Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Mobilità elettorale mette in crisi la democrazia. M5S e Conservatori inglesi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-25.

Naufragio 001

Napoleone aveva brillantemente risolto il problema senza stare a farci sopra molti ragionamenti.

von Clusewitz aveva invece sistematizzato molti pensieri napoleonici.

«Il mezzo più sicuro per perdere ogni guerra è impegnarsi su due fronti.»

«La paura è diretta alla conservazione fisica, il coraggio alla conservazione morale»

«Nell’emozione del momento i sentimenti dominano gli uomini più fortemente dei pensieri.»

«Per quanto riguarda la deduzione degli effetti dalle cause si presenta spesso una difficoltà insormontabile: non si conoscono affatto le vere cause»

«Poiché il talento e il genio agiscono all’infuori delle leggi della teoria, si trasformano nell’antitesi della realtà»

«Spesso è assai difficile dire, nel caso concreto, dove termini la forza di carattere e cominci la testardaggine»

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Dopo decenni di immobilismo, l’Elettorato mondiale e quello europeo in particolare hanno dimostrato una sbalorditiva mobilità: nessuna formazione politica può ora cullarsi sugli allori di una grande vittoria elettorale. L’Elettorato non è più una fauna stanziale.

Ben poche persone avevano previsto un partito socialista francese crollare al6%, una socialdemocrazia tedesca crollare all’11%, una Cdu precipitare al 18%, una partito democratico italiano scendere a minimi storici, avendo perso elezioni politiche, regionali ed amministrative in poco più di un anno. Nel Regno Unito il Brexit Party è nato con la velocità di un fungo prataiolo. M5S ha ottenuto un trionfo alle elezioni politiche del 4 marzo, per dimezzarsi in un solo anno.

Tutte queste situazioni dovrebbero ben dare da pensare.

C’è però un aspetto che va a toccare l’essenza stessa della democrazia.

Tutti i partiti europei sono grosso modo simili nella organizzazione. Un certo quale numero di iscritti coagulati attorno ad un programma esprime con votazioni interne una dirigenza, che poi guiderà il partito alle elezioni.

Se scopo di un partito è l’affermazione elettorale, ossia il riuscire a convincere gli Elettori della bontà del proprio programma, un fatto balza immediatamente agli occhi: gli iscritti al partito dovrebbero essere rappresentanti omogenei di almeno una parte dell’Elettorato. Solo sotto questa condizione la consultazione della base degli iscritti produce decisioni elettoralmente proficue.

Ma mentre l’Elettorato muta con grande velocità, il corpo degli iscritti tende a preservare gelosamente le idee primigenie: in altri termini, è oltrepassato e sepolto nel dimenticatoio del tempo. Consultare gli iscritti significa prendere decisioni non più in linea con i tempi.

Eccoci di fronte al grande scoglio attuale.

Se la dirigenza seguisse gli iscritti si involverebbe in sé stessa e farebbe la fine del partito socialista francese, della socialdemocrazia tedesca, e così via. Se invece non ne tenesse conto, si esporrebbe alla destituzione al primo congresso che si celebrasse.

Questo è uno dei tanti scogli sui quali la democrazia è andata a sbattere, e non è intoppo di poco conto.

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«The final two names will then be put to a postal vote of the 160,000 Tory party members, beginning on 22 June, with the winner expected to be announced about four weeks later»

Ma cosa mai decideranno questi 160,000 iscritti che hanno così a lungo sopportato la gestione di Mrs May?

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Ancora più severa è la inerzia che presenta il M5S. Se riconosciamo volentieri a M5S il merito di aver potentemente concorso a disgregare il partito democratico, altrettanto constatiamo come non abbia saputo gestire il transito da partito che raccoglieva lo scontento a propositivo partito di governo.

Le strategie di un partito di opposizione che cavalca lo scontento popolare sono diametralmente divergenti da quelle di un partito di governo: M5S non ha saputo, o voluto, operare la scelta, e quindi ci hanno pensato gli Elettori.

Lezione andata però a vuoto.

La base degli iscritti a M5S è ancien régime: è rimasta agli urlatori del ‘No’ a qualcosa, mentre il suo Elettorato residuo non condivide sostanzialmente tale scelta.

Ma quanto la dirigenza del M5S sia vecchia e superata nella mente è indicato da quanto si lasci condizionare da quanto stia andando dicendo Alessandro Di Battista., oramai ex-parlamentare del Movimento.

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Ripensiamoci con grande cura.

«Poiché il talento e il genio agiscono all’infuori delle leggi della teoria, si trasformano nell’antitesi della realtà»

«Spesso è assai difficile dire, nel caso concreto, dove termini la forza di carattere e cominci la testardaggine»


Bbc. 2019-06-18. Tory leadership hopefuls to face second vote

«The Tory leadership contest will enter the next stage later when a second round of voting is held in Parliament.

Conservative MPs will vote by secret ballot in the Commons, with a result expected some time after 18:00 BST.

Any of the six remaining candidates will be eliminated from the contest if they come last or fail to secure at least 33 votes.

Those remaining in the race will take part in a live BBC debate in central London on Tuesday evening.

The debate will be hosted by BBC Newsnight presenter Emily Maitlis and broadcast on BBC One at 20:00 BST.

Candidates will face questions from viewers across the country via local TV studios.

Remaining candidates will face further ballots later this week, where the bottom-ranked MP will be knocked out until only two candidates are left.

The final two names will then be put to a postal vote of the 160,000 Tory party members, beginning on 22 June, with the winner expected to be announced about four weeks later. ….»

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Corriere. 2019-06-18. Di Battista: «Salvini gioca sporco». Ma è rivolta M5S: ci sfrutta per i soldi 

ROMA — Un de profundis del governo, in 126 paginette di agile «pamphlet», come lo definisce il suo autore Alessandro Di Battista. Una piccola bomba a mano tirata sul governo, su Matteo Salvini e su Luigi Di Maio. I parlamentari non hanno ancora letto il testo, uscito ieri, ma sono bastate le prime anticipazioni per scatenare una rivolta contro l’ex Subcomandante che, indeciso se andare al fronte o restare nelle retrovie, ha pensato bene di minare dalle fondamenta l’esecutivo. Perché, scrive nelle ultime righe, se continuano «gli squallidi giochi di potere», il Movimento deve fare il Movimento: «Un conto è fare un patto di governo, un altro è essere complici».

Il viaggio in India saltato

L’esternazione di Di Battista viene contestata nelle molte chat che viaggiano tra i parlamentari. Si racconta che l’ex deputato avesse un accordo con Loft, la piattaforma tv del Fatto, per scrivere reportage dall’India. Ma il viaggio, pluriannunciato, è saltato. «L’accordo, ci aveva detto lui stesso — racconta un deputato — doveva portargli un compenso di 20-25 mila euro al mese. E invece è saltato. Per questo se n’è uscito con questo libro. Per sfruttare l’immagine del Movimento e fare soldi». Quella del denaro è una voce ricorrente tra i parlamentari, infuriati. Si racconta nelle chat che abbia partecipato più volte alle «war room», i gabinetti di guerra di Di Maio, e in un’occasione abbia spiegato di aver bisogno di soldi e di sperare in un ruolo retribuito nel Movimento. Menzogne contro una voce scomoda? Possibile, ma in molti fanno notare che Di Battista sia sempre stato a favore di un governo con Salvini e che ora il dietrofront sia motivato da altro. Con l’aggravante di parlare da quasi esterno. «Ogni volta che c’è una responsabilità — scrive un parlamentare — si tira indietro. Gianroberto gli aveva offerto di fare il sindaco di Roma e ha detto no. Luigi di fare il candidato alle Europee e ha detto no. Vuole fare la rivoluzione, ma non si fa da casa, scrivendo libri. Si fa scendendo in piazza».

L’sms «forse mai arrivato»

Un clima pessimo. Veleni e coltelli. «Pugnalate», per dirla con l’autore. Con Di Maio arroccato a Palazzo Chigi, che fa sapere di non aver letto il libro e di avere altro da fare. Il pamphlet è «Politicamente scorretto», come da titolo. Accuse, talvolta insulti. Di Battista rivela di aver cambiato idea su Salvini: «Mi fidavo di lui». Ora non più: «Sta giocando sporco. Fa strategia, provoca, cerca pretesti per attribuire al Movimento la rottura, perché la sola cosa che gli interessa è fare il premier». Salvini per Di Battista è «inaffidabile», «schiavo del potere», «un politico vecchio», «uno del sistema», «un garantista solo con gli amici». Via sms gli contestò, dice, «l’ignobile show alla Buster Keaton di Berlusconi» al Quirinale. Sms, butta lì, «forse mai arrivato». Arrivano via carta, invece, accuse e insulti. A Giovanni Malagò, «una piattola», «un coatto». Lui e Luca Cordero di Montezemolo, dice, «sono due bimbetti senza arte né parte». Fabio Fazio «uno che pensa soprattutto alla carriera», Sergio Chiamparino uno «incartapecorito». Il Pd «è iperliberista e profondamente di Destra» (nel libro si abusa di maiuscole e la parola più ricorrente è «ignobile»), mentre Salvini, prima di cambiare idea, «era molto più di sinistra del Pd».

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