla è scontato. …..

E probabilmente il malessere della base sarà al centro anche dell’ultimissima riunione tra i big del Movimento (da Luigi Di Maio ad Alessandro Di Battista, da Roberto Fico a Paola Taverna e, forse, a Davide Casaleggio), in programma domani, prima delle consultazioni. …..

Il socio di Rousseau è intervenuto con un duro post su Facebook (prontamente condiviso da Paragone). «Il Pd vuole fare un governo per via della paura e non con il coraggio. Lo vuole fare per paura che Salvini governi da solo, lo vuole fare per paura di andare tutti a casa, lo vuole fare per paura di pentirsi di non averlo fatto», attacca Bugani, che poi analizza: «Nessuna di queste è per me una ragione in grado di garantire solidità ad un eventuale governo M5S-Pd». E conclude: «Noi del voto non dobbiamo avere paura e non avremo mai paura». Anche Stefano Buffagni è più o meno dello stesso avviso: «Andiamo al voto dopo che per colpa del Pd salta l’accordo perché rifiuta un candidato forte come Conte contro Salvini»»

Annunci