Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Se si votasse oggi, questa sarebbe la previsione.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-08-09.

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Premettiamo immediatamente come i numeri siano una cosa del tutto differente dalla volontà politica.

La prospezione su Forza Italia non tiene conto della secessione di Toti.

Ci si ricordi sempre che si vota con il Rosatellum.

«La crisi c’è, si vede e si sente ma i protagonisti del teatro giallo verde non la pronunciano mai. La sussurrano come ha fatto ieri Salvini dal palco di Sabaudia: “Non mi uscirà mai una parola negativa su Di Maio o Conte, ma qualcosa si è rotto negli ultimi mesi”. Quel qualcosa è sotto gli occhi di tutti. Lega e Movimento 5 Stelle non sono d’accordo su nulla. Hanno idee completamente diverse sull’impostazione della legge di bilancio, sulla giustizia, sui rapporti con l’Europa. L’elenco delle differenze, come ben sappiamo, è lunghissimo. È stancante pure ripeterlo ogni volta.

Ieri si è stati ad un passo dallo strappo definitivo con il Movimento 5 Stelle che si è visto bocciare la sua mozione No Tav e il suo alleato di governo, la Lega, votare a favore di quelle presentate dalle opposizioni. Un cortocircuito politico che in altri tempi avrebbe spalancato le porte ad una crisi di governo conclamata e sotto gli occhi di tutti. Ma alla fine si è preferita la strategia del silenzio. Nessuna parola dal premier Conte, nessuna da Di Maio. E così a prendere la scena sono state le voci. Quelle che parlavano di un messaggio di Salvini ai suoi parlamentari in cui li avvertiva di “non allontanarsi per le ferie”. Oppure quelle di un Salvini che, a colloquio con Conte, avrebbe chiesto la testa dei ministri Trenta, Costa e Toninelli, tutti in quota Cinque Stelle. E infine quelle di un ritorno alle urne ad ottobre con consultazione ferragostane, un’eventualità più unica e che rara.» [Tecnè]

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