Pubblicato in: Demografia, Unione Europea

Italia. Il suicidio dei quarantenni. Non vedranno mai la pensione.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-13.

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Il problema demografico è stato drammaticamente sottovalutato in passato per motivi ideologici.

Ma adesso inizia a far sentire il suo peso stritolante.

Se ci sarebbero moltissime argomentazioni da produrre, qui si vorrebbe ricordare un solo fatto, che dovrebbe dare molto da pensare.

Il sistema pensionistico italiano si basa sul distribuire sotto forma di pensione e/o sussidio agli aventi diritto del denaro raccolto dai contributi versati da quanti lavorino regolarmente.

Dovrebbe essere ben chiaro come il bilancio dell’Inps dipenda sia dal numero dei lavoratori che versano contributi, sia dall’entità dei contributi medesimi. Diminuendo la numerosità della fascia di persone al lavoro, diminuiscono le entrate dell’Inps: lo stato cerca di ripianare il deficit, ma non è detto che possa far ciò in eterno.

Non solo.

La disoccupazione giovanile sfiora il trenta per cento e, quasi di norma, il lavoro dei nuovi assunti è remunerato ben poco.

1,500 euro al mese sono già uno stipendio a tutt’oggi decisamente buono. Ma questo lavoratore versa in termini mediani 200 euro al mese di contributi. Servono quindi almeno cinque lavoratori per generare il cash per poter pagare una pensione di 1,000 al mese. Ma con una popolazione attuale sotto i cinque anni di 3,047,000 giovani, tra venti anni ci sarà circa un lavoratore per ogni pensionato. Ma questo lavoratore non potrà certo versare 1,000 euro al mese di contributi.

Di conseguenza, la possibilità che l’Inps cessi l’erogazione delle pensioni più che una probabilità è una certezza.

Gli attuali quarantenni hanno deciso di non proliferare, ma senza aver fatto figli sarà del tutto utopistico che tra venti anni se ne possano andare in pensione: non ci saranno i numeri per poterli mantenere.

* * *

Sia ben chiaro che nessuno intende negare il suicidio a quanti lo desiderino, ma questa modalità sarà davvero tormentosa per loro e per tutta l’Italia.

Nota.

Irlanda 8,3, Islanda 7,7, Gran Bretagna 7,3, Svezia 7,2, Francia 7, Albania 6,9, Belgio 6,7, Cipro 6,6, Estonia 6,5, Lussemburgo 6,5, Lettonia 6,4, Slovacchia 6,4, Lituania 6,3, Rep. Ceca 6,3, Danimarca 6,3, Finlandia 6,3, Olanda 6,2, Slovenia 6,2, Media Ue 6,1, Svizzera 6,1, Polonia 6, Romania 5,9, Malta 5,9, Austria 5,8, Spagna 5,6, Bulgaria 5,6, Croazia 5,6, Ungheria 5,6, Grecia 5,4, Portogallo 5,1, Italia 5.


I bambini con meno di 5 anni sono solo il 5%

Ultimi in Europa. Sono 3 milioni e 47mila. E i centenari sono destinati ad aumentare

Il dato è noto: l’Italia è il Paese europeo più vecchio con Genova che ha la palma di città più vecchia d’Europa. Ma fa impressione guardare i dati.

Quanti bambini sotto i 5 anni

Quelli del grafico sopra mostra la percentuale sul totale della popolazione dei bambini che hanno meno di 5 anni. Per trovare l’Italia bisogna scorrere con lo sguardo fino all’estremità destra del grafico: ultimi con appena il 5% di bambini sotto i 5 anni rispetto alla popolazione residente.

Male anche se si considerano le cifre in valore assoluto: i bambini italiani con un’età inferiore ai 5 anni sono 3 milioni e 47mila. Tra i grandi Paesi europei superiamo la Spagna ma restiamo dietro alla Francia, per esempio, che ha più o meno la stessa popolazione residente dell’Italia; la Francia ha 4,7 milioni di bambini, la Germania (che ha più residenti di noi, però) ne ha 4,4 e la Gran Bretagna ne ha 4,8.

I centenari aumenteranno

Con il 5% di popolazione residente con meno di 5 anni l’Italia è battuta da Paesi dove la natalità è tradizionalmente molto bassa, tra i quali la stessa Germania, dove la percentuale sale al 5,4%. Ma per dare un’idea del problema, occorre citare anche i dati delle persone molto anziane che vivono in Italia: i centenari. Attualmente i centenari italiani sono “solo” 15mila, ma sono destinati a salire in maniera rapidissima quando diventeranno centenari le persone che sono nate dopo la prima guerra mondiale. Quelli attuali, infatti, sono quelli che sono nati durante il conflitto, un periodo durante il quale la natalità è stata particolarmente bassa. Il combinato disposto di: pochi bambini e anziani destinati a crescere è alla base della bomba demografica che scoppierà nei prossimi anni.

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