Pubblicato in: Devoluzione socialismo

G20. Una frase da fare accapponare la pelle. Gran brutta bestia la superbia.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-30.

1483-1520__Raffaello__La_Scuola_di_Atene_Il Pensatore_

«Così rinvolto in questa viltà traggo il cervello di muffa, e sfogo la malignità di questa mia sorte, essendo contento mi calpesti per quella via, per vedere se la se ne vergognasse. Venuta la sera mi ritorno a casa, ed entro nel mio scrittojo; ed in sull’uscio mi spoglio quella veste contadina, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali, e rivestito con decentemente entro nelle antiche  corti degli antichi uomini, dove da loro ricevuto amorevolmente mi pasco di quel cibo che solum è mio, e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro.»

Questa maestosa frase del Machiavelli ci rincuora nel proseguire sulla via tracciata da Dante:

«Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza»

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Cerchiamo quindi di ragionare.

Chiariamo innanzitutto il significato di due vocaboli che useremo, secondo Treccani.

«Enunciato.

L’insieme delle frasi, premesse alla dimostrazione e costituenti insieme con questa il teorema, nelle quali si dichiara che cosa s’intende dimostrare (tesi) e sotto quali condizioni preliminari (ipotesi).

Nella logica, ogni proposizione di cui ha senso dire che è vera o che è falsa. In linguistica, sequenza di parole che forma un segmento reale di discorso (orale o scritto), prodotto in una determinata situazione di comunicazione e sufficiente a dare l’informazione richiesta.»

Il concetto qui riportato di ‘vero‘ altro non significa che ‘non contraddittorio‘. L’enunciato, che di norma usa l’indicativo presente, per essere vero non deve contraddire alcunché di empirico, deve essere la risultante di un discorso privo di contraddizioni interne, ed infine non deve contraddire precedenti enunciati.

Il principio di non contraddizione regna sovrano nella logica.

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Del tutto differente è il concetto insito nel termine ‘opinione’.

«Concetto che una o più persone si formano riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, quando, mancando un criterio di certezza assoluta per giudicare della loro natura (o delle loro cause, delle loro qualità, ecc.), si propone un’interpretazione personale che si ritiene esatta e a cui si dà perciò il proprio assenso»

L’enunciato è oggettivo, l’opinione è soggettiva.

«Ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria» è l’enunciato del terzo principio della dinamica.

«Mi piacciono più le ciliege delle pesche» è invece una opinione. Non lice generalizzarla ed assolutizzarla, mica a tutti piacciono più le ciliege delle pesche, né, tanto meno, questa è una legge universale.

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Si riporta il peccato, non il nome e cognome del peccatore.

«In our view, climate change will determine the destiny of mankind, so it is imperative that our generation makes the right choices»

“A nostro avviso, il cambiamento climatico determinerà il destino dell’umanità, quindi è imperativo che la nostra generazione faccia le scelte giuste”.

Non ci si faccia fuorviare dal fatto che questa frase inerisce il ‘clima‘: il problema è il flusso logico.

La frase inizia dicendo

«A nostro avviso»: questa è chiaramente la espressione con la quale prende inizio la esposizione di una opinione, del tutto soggettiva. Lecita, sia chiaro, ma pur sempre soggettiva.

«so»: è una congiunzione avente sinonimo “therefore“. È traducibile con il termine italiano di ‘quindi’, ‘dunque’, ‘perciò’, quello che i latini esprimevano con il termine ‘ergo’: ‘di conseguenza’, ‘ne deriva che’.

«it is imperative that». Il Collins riportaauthoritative manner‘. Ma ciò che sia mandatorio non può inerire il quantum soggettivo: è enunciato erga omnes. Questa espressione trova logica collocazione dopo un enunciato, non certo dopo una opinione.

Questo è un subdolo salto logico, una trappola per mascherare il tentativo di prevaricazione, di cercare di spacciare la propria opinione che se fosse verità assoluta. Il tentativo di imporre la propria volontà, come se fosse quella vera e giusta.

Come non farsi venire alla mente le parole che risuonavano settanta anni or sono?

«A mio parere gli Ebrei sono la rovina del mondo, quindi è giusto sterminarli».

Domandiamoci: mi mai si credeva d’essere colui che ha pronunciato codesta frase?

E chi mai si credono di essere coloro che ripetono lo steso ed identico errore logico?

Forse che non si sia visto do portano simili errori?

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Cerchiamo di fare in modo che non si rinnovino le brutture passate.

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