Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Piano anti-recessione da 500 mld, di debiti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-22.

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Germania pronta a indebitarsi per sventare la recessione

«Gli economisti stimano il bisogno di investimenti in oltre 500 miliardi. Merkel e Scholz sarebbero disposti a rinunciare al pareggio di bilancio.

«La Germania rischia di diventare un’altra volta il malato d’Europa». Quella che può sembrare una provocazione, ma che suona come cupa profezia, l’hanno lanciata ieri gli economisti di Citigroup. E il timore di andare di male in peggio infine è arrivato a Berlino. Stando a Der Spiegel, il governo sarebbe pronto ad aumentare il debito per controbilanciare un eventuale calo delle entrate fiscali.

I partiti della grande coalizione tuttavia finora si sono concentrati più a contrastare il calo di voti e consensi, in ordine sparso: e resta da vedere se l’elettorato tedesco, debito-fobico di centrodestra o centrosinistra, è disposto ad abbandorare lo zero nero, Schwarze Null, dei conti in pareggio. Annegret Kramp-Karrenbauer, leader Cdu, sta tentando di riconquistare i voti persi a Die Grünen annunciando una tassazione “verde” e una maxi-riforma e interventi per proteggere l’ambiente, che potrebbero in effetti far salire la spesa pubblica: anche se le politiche a favore del cambiamento climatico sul breve termine possono frenare la crescita perché alzano i costi.

Un “piano Marshall” per la crescita non è per ora sul tavolo. La Kfw, Cdp tedesca, in un sondaggio recente condotto tra i tesorieri delle amministrazioni locali ha avuto conferma che il gap nelle infrastrutture a livello comunale è pari a 138 miliardi. I tesorieri comunali prevedono investimenti in crescita a 35,8 miliardi quest’anno contro i 34,7 del 2018 ma mancano 138 miliardi di cui 48 per le scuole, mentre il gap della rete stradale è di 36. Il rinnovamento dell’edilizia nella pa è indietro di 14,1, gli impianti idrici hanno bisogno di 6,5 miliardi di interventi. La montagna del gap infrastrutturale diventa ancor più alta a livello federale. Michael Hüther, direttore dell’Instituts der deutschen Wirtschaft, intervistato da F.A.Z. ha sostenuto che la Germania deve istituire un fondo da 450 miliardi per finanziare investimenti pubblici al ritmo di 45 miliardi per un decennio, in trasporti, digitalizzazione e banda larga, formazione e istruzione, edilizia popolare, R&S.»

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«La Germania rischia di diventare un’altra volta il malato d’Europa».

Questa è la realtà dei fatti.

«Gli economisti stimano il bisogno di investimenti in oltre 500 miliardi»

«I partiti della grande coalizione tuttavia finora si sono concentrati più a contrastare il calo di voti e consensi, in ordine sparso»

Questa è un’altra realtà dei fatti.

«Merkel e Scholz sarebbero disposti a rinunciare al pareggio di bilancio.»

Ma un ricorso al debito pubblico di tale entità presuppone un massiccio intervento della Banca Centrale Europea.

Il primo settembre si voterà in Brandenburg e Sachsen, il ventisette ottobre in Thüringen: staremo a vedere gli eventi. Potrebbero costituire il trigger.

In parole miserrime, ad ogni buon conto, l’Unione Europea sarebbe chiamata a ripianare la situazione tedesca.


Sole 24 Ore. 2019-08-20. Germania, pronto piano anti-recessione da 50 miliardi

I margini per fronteggiare una nuova crisi ci sono, ha detto Scholz, perché la Germania ha ridotto il debito/Pil sotto il 60% in questi dieci anni di crescita.

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È scattato infine l’allarme ultrarosso in una Germania che barcolla sull’orlo della recessione. Per la prima volta il ministro delle Finanze Olaf Scholz ha dichiarato di essere disponibile ad allargare i cordoni della borsa e aumentare la spesa pubblica, con interventi extra fino a 50 miliardi di euro cioè pari a quanto è costata alla Germania la Grande Recessione dieci anni fa. I margini per fronteggiare una nuova crisi ci sono, ha detto Scholz, perché la Germania ha ridotto il debito/Pil sotto il 60% in questi dieci anni di crescita.

La crisi economia è alle porte, stando alla Bundesbank: la banca centrale tedesca, nel suo bollettino mensile pubblicato oggi, ha pronosticato che «anche nel trimestre in corso, l’attività economica potrebbe diminuire leggermente». Il Pil tedesco si è già contratto dello 0,1% nel secondo trimestre dell’anno e se le previsioni della Buba dovessero essere confermate, con una lieve contrazione nel terzo trimestre la Germania sarebbe ufficialmente in recessione tecnica.

Il ministro socialdemocratico Olaf Scholz, che fino a qualche giorno fa si ostinava a non sentire aria di crisi, ha infine dovuto cedere di fronte all’evidenza dei numeri e soprattutto alla pressione che sta montando non soltanto dal suo partito Spd ma anche da alcune correnti della Cdu e da esponenti di spicco del mondo politico e accademico in Germania e non solo. Le elezioni in arrivo il primo settembre in Sassonia e Brandeburgo, due regioni nella ex-Germania dell’Est che è più povera e dove la crisi economica è più grave, sono un altro motivo per fare concessioni governative in questo momento.

Scholz ha detto che un’azione di extra-spesa pubblica non è”imminente” ma ha detto che il governo è perfettamente in grado di mettere assieme un intervento da 50 miliardi, se necessario, pari cioè a”quanto è costata l’ultima crisi, in base alle mie stime”.

Questo è il primo segnale concreto da parte del ministro delle Finanze di apertura (implicita) alla possibilità di abbandonare la regola del pareggio di bilancio, il cosisddetto “zero nero”: ma non è chiaro se i 50 miliardi ipotizzati sarebbero spalmati su più anni e resta da vedere se comunque il Governo Cdu-Csu e Spd sarebbe in grado di garantire un debito/Pil sotto il 60% comunque quest’anno.

La curva dei rendimenti dei titoli di Stato tedeschi è negativa fino a 30 anni e il risparmio sul costo del rifinanziamento del debito pubblico in scadenza, grazie alla politica ultra-accomodante della Bce, sarà elevatissimo quest’anno, dopo diversi anni di grandi risparmi.

I margini di manovra sono ampi, quando c’è crescita, ma si riducono drasticamente quanto il Pil si contrae. Ed è questo lo scenario che descrive la Bundesbank, secondo la quale anche nel terzo trimestre, come nel secondo trimestre, il Pil potrebbe avere un segno meno. La Buba indica come cause del forte rallentamento della crescita tedesca il calo della produzione delle costruzioni, dovuto anche all’adeguamento stagionale, la riduzione delle esportazioni nel Regno Unito (che è uno dei principali partners commerciali della Germania e tra i più importanti per le esportazioni tedesche) e la stagnazione della domanda di auto.

Ma per l’istituto non è chiaro se anche la domanda interna potrebbe subire una frenata. Di certo, il mercato del lavoro che ha piena occupazione potrebbe non creare più posti di lavoro nei prossimi mesi e la disoccupazione, al minimo storico, ha registrato un lievissimo aumento in luglio. In aggiunta, il settore dei servizi finora molto solido potrebbe iniziare a cedere, contagiato dalla recessione industriale che ha colpito dalla fine dello scorso anno l’industria manifatturiera tedesca.

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