Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Energie Alternative

Sardegna. Piano energetico. I sardi abiteranno le caverne vestiti di pelli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-12.

Nilus 001

«Rinviato a settembre il tavolo al ministero dello Sviluppo per definire la data di spegnimento delle centrali»

«Per affrontare la questione decarbonizzazione e definire la data del Phase out dal carbone, ossia lo spegnimento delle centrali sarde, ci si dovrà rivedere al ministero dello Sviluppo economico dopo le vacanze estive»

«non si possono determinare né i tempi autorizzativi e quelli di realizzazione delle opere inserite nel Pniec Piano nazionale integrato energia e clima del 2018»

«Rinvio considerato quasi come un passo avanti per scongiurare il rischio black out energetico dell’isola del 2025»

«Dall’incontro emerge un fatto positivo che non si è dato come punto fermo il 2025 per la decarbonizzazione, a differenza degli altri tavoli tecnici che hanno definito che la decarbonizzazione si può compiere»

«Anche perché allo spegnimento delle centrali a carbone o a combustibile fossile e che oggi assicurano all’isola più del sessanta per cento di energia, dovrà corrispondere un approvvigionamento alternativo»

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Tecnici ministeriali ed ecologisti alla fine otterranno il Premio Nobel per l’economia. Hanno fatto una scoperta grandiosa:

«allo spegnimento delle centrali a carbone …. dovrà corrispondere un approvvigionamento alternativo»

Peccato che nella foga di stabilire a fine agosto lo spegnimento delle centrali elettriche alimentate a carbone, che forniscono circa il sessanta per cento del fabbisogno, nessuno abbia pensato a costruire centrali elettriche alternative.

In fondo, basterebbero circa una novantina di miliardi, e tutti sanno che l’Italia sta navigando nell’oro.

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Come alternativa, i sardi saranno ecologicamente puliti, abiteranno le caverne vestendosi di pelli.

Non accenderanno fuochi per non inquinare e non mangeranno carne perché gli animali inquinano.

Ecco risulto il problema sardo.


Sole 24 Ore. 2019-08-07. La Sardegna rischia black out energetico, stallo sulla decarbonizzazione

Rinviato a settembre il tavolo al ministero dello Sviluppo per definire la data di spegnimento delle centrali

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Tutto rinviato a settembre. Per affrontare la questione decarbonizzazione e definire la data del Phase out dal carbone, ossia lo spegnimento delle centrali sarde, ci si dovrà rivedere al ministero dello Sviluppo economico dopo le vacanze estive. La situazione che riguarda la Sardegna è complessa e ha bisogno di approfondimenti che riguardano sia i processi autorizzativi sia le opere da costruire. È quanto emerso nel corso dell’incontro del 30 luglio, annunciato i giorni scorsi e a cui hanno partecipato istituzioni, aziende e organizzazioni sindacali (ma non la Confindustria della Sardegna).

La complessità della questione sarda

«Si è stabilita la complessità del caso sardo – chiarisce Francesco Garau, segretario regionale Filctem – dovuta al fatto che non si possono determinare né i tempi autorizzativi e quelli di realizzazione delle opere inserite nel Pniec Piano nazionale integrato energia e clima del 2018». Motivo per cui, alla fine dell’incontro il direttore del Mise, l’ingegner Gilberto Dialuce, ha annunciato che la questione sarà affrontata nel corso di un nuovo incontro da convocare a settembre. Rinvio considerato quasi come un passo avanti per scongiurare il rischio black out energetico dell’isola del 2025. «Dall’incontro emerge un fatto positivo – prosegue Garau – che non si è dato come punto fermo il 2025 per la decarbonizzazione, a differenza degli altri tavoli tecnici che hanno definito che la decarbonizzazione si può compiere». Anche perché allo spegnimento delle centrali a carbone o a combustibile fossile e che oggi assicurano all’isola più del sessanta per cento di energia, dovrà corrispondere un approvvigionamento alternativo. Che non comprende solamente l’energia elettrica ma anche quella termica, necessaria per il riavvio di impianti industriali. Proprio a questo aspetto sono legati gli investimenti che spaziano dalla metallurgia (che solo nel polo industriale di Portovesme valgono più di trecento milioni di euro) a alle ceramiche tra il Medio Campidano e la Sardegna centrale continuando con la piccola manifattura. Assente perché non invitata Confindustria Sardegna che ha affidato la sua protesta a una lettera inviata al ministro dello Sviluppo economico Di Maio, al presidente della Regione Christian Solinas e all’assessore dell’Industria. «La rappresentanza del sistema confindustriale della Sardegna è infatti direttamente interessata e coinvolta con le proprie imprese ed attività alle tematiche riguardanti la disponibilità, efficienza e costi dell’energia, le reti di trasmissione energetica, la riconversione dei siti industriali, la realizzazione del progetto di metanizzazione, gli investimenti produttivi programmati con la relativa ricaduta economica ed occupazionale – si legge nella lettera degli industriali -. Nella nota è stato pertanto richiesto con decisione, considerata la partecipazione al tavolo anche dei Comuni, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle associazioni ambientaliste, che il Ministero e la Regione Sardegna non escludano impropriamente dal confronto Confindustria Sardegna, imprescindibile e centrale per contribuire alla costruzione di un percorso sostenibile e partecipato di sviluppo della Sardegna».

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