Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Carola Rackete. La procura ricorre contro la scarcerazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-24.

Dzeržinskij Feliks Ėdmundovič, Presidente della Čeka.

Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, Presidente della Čeka. Fondatore del Gulag.


«La Gip Alessandra Vella smentita dalla procura di Agrigento che presenta ricorso alla Corte Suprema contro la scarcerazione di Carola Rackete»

«La scarcerazione di Carola Rackete per mezzo dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Alessandra Vella sembrerebbe non avere fondamento giuridico e si baserebbe su interpretazioni o letture sbagliate di sentenze oltre che sulle sole dichiarazioni della stessa capitana»

«Il ricorso in Cassazione della procura di Agrigento mette in dubbio l’ordinanza del 2 luglio, che ha rimesso in libertà la Rackete permettendole di tornare in Germania»

«L’impostazione offerta dal Gip sembra banalizzare gli interessi giuridici coinvolti nella vicenda e non appare condivisibile la valutazione semplicistica»

«Si ritiene che (…) il Gip nel pronunciarsi sulla legittimità dell’arresto di Carola abbia travalicato i limiti di approfondimento attenenti a tale fase procedendo a un’autonoma valutazione dei dati in suo possesso e pervenendo a un giudizio sostanziale della gravità indiziaria»

«Un errore sembrerebbe esser stato anche non avere considerato “nave da guerra”, la motovedetta della Guardia di finanza entrata in collisione con la Sea Watch 3 , “È di tutta evidenza – scrive la procura di Agrigento – che l’affermazione del Gip sia stato frutto di autonoma interpretazione che non trova alcun appiglio nella sentenza della Corte costituzionale” – e aggiungono – “Al contrario si precisa che la giurisprudenza in più casi ha qualificato le motovedette della Guardia di finanza come “navi da guerra”»

«il Gip ha affrontato tutta una serie di valutazioni in ordine alla condotta di Rackete fondando per buona parte le proprie argomentazioni sulle dichiarazioni dell’indagata»

«la conclusione a cui è pervenuto il Gip si ritiene contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata»

* * * * * * *

Adesso è stata chiamata a pronunciarsi la Suprema Corte.

Una unica quanto amara constatazione.

La giudice Alessandra Vella ha emesso sentenza non sulla base delle leggi e delle procedure vigenti, bensì in accordo alla propria ideologia politica e sociale.

Se questo è fatto notevolmente grave di per sé, ancor di più lo è perché la decisione di una giudice ha interferito con la politica nazionale.

I magistrati invocano con troppa frequenza la divisione dei poteri, ma poi non si peritando di usare il loro alto ufficio proprio per fare politica e, quel che peggio, partitica secondo convenienza di stranieri.

I signori magistrati desiderano essere considerati persone rispettabili?

Bene: si comportino allora di conseguenza.


Affari Italiani. 2019-07-24. “Un errore aver liberato Carola”. La procura di Agrigento sconfessa la Vella

La Gip Alessandra Vella smentita dalla procura di Agrigento che presenta ricorso alla Corte Suprema contro la scarcerazione di Carola Rackete.

La scarcerazione di Carola Rackete per mezzo dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Alessandra Vella sembrerebbe non avere fondamento giuridico e si baserebbe su interpretazioni o letture sbagliate di sentenze oltre che sulle sole dichiarazioni della stessa capitana. Il ricorso in Cassazione della procura di Agrigento mette in dubbio l’ordinanza del 2 luglio, che ha rimesso in libertà la Rackete permettendole di tornare in Germania. E chiede alla Corte Suprema di annullarla perché risulterebbe “viziata per violazione di legge”.

Secondo quanto riporta il Giornale, in base al ricorso presentato da Agrigento, “L’impostazione offerta dal Gip sembra banalizzare gli interessi giuridici coinvolti nella vicenda e non appare condivisibile la valutazione semplicistica”. A pagina 3 il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio e il sostituto Gloria Andreoli, scrivono ancora “Si ritiene che (…) il Gip nel pronunciarsi sulla legittimità dell’arresto di Carola abbia travalicato i limiti di approfondimento attenenti a tale fase procedendo a un’autonoma valutazione dei dati in suo possesso e pervenendo a un giudizio sostanziale della gravità indiziaria”.

Un giudizio che pare travalicherebbe le competenze del giudice. Un errore sembrerebbe esser stato anche non avere considerato “nave da guerra”, la motovedetta della Guardia di finanza entrata in collisione con la Sea Watch 3 , “È di tutta evidenza – scrive la procura di Agrigento – che l’affermazione del Gip sia stato frutto di autonoma interpretazione che non trova alcun appiglio nella sentenza della Corte costituzionale” – e aggiungono – “Al contrario si precisa che la giurisprudenza in più casi ha qualificato le motovedette della Guardia di finanza come “navi da guerra”.

Dalla pagina 8 poi si affronta la questione del «dovere di soccorso e assistenza ai naufraghi», che ha permesso a Carola Rackete di forzare l’alt: “il Gip ha affrontato tutta una serie di valutazioni in ordine alla condotta di Rackete fondando per buona parte le proprie argomentazioni sulle dichiarazioni dell’indagata”. I procuratori inoltre, ribadiscono che davanti a Lampedusa “i migranti non erano più esposti a un pericolo imminente per la loro vita e incolumità”. In definitiva “la conclusione a cui è pervenuto il Gip si ritiene contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata”.

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