Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Giudice Riccardo Fuzio se ne va. Primo di una lunga lista.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-04.

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Primo di una lunga serie, il giudice Riccardo Fuzio se ne va: ha chiesto la pensione anticipata.

Ma l’aspetto farsesco è questo:

«contestualmente si aprirà il concorso per la successione, in modo da garantirne la nomina in tempi rapidi.»

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La cupola mafiosa si sarebbe già riunita per decidere chi fargli subentrare.

Ci sono tanti picciotti in lista.

Sarebbe intollerabile che vincesse uno dei pochissimi giudici onesti.


Corriere. 2019-07-04. Il pg Riccardo Fuzio lascia l’incarico

Il procuratore generale della Corte di cassazione Riccardo Fuzio lascia il suo incarico. Formalmente non si tratta di dimissioni, ma di richiesta di pensionamento anticipata: collocamento a riposo dal 20 novembre, comunicato poco fa al comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura, di cui il pg fa parte. La decisione è stata presa oggi pomeriggio, dopo un incontro tra lo stesso Fuzio e il Capo dello Stato Sergio Mattarella, che è anche presidente del Csm. Ora sarà avviata la pratica per ufficializzare il pensionamento del magistrato, e contestualmente si aprirà il concorso per la successione, in modo da garantirne la nomina in tempi rapidi. L’uscita di scena di Fuzio è legata alla diffusione del contenuto del colloquio che il pg ebbe il 21 maggio scorso con l’amico e collega Luca Palamara, indagato per corruzione dalla Procura di Perugia. In quell’incontro serale, cercato dallo stesso Palamara che attese Fuzio sotto casa, il pg (titolare dell’azione disciplinari nei confronti delle toghe) confermò l’arrivo della comunicazione dell’inchiesta all’organo di autogoverno dei giudici, rivelando alcuni particolari sugli elementi contestati. I due discussero a lungo anche della partita in corso al Csm per la nomina del nuovo procuratore di Roma. L’Associazione nazionale magistrati ha subito chiesto le dimissioni di Fuzio, come la sua corrente, Unità per la costituzione. Dopo avere cercato di spiegare di non aver violato alcuna norma penale né deontologica, anche attraverso una lunga lettera inviata ai colleghi del suo ufficio, il pg s’è reso conto di non poter resistere alle pressioni di chi invocava una decisione che restituisse credibilità all’istituzione. E pur continuando a rivendicare la correttezza del proprio comportamento, ha evidentemente ritento di non poter continuare a svolgere con serenità il ruolo di primo rappresentante della magistratura inquirente e requirente, quella che sostiene l’accusa. Il presidente della Repubblica ha ringraziato Fuzio e apprezzato la scelta di anteporre gli interessi istituzionali a quelli personali, compiuta a salvaguardia dell’immagine della magistratura italiana.

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