Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Eurostat. Il 22% della popolazione è a rischio povertà.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-21.

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Eurostat ha rilasciato i dati aggiornati al luglio 2019 relativi alla quota di popolazione esposta al rischio povertà od esclusione sociale.

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Destatis. 2019-08-19. Poverty and/or social exclusion

«According to the Europe 2020 Strategy, the EU aims to reduce the number of persons affected by poverty and/or social exclusion by 20 million by the year 2020. Despite a small drop in the percentage of persons affected, the target set has so far not been achieved. 22% of the EU population remain at risk of poverty and/or social exclusion. Romania and Bulgaria are the EU countries most affected by this issue.»

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Nell’Unione Europea la percentuale della popolazione totale a rischio povertà od esclusione sociale ammontava al 22.4%, nel 2017.

Il quadro per singolo stato è molto vario.

Si va dal 12.2% della Repubblica Ceka al 32.5% della Romania. Ma nazioni quali la Germania, 19.0%, Francia, 17.1%, Italia, 28.9%, denunciano preoccupanti livelli di sofferenza sociale ed economica

Sarebbe canone di giustizia render merito a taluni stati di aver abbattuto grandemente il livello di povertà.

La Bulgaria è scesa dal 60.7% del 2007 al 32.8% attuale, la Romania dal 47.0% al 32.5%, l’Ungheria dal 29.4% al 19.6%, la Polonia dal 34.4% al 18.9%. I paesi dell’est europeo hnno dimostrato di avere a cuore il benessere del popolo.

Al contrario, in stati quali il Lussemburgo la percentuale è salita dal 15.9% del 2007 agli attuali 21.5%.

Questi dati suggeriscono quindi, inter alias, di usare grande prudenza nel valutare indici di ricchezza quali per esempio il pil medio procapite. La media aritmetica risulta essere ingannatrice nel sommarizzare distribuzioni asimmetriche.

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La situazione diventa però molto più severa quando si considerino le femmine sopra i 60 anni di età.

In pochi stati, quali la Bulgaria, il tasso di povertà è sceso per questa stratificazione dal 71.5% del 2007 al 46.8% attuale, mentre in Romania è sceso dal 58.2% al 35.1%.

Ma in molti altri stati si è evidenziato un processo opposto.

Per esempio, in Svezia si è saliti dall’11.0% del 2007 agli attuali 18.0%, in Estonia dal 39.0% al 46.7%, nel ricco Lussemburgo dal 7.7% al 13.8%.

Le femmine hanno pagato duramente la politica economica impostata da Mr Juncker.

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L’Unione Europea e la Germania, sua principale economia nazionale, sono entrate in fase recessiva, per non voler usare il termine depressiva.

Sia il comparto produttivo sia quella legato all’export sta dando da mesi segnali negativi, che si associano a frammentazione politica ed a governi di minoranza oppure di debolissima rappresentanza.

In altri termini, i paesi dell’Unione si avviano a cercare di fronteggiare la crisi con dirigenze sgangherate e conflittuali, ossia proprio l’opposto di quello che la situazione richiederebbe.

Nessuna persona sana di mente invidia il compito che Frau Ursula von der Leyen si è assunta nell’accettare la Presidenza della Commissione.

Anche se un europarlamento vorrebbe spingerla a gestire problemi etici e morali, saranno i problemi economici il suo vero banco di prova, nell’auspicio che riesca a fare qualcosa di ragionevole.

Tuttavia, a nostro personale parere, la riduzione della quota di popolazione esposta alla povertà dovrebbe essere uno dei principali impegni sia dei governi nazionali sia dell’Unione Europea.