Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Crisi. Rien ne va plus, les jeux sont faits. Große Koalition.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-20.

Beria 001

Tutte le crisi di governo di un grande paese europeo presentano sia risvolti squisitamente locali, sia aspetti di grande interesse per le nazioni vicine e per tutte le connessioni internazionali in essere.

Questa crisi italiana presenta inoltre una caratteristica del tutto peculiare.

Due formazioni politiche di non poco peso parlamentare hanno saldissimi rapporti internazionali: rapporti così saldi da essere definibili come di vera e propria sudditanza. In altri termini, non perseguono fini propri, bensì quelli dei loro partner con il malcelato scopo di ottenerne benefici per loro stessi.

Il partito democratico è saldamente inserito nella connection liberal socialista, attualmente guidata da Mr Macron e da Frau Merkel. Il Movimento Cinque Stelle intende invece capitalizzare in Europa il voto concesso a Frau von der Leyen.

Sotto questa ottica, Mr Salvini è stato di grande abilità nel far salire nei sondaggi la Lega dal 17% al 38%, e sarebbe anche in grado di vincere le elezioni, sotto la condizione che ciò gli fosse concesso.

Mr Salvini è percepito da una buona parte dell’Europa liberal come un outsider sul quale sarebbe loro impossibile esercitare pressioni: se andasse al governo nazionale farebbe gli interessi dell’Italia e non quelli dei liberal socialisti.

Se a quel tempo l’Italia esistesse ancora, i conti saranno regolati con le prossime elezioni politiche.

Ma nulla vieta di pensare che le divisioni e le invidie interne a questa nuova Große Koalition casereccia ne minino la stabilità. Una cosa è ottenere il voto di fiducia ed una ben diversa il sapersela mantenere.

Forse, qualcosa potrebbe smuoversi, a seconda dei risultati che emergeranno, dalle elezioni regionali in Umbria (27 ottobre), Calabria (novembre) ed Emilia Romagna (novembre o, forse, gennaio). Le passate elezioni in Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Piemonte hanno visto nette vittorie del centrodestra con sconfitte dei governatori pidiini uscenti.

Nel caso di ulteriori vittorie del centrodestra la coalizione M5S – PD potrebbe non reggerne il peso.

Ma tutto richiede i suoi tempi.


Crisi di governo: ecco cosa vogliono i mercati.

Crisi di governo: diversi gli scenari in ballo. Solo uno però è il preferito dei mercati.

La scorsa settimana i mercati sono stati trascinati violentemente nella crisi di governo italiana.

Matteo Salvini ha scelto di rompere con gli alleati pentastellati e ha chiesto a gran voce la convocazione di nuove elezioni. Poi, all’improvviso, è arrivata anche la mozione di sfiducia a Giuseppe Conte.

I mercati non hanno assistito inermi alla crisi di governo aperta dal leader della Lega: mentre la Borsa Italiana ha bruciato più del 2,4%, lo spread BTP-Bund ha sfiorato minacciosamente i 240 punti base.

Crisi di governo: cosa vogliono davvero i mercati

Già la giornata di domani sarà fondamentale per capire quali saranno le sorti dell’esecutivo gialloverde, durato poco più di un anno. Alle 15 prenderà la parola Giuseppe Conte che potrebbe persino rassegnare le dimissioni.

Gli scenari, però, potrebbero essere molteplici. Secondo un’analisi dell’economista di Barclays Fabio Fois, riportata oggi da Milano Finanza, fra tutti, quello preferito dai mercati è soltanto uno: la nascita di una grande coalizione.

    “A nostro avviso, le elezioni anticipate o un rimpasto del governo inciderebbero negativamente sul sentiment del mercato. L’incertezza non dovrebbe durare a lungo, tuttavia, poiché prevediamo che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderà il comando una volta che la crisi di governo sarà ufficialmente innescata, molto probabilmente domani, martedì 20 agosto.”

La grande coalizione formata da M5S, PD, LeU, autonomie locali e non affiliati, invece, potrebbe adottare un atteggiamento più cauto e cooperativo nei confronti dell’Europa. Con essa, la Commissione UE sarebbe probabilmente meno dura e potrebbe persino concedere margini di manovra più ampi.

In generale, la grande coalizione potrebbe portare vantaggi al M5S e al PD (che riuscirebbero ad evitare le elezioni), ma anche all’UE, che eviterebbe l’apertura di un altro fronte di crisi in un momento già delicato (si pensi solo alla Brexit e al deterioramento delle condizioni economiche).

Per tutti questi motivi i mercati stanno oggi sperando in uno scenario del genere. Tra le alternative:

  1. Nascita di un governo ad interim: l’ipotesi potrebbe essere ben accettata, ma si porterebbe dietro i classici rischi di attuazione che finirebbero per dipingerla come una soluzione temporanea e dunque troppo instabile.

  2. Rimpasto di governo: l’ipotesi, ha proseguito l’esperto di Barclays, sarebbe meno dura delle elezioni anticipate, ma comunque verrebbe mal digerita dai mercati che continuerebbero a prezzare uno scontro con le istituzioni europee sul bilancio.

  3. Nuove elezioni: l’ipotesi porterebbe probabilmente alla nascita di un esecutivo guidato dalla Lega. Lo scenario più ostile ai mercati che guarderebbero con apprensione ai rapporti con l’Unione europea e all’approvazione delle nuove misure.

    “A meno che la Commissione UE non sia disposta a fornire un margine di manovra fiscale significativo, riteniamo che vi sia un rischio non trascurabile di scontro tra l’Italia e Bruxelles, che potrebbe comportare l’applicazione della procedura per disavanzo eccessivo”.

La crisi di governo, secondo i mercati, dovrebbe risolversi pacificamente con la nascita di una grande coalizione. Per capire in che direzione sceglieranno di muoversi le parti in causa, però, bisognerà attendere almeno domani.

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