Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Palamara santo subito. Sarebbe più candido di san Luigi Gonzaga.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-03.

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Figlio primogenito di Ferrante Gonzaga, primo marchese di Castiglione delle Stiviere e di Marta Tana di Chieri, nacque nel castello di famiglia di Castiglione.

Studiò lettere, scienze e filosofia, lesse testi spirituali e relazioni missionarie, pregò e maturò la sua decisione di farsi gesuita e nonostante l’opposizione del padre inizialmente contrario (lo inviò in varie corti, sperando che la vita brillante lo facesse desistere dal suo proposito).

È il santo della castità e della penitenza.

Ciò che fa specie è che la famiglia Gonzaga non solo era la quintessenza del libertinaggio, ma eccelleva anche in tutte quelle sordide pratiche che all’epoca facevano eccellere in politica. Un ambientino che te lo raccomando.

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Passano i secoli ed ecco che si ripete il miracolo inaudito!

In quel covo di vipere assatanate che è il Consiglio Superiore della Magistratura, piazza mercato di gran fama nel mercimonio di promozioni e cariche, ove i giudici sono politicizzati meglio che all’epoca dei Soviet, ove le sentenze si vendono e si comprano a prezzi di listino, purché si sia incardinati nel partito fino a poco tempo fa egemone, ebbene, in questa Sodoma e Gomorra vi è penetrato chissà come un etereo essere perfetto: il giudice Palamara.

Al petrografico lo usano come standard di purezza adamantina.

Invidiosi, tutti riversano su di lui oscene calunnie, accusandolo come il Cristo nel Sinedrio.

Ma nella sua mite umiltà, il giudice Palamara ha depositato la sua nota difensiva, dal quale emergono le sue virtù eroiche.

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Il giudice Palamara ha depositato la sua nota difensiva, dalla quale emerge la sua adamantina purezza e le virtù eroiche che ha esercitato, resistendo a tutte le tentazioni alle quali gli altri magistrati hanno invece accondisceso.

Santo subito!

È il grido che rintrona in tutte le logge: è l’urlo che si leva da via Sant’Andrea delle Fratte!

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Adnk. 2019-07-03. Caos procure, Palamara si difende

“Voglio rivolgere le mie scuse più̀ sincere e profonde al Presidente della Repubblica, nella sua qualità̀ di garante supremo dell’autonomia e della indipendenza della intera magistratura”. Lo afferma Luca Palamara nella memoria difensiva presentata alla sezione disciplinare del Csm chiamato a decidere la sua sospensione dalle funzioni e dallo stipendio in seguito alla bufera esplosa sulle Procure che ha investito lo stesso Consiglio superiore della magistratura. “Mai avrei potuto immaginare che parole pronunciate, in momenti intimi e reconditi della mia vita privata, e quindi nella più̀ assoluta libertà̀, potessero poi diventare di dominio pubblico, considerato che si trattava della utilizzazione di una ‘lingua sporca’ con il frequente ricorso a termini e locuzioni enfatizzanti uno stato d’animo genuino e allo stesso tempo semplificanti le tematiche affrontate”, afferma Palamara.

“Da queste espressioni voglio prendere le distanze avendo sempre ispirato la mia vita alla correttezza del linguaggio utilizzato, all’equilibrio ma soprattutto al rispetto profondo dei principi dell’onestà̀ e dell’osservanza alle leggi. Il discredito – sottolinea l’ex presidente dell’Anm – che è̀ derivato da alcuni passaggi di queste conversazioni, riportate parzialmente dalla stampa contro ogni mia volontà̀, mi rammarica profondamente. Per queste ragioni – dice Palamara – voglio oggi in questa sede rivolgere le mie scuse più̀ sincere e profonde al Presidente della Repubblica, nella sua qualità̀ di garante supremo dell’autonomia e della indipendenza della intera magistratura”.

“MAI BARATTATO MIA FUNZIONE” – “Non ho mai barattato la mia funzione. Mai ho ricevuto soldi, mai ho ricevuto regali – afferma ancora Palamara -. Non posso rinnegare però un rapporto di amicizia con Centofanti ben risalente ai fatti oggetto di contestazione e maturato anche con frequentazioni istituzionali. Mai ho avuto a che fare con il gruppo Amara – continua – e mai avrei danneggiato un collega, Marco Bisogni, che peraltro conosco dai tempi dell’uditorato a Roma, per soddisfare le esigenze di qualcuno. Mai ho ricevuto la somma di 40.000 euro per aiutare Longo come Procuratore di Gela – sottolinea l’ex presidente dell’Anm – circostanza peraltro smentita nello stesso decreto di perquisizione e dalle stesse dichiarazioni di Longo che assume di aver capito delle millanterie del Calafiore”.

“HO FATTO PARTE DI UN SISTEMA” – “Ho fatto parte di questo sistema condividendone pregi unitamente alla piena consapevolezza dei difetti, dell’esistenza dei quali pero non posso assumermi da solo tutte le responsabilità”, afferma Palamara nella memoria. “Nella consiliatura dal 2014 al 2018, rivendico però con orgoglio di aver contribuito alla nomina di importanti e valorosi magistrati negli uffici giudiziari più̀ importanti del Paese. Errori sicuramente ne sono stati commessi – sottolinea l’ex presidente dell’Anm -. Su questo ha sicuramente inciso la sfrenata corsa al carrierismo conseguente all’abolizione del criterio della anzianità̀ e all’abbassamento dell’età pensionabile a 70 anni nonché́ la gerarchizzazione degli uffici requirenti che ha aumentato ruolo e poteri del Procuratore della Repubblica anche nel rapporto con la Polizia Giudiziaria”.

IL CASO PROCURA DI ROMA – “Nella richiesta di sospensione del Ministro si afferma che avrei ‘illecitamente interferito nella nomina del Procuratore di Roma’. E’ una contestazione che mi addolora profondamente”, afferma Palamara. “Io mi protesto formalmente estraneo a qualsiasi forma di interferenza poiché́ altrimenti – sottolinea l’ex presidente dell’Anm – dovrei essere accusato di averlo fatto anche per la nomina dei più̀ importanti uffici giudiziari del nostro Paese”.

“MAI MESSO IN DISCUSSIONE CSM” – “E’ vero – aggiunge ancora il pm – ho partecipato a cene e a incontri in occasione delle nomine ed anche in occasione della futura ed imminente nomina del Procuratore di Roma. Ma l’autonomia della scelta del Csm mai e poi mai l’avrei messa in discussione”. “Mi viene contestato che questi momenti sono stati occasioni ‘per pianificare le strategie e per ledere le prerogative dei singoli consiglieri’. Per me invece sono stati da sempre, cioè dal 2007, solo momenti di libera espressione di idee e di opinioni – continua Palamara- che tali sarebbero rimaste, e che in alcun modo avrebbero potuto ledere l’autonomia del plenum unico organo sovrano ad effettuare le scelte”.

“MAI DOSSIER SU IELO” – “Non ho mai costruito dossier su Paolo Ielo e mai lo avrei fatto”, afferma il pm nella memoria. “Su questo punto la mia difesa è in grado di dimostrare che tanto la questione dell’esposto, presentato autonomamente dal dott. Fava, quanto la cosiddetta ‘vicenda Condotte’ si riferiscono, con tutta evidenza, a fatti diversi e temporalmente distanti di un anno rispetto all’indagine che la Procura di Perugia conduce sul sottoscritto” aggiunge l’ex presidente dell’Anm.

DIFESA RICUSA DAVIGO – La difesa del pm romano ha presentato istanza chiedendo di ricusare anche Pier Camillo Davigo oltre che per Sebastiano Ardita, entrambi membri del collegio disciplinare chiamato a giudicare l’ex presidente dell’Anm. L’udienza di oggi è stata aggiornata al 9 luglio. “Non siamo entrati nel merito della questione ma abbiamo affrontato soltanto le questioni preliminari” hanno detto i difensori di Palamara, Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti e Roberto Rampioni uscendo dalla sede del Csm.

BONAFEDE VAGLIA CASO FUZIO – Il ministro della Giustizia in queste ore, a quanto si apprende da fonti di via Arenula, sta vagliando attentamente la situazione che vede coinvolto il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio. A chi ha potuto sentirlo, Bonafede, completamente immerso nei lavori sulla riforma del Csm, ha rappresentato una grande preoccupazione rispetto alla delicatezza istituzionale della vicenda. Per tale ragione, il ministro avrebbe chiesto agli uffici di analizzare la questione sotto tutti i profili.

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