Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Timmermans. Da sette a dieci capi di stato non lo vogliono.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-07-01.

Umiliazione 001

«Among the EU leaders that have reportedly objected to Timmermans are Poland, Hungary, Czech Republic, Croatia, Slovakia and Ireland.»


Problema semplice da enunciarsi e difficile da essere risolto.

– gli Spitzenkandidaten, Weber e Tittermans, sono quelli proposti dai gruppi parlamentari prima delle elezioni, ma sia il Ppe sia S&D sono usciti dalla tornata elettorale sonoramente battuti, avendo perso una quarantina di deputati ciascuno. I vinti non possono dettar legge ai vincitori.

– È variata anche la composizione del Consiglio Europeo, ossia l’organo che nomina Presidente e membri della Commissione. Ma per procedere alla nomina servono:

«- if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population»

– Ppe ed S&D si sono e si stanno contrapponendo violentemente: nessuno dei due ha la forza di imporsi, ma ritiene abbastanza potere da impedire l’elezione dell’altro.

– Questi sono i momenti nei quali si raccoglie ciò che si è seminato.

«Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job. But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group. All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.»

«The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.»

«The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.»

«French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process»

«Nationalists also made gains.»

«But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.»

«EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.»

«Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.»

* * * * * * *

Per cinque lunghi anni Ppe ed S&D, ed i relativi governi nazionali, hanno perseguitato i paesi dell’ex est europeo e, nell’ultimo anno, anche Italia e Grecia: continuare dopo le elezioni con la stessa identica prosopopea conduce solo allo stallo. Nei fatti, i voti degli identitari populisti fanno gola a tutti, ma sarebbe troppo pretendere che votino un loro aguzzino.

Come può andare a piatire il voto colui che aveva definito gli identitari sovranisti con l’epiteto di ‘lebbrosi‘ e ‘nemici mortali‘?

Non solo.

Nel Consiglio Europeo i budget devono essere approvati alla unanimità: quello è uno dei momenti nei quali anche i paesi piccoli contano.

*

Alla fine sarà indifferente il nome prescelto: conteranno gli accordi stilati.

Nota.

Gli allibratori di Londra danno vincente Mrs Lagarde.


Ansa. 2019-07-01. Ue: stallo sulle nomine. Tra sette e dieci i Paesi non d’accordo su Timmermans

I lavori del vertice europeo a 28 con la colazione di lavoro, sono ripresi in ritardo perché la cancelliera Angela Merkel subito prima si è riunita con gli altri leader del Ppe per cercare di accrescere il margine di consensi sui nomi del pacchetto che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk presenta nella seduta plenaria. Trovare un’intesa non sarà cosa facile, spiegano fonti europee, che allo stesso tempo evidenziano come il nome dell’olandese Frans Timmermans sia, tra quelli degli Spitzenkandidaten, il più gettonato. Non è escluso che nel corso della mattinata si arrivi alla conta. Inoltre, spiegano le fonti, tecnicamente le consultazioni potrebbero continuare per tutta la giornata.
L’accordo sul pacchetto delle nomine per i posti chiave delle istituzioni europee è ancora “molto complicato”, secondo quanto spiegano fonti diplomatiche europee. La candidatura di Frans Timmermans per la Commissione europea resta sul tavolo dei leader, anche se sono ancora tra i sette ed i dieci, i capi di stato e di governo contrari, con pochi spostamenti rispetto alle posizioni espresse già ieri sera all’inizio del summit.

“Il criterio dello Spitzenkandidat sta incontrando difficoltà. Mi sembra un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Così risponde il premier Giuseppe Conte a chi gli chiede del nome di Frans Timmermans per la Commissione Ue. “L’Italia è molto aperta al dialogo: l’ho detto dall’inizio. Ma per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat, non può essere la sola soluzione”, ripete in inglese. “Non vogliamo vincolarci a un unico criterio. Dobbiamo essere flessibili nella scelta del candidato giusto”.

“La verità è che non c’è un patto di Osaka: è un fraintendimento. Perché è stato deciso il giorno prima di Osaka”. Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con riferimento al pacchetto di nomi per la guida delle istituzioni europee, che – secondo le ricostruzioni – sarebbe emerso dal G20 di Osaka, in Giappone, come frutto di un’intesa tra i leader europei di Germania, Francia, Olanda e Spagna. Il pacchetto vedeva il nome di Frans Timmermans per la Commissione, di Manfred Weber per il Parlamento e di un francese per la Bce.

LE PAROLE DEL PREMIER CONTE AL SUO ARRIVO A BRUXELLES

Dopo sette estenuanti ore di negoziato i leader popolari, dopo averlo accolto inizialmente con estrema freddezza, stanno convergendo sull’accordo raggiunto ad Osaka dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ed i premier olandese e spagnolo Mark Rutte e Pedro Sanchez, che prevede l’arrivo di Frans Timmermans sulla poltrona della presidenza della Commissione europea e Manfred Weber su quella dell’Eurocamera, per i prossimi cinque anni. Gli incontri bilaterali proseguono nella notte con l’obiettivo di consolidare la possibile intesa. E restano comunque ancora da riempire, le caselle dell’Alto rappresentante e del vertice del Consiglio, che sulla base del rispetto dell’equilibrio geografico e di genere, dovrebbero tingersi entrambe di rosa. Ma a dare il segnale dell’evoluzione, è stato un video girato intorno a mezzanotte dal premier bulgaro Boyko Borissov, che alla sospensione dei lavori del summit ha lasciato la sede del Consiglio europeo per incontrare Timmermans nella sede della sua rappresentanza permanente. “Sta emergendo un compromesso” ha detto a Timmermans, prima che la clip si interrompesse. Nel frattempo fonti diplomatiche hanno segnalato una progressiva retromarcia dei leader del Ppe, che entrati al vertice con una posizione in netto contrasto con quella di Merkel e infastiditi dalla mossa della cancelliera – dopo aver fatto la voce grossa esprimendo tutto il loro dissenso – hanno deciso di allinearsi alla posizione della tedesca. Strenui oppositori continuano invece ad essere i capi di stato e di governo dei Paesi Visegrad, con Polonia e Ungheria in testa, e Viktor Orban che ha definito la scelta di Timmermans come “il più grande errore della storia”. Ma i quattro, da soli, non raggiungono il peso specifico necessario per poterla bloccare. Tra l’altro, la premier britannica Theresa May ha fatto sapere, che nel caso di un voto, starà dalla parte della maggioranza.

*


Adnk. 2019-07-01. Ue, “accordo complicato”

Continuano, mentre a Bruxelles si è fatto giorno, le consultazioni in bilaterale del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk con i capi di Stato e di governo dell’Ue per tentare di trovare un accordo sulle nomine dei vertici delle istituzioni comunitarie. Dopo un primo giro di consultazioni durato oltre cinque ore, l’ultima delle quali con la premier britannica Theresa May, Tusk ha ripreso le consultazioni per un secondo giro. I lavori del Consiglio Europeo, tra plenaria, bilaterali e riunioni in vari formati, si protraggono ininterrottamente dalle 18 di ieri. Frans Timmermans è tuttora sul tavolo dei leader come candidato alla presidenza della Commissione, sostenuto da vari Paesi perché ritenuto in grado di ottenere “consenso”. Le posizioni dei leader Ue non sarebbero variate molto nel corso della notte, malgrado i molteplici incontri. “Ora vediamo come andrà la riunione”, spiegano fonti diplomatiche, mentre il Consiglio Europeo è in corso da oltre 14 ore. L’accordo sulle nomine, spiegano le fonti, “è complicato”, ma esiste, ricordano, “la possibilità” di avere un voto. Sarebbe, continua la fonte, “assai irresponsabile uscire da qui senza una decisione: il Parlamento si insedia domani, è la seconda volta che ci troviamo. Oggi è il giorno per trovare un accordo”. Quanto ai tempi, dopo oltre 14 ore di riunioni, “tecnicamente” i capi di Stato e di governo “possono andare avanti tutto il giorno”.

CONTE – Sul fronte italiano, dopo il veto leghista posto sul laburista olandese Frans Timmermans, il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere già ieri che l’Italia ne valuterà comunque la candidatura. Concetto ribadito anche questa mattina, quando è apparso improvvisamente nella sala stampa di palazzo Justus Lipsius: “Vedremo – ha spiegato il premier -. Però io dico che lo Spitzenkandidat non può essere l’unico criterio, quindi dobbiamo non legarci ad un criterio e solo alla logica delle affiliazioni politiche”. In ogni caso, Timmermans “non sembra che abbia un consenso unanime” tra i leader riuniti nel Consiglio Europeo, “il fatto è questo”. “Il criterio dello Spitzenkandidat – continua Conte – sta incontrando difficoltà. Mi sembra che sia un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. Ma se si votasse, Timmermans ce la farebbe? “E’ difficile da capire – risponde – non lo so se sarebbe sostenuto da una maggioranza”. E ancora: “L’Italia è aperta per un dialogo costruttivo, fin dall’inizio mi sono dichiarato molto aperto. Ma ho anche dichiarato che per me non c’è solo il criterio dello Spitzenkandidat. Per me non è l’unica soluzione”

“Dobbiamo tenere conto – ha continuato Conte – che stiamo scegliendo un presidente che dovrà guidare l’Europa per i prossimi cinque anni con una grande strategia e visione e quindi dobbiamo cercare di mantenerci flessibili nella scelta del candidato più giusto e che sicuramente raccolga il più ampio consenso”. Per Conte, “la logica del pacchetto è la migliore, perché consente di avere un equilibrio generale nella designazione delle varie posizioni. E’ quella auspicabile, però vediamo. No, adesso rientriamo. Ritorniamo in riunione, vediamo”.

Una cosa è certa, continua Conte alla domanda se Michel Barnier abbia possibilità di riuscire a diventare presidente della Commissione: “Non stiamo ancora lavorando per le alternative” alla soluzione proposta da Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi per le nomine Ue, con la Commissione ai Socialisti, il Consiglio ai Liberali, l’Alto Rappresentante e il presidente del Parlamento al Ppe. “Non c’è un nuovo pacchetto, al momento”.

Incerti i tempi per la nomina: per il premier italiano non è detto che la partita si chiuda oggi: “E’ una bella domanda ma è difficile dare una risposta. Vediamo. Non è da escludere che saremo costretti ad aggiornarci, vediamo”, spiega, aggiungendo: “Non c’è un pacchetto di Osaka, è un malinteso, perché è stato concordato il giorno prima. Non c’è un accordo di Osaka, questa è la verità”.

*


Bbc. 2019-07-01. EU summit: Leaders resume talks after disagreement over top jobs

EU leaders meeting in Brussels remain divided over who should get the EU’s top jobs, including a successor to Commission chief Jean-Claude Juncker.

Talks resumed over breakfast on Monday morning, after the member countries failed to reach agreement at the emergency summit convened on Sunday.

Summit chair Donald Tusk decided to have a break for bilateral talks.

Mr Tusk and some leaders are said to be proposing Dutch centre-left politician Frans Timmermans for the top job.

But the appointment faces stiff opposition from eastern European states and centre-right leaders from the EU’s biggest political group.

All of the EU’s top jobs are changing hands this year, following European-wide elections in May.

Tense differences have emerged over the successors for the key roles.

Why this political wrangling?

The choices for the EU’s top jobs have to take account of last month’s European elections and achieve an acceptable balance regarding large and small states, gender and geography.

Under the “Spitzenkandidat” procedure the EU adopted in 2014, leaders are supposed to take into account which party won the most seats in the European Parliament when deciding roles including the European Commission presidency.

The centre-right European People’s Party (EPP) got the most votes in the May elections, but it does not have a majority.

French President Emmanuel Macron is among those opposing their candidate, Germany’s Manfred Weber, and the “Spitzenkandidat” process.

The May elections also saw big gains for the liberals – including Mr Macron’s alliance – and Greens, so the long-established centre-right and centre-left blocs can no longer dominate EU business. Nationalists also made gains.

The Commission drafts EU laws, oversees national budgets, enforces EU treaties and negotiates international trade deals.

The rare Sunday summit was called because EU leaders failed on 20 June to agree on candidates for the Commission president’s job and other top posts: European Council president (to replace Donald Tusk); high representative for foreign policy (to replace Federica Mogherini); European Parliament president and European Central Bank president.

“The vast majority of EPP prime ministers don’t believe that we should give up the presidency quite so easily, without a fight,” Irish Taoiseach (prime minister) Leo Varadkar said on Sunday.

German Chancellor Angela Merkel has long backed Manfred Weber for the top job, pitting her against President Macron and other critics who argue he lacks the necessary experience, as he has never held a government post.

Arriving at the Brussels summit, Mrs Merkel said “it looks like the talks won’t be very easy”.

Mrs Merkel and Mr Macron are said to have hatched a compromise deal to support Mr Timmermans, as part of a balanced deal, on the sidelines of the G20 summit in Japan.

But politicians in Poland, Hungary and Romania dislike the way Mr Timmermans, a veteran of Brussels politics, has enforced the EU rule of law policy.

What about institutional tensions?

The top EU appointments – especially for Commission chief – sharpen not only national rivalries but also those between the European Council and the European Parliament, which is the only directly elected EU institution.

The “Spitzenkandidat” procedure was launched by the parliament in 2014, so keeping it is a matter of pride for MEPs.

But Mr Macron stressed the need to nominate two men and two women for the four key posts. The fifth – parliament president – is mainly in the hands of MEPs.

EU rules demand that the top appointments achieve a balance of geographical spread, big and small countries and gender.

Reuters news agency, quoting Brussels diplomats, says the plan backed by Mr Tusk would give Mr Weber the post of parliament president, and make Mr Timmermans – who has strong French and Spanish support – Commission president.

According to Bloomberg news, in that scenario Belgium’s liberal Prime Minister Charles Michel would succeed Mr Tusk as European Council president and the foreign policy post would go to Bulgaria’s Mariya Gabriel, a centre-right politician like Mr Weber.

Hungary’s government spokesman Zoltan Kovacs tweeted that appointing Mr Timmermans to the top EU job was “completely unacceptable”.

How are the posts decided and what do they do?

The EU treaties say the government leaders – the European Council – have to nominate a Commission president, then MEPs vote on that candidate.

The leaders have to take account of the EU election results when they decide. The choice is made by qualified majority – that is:

– if 72% of member states vote in favour (21 out of the 28)

– and those states represent at least 65% of the total EU population

The pressure is on, because the new parliament meets on 2 July, and at their 15-18 July session, MEPs are to vote on the nominee. The new Commission president is to take office on 1 November.

The European Council president is to be elected by the EU leaders by qualified majority, and should take office on 1 December. He/she chairs EU summits and steers the bloc’s broad strategy, while the Commission deals with the fine details.

The High Representative for foreign policy runs the EU External Action Service (EEAS), dealing with major challenges such as Iran’s nuclear programme, Kosovo and EU interventions in Africa.

A favourite to become ECB president, taking over from Mario Draghi, is Jens Weidmann, head of the German Bundesbank. The ECB had to calm markets during the eurozone crisis and manage Greece’s severe debt problems. The bank has enormous influence, given continuing concern about the euro.

The European Parliament president steers MEPs’ debates and their votes on most EU legislation.