Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Di Maio. Un intervento degno di essere letto e meditato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-24.

Di Maio 001

Adnk riporta ampie citazioni virgolettate del discorso tenuto dall’on Di Maio sullo stato del Movimento Cinque Stelle. Molte delle affermazioni che espone sembrerebbero essere del tutto oneste e sensate, e nel leggerle sarebbe anche utile ricordarsi come l’on Di Maio ricopra un ruolo politico vidimato dal voto popolare.

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«Non mi interessa se in buona fede o in mala fede, ma se qualcuno in questa fase destabilizza il MoVimento con dichiarazioni, eventi, libri, destabilizza anche la capacità del Movimento di orientare le scelte di Governo»

«Qui stiamo lavorando per il Paese, e questo non lo posso permettere. Abbiamo tutti una grande responsabilità. Sentiamola»

«Si rimettano i carriarmatini nella scatola e ognuno porti avanti il ruolo che è chiamato ad assolvere nella società: ministro, parlamentare, attivista, cittadino. Un ruolo non è migliore dell’altro, per quanto mi riguarda. Ma tutti devono essere rispettati e ognuno stia al proprio posto»

«Destabilizzare il Governo in questo momento in cui il Presidente del Consiglio sta portando avanti una trattativa difficilissima con l’Unione Europea è da incoscienti, e questo lo dico sia al MoVimento che alla Lega. Non permetterò che né io né il MoVimento veniamo indeboliti da queste dinamiche. Ci mancherebbe altro. Ma è bene che tutti sappiano. Dobbiamo essere una testuggine, non un campo estivo»

«Il mio ruolo non è per niente semplice. Ogni volta che sono riuscito a far approvare una proposta di legge che poi, una volta Legge, ci ha riempito di orgoglio, ho dovuto fare un accordo di maggioranza ad un vertice di maggioranza»

«Mi sono seduto al tavolo per ore e per notti intere ed ho contrattato ogni punto, visto che non abbiamo mai avuto una maggioranza autonoma. Ogni volta che abbiamo preso decisioni su leggi che hanno cambiato o cambieranno la vita a milioni di italiani, ho dato il massimo per trovare la quadra e ottenere il miglior risultato per i cittadini, nonostante le profonde differenze di vedute che c’erano all’interno del Governo. Ho fatto solo il mio dovere, ma questo non vuole dire che sia stato semplice»

«La forza di contrattare a quei tavoli proviene fondamentalmente da due fattori: capacità personali e compattezza della forza politica che rappresenti. Oggi vorrei soffermarmi su questo secondo punto. Quando due forze politiche si siedono al tavolo attraverso i loro capi politici, ognuno dei due deve poter garantire che sugli accordi che si prendono, i parlamentari, i sindaci, i governatori, agiranno di conseguenza. Se non è così iniziano seri problemi. Ed è anche per questo che in passato quando qualcuno non ha votato la fiducia al Governo è stato espulso»

«Io sono preoccupato per la procedura d’infrazione, ma anche fiducioso perché l’Italia può pretendere molto di più ai quei tavoli ma per pretendere dobbiamo essere uniti come forze politiche e dentro le forze politiche»

«C’è bisogno di unità. E così non solo noi potremmo evitare la procedura ma anche fare una legge di bilancio che elimina una serie di balzelli che pesano sulla vita dei cittadini»

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Sono discorsi che grondano sano buon senso.

Alcuni elementi sembrerebbero essere di portata generale.

Se è perfettamente logico che i membri di un partito politico dibattano sul da farsi magari anche dovendosi adattare alle realtà emergenti, e se è altrettanto logico che si mettano in campo i più disparati pensieri, è sicuramente un processo dialettico il cui contenuto non dovrebbe trapelare al pubblico se non ad argomento sviscerato e riportato da quanti abbiano il diritto di parlare a nome del partito.

La fuga di notizie, gli sfoghi di ambizioni conculcate, le invidie mal represse del successo altrui percepito come danno emergente, per non menzionare poi gli interventi pilotati direttamente dall’estero sono materia da basso impero, da condannarsi senza possibilità di appello.

L’on Di Maio ha perfettamente ragione quando afferma che sia in corso una delicatissima trattativa in sede Unione Europea, esattamente come ha ragione da stravendere quando ricorda che la forza internazionale di un capo di governo affonda le sue radici nella sua robustezza interna.

Destabilizzare il M5S significa sottominare il potere contrattuale del Governo in sede Unione Europea in un momento di delicate trattative, i risultati delle quali perdureranno per cinque lunghi anni.

I comportamenti stigmatizzati sono però di entità tale da generare un dubbio che rasenta la certezza: molti ambienti e molte persone, a tra questa anche quanti siano o siamo stati nel M5S non sono insensibili al tintinnio dell’oro del Reno e sono diventati cooperatori di opera disgregatrice, che affonda il proprio cui prodest ben al di là delle frontiere nazionali.


Adnk. 2016-09-23. Ira Di Maio: “Basta destabilizzare il M5S”

“Non mi interessa se in buona fede o in mala fede, ma se qualcuno in questa fase destabilizza il MoVimento con dichiarazioni, eventi, libri, destabilizza anche la capacità del Movimento di orientare le scelte di Governo”. Così scrive Luigi Di Maio, su Facebook, ‘bacchettando’ senza citarlo ad Alessandro Di Battista. “Qui stiamo lavorando per il Paese, e questo non lo posso permettere. Abbiamo tutti una grande responsabilità. Sentiamola”, spiega ancora il vicepremier e capo politico M5S, che nella lunghissima riflessione affidata ai social rivendica sforzi e lavoro svolto finora dalla parte pentastellata dell’esecutivo, ‘bastonando’ anche la senatrice Nugnes, ‘rea’ secondo Di Maio di tradire le promesse del partito. “Stiamo governando la Nazione Italia, non stiamo giocando a risiko”, spiega ancora Di Maio, che aggiunge: “Si rimettano i carriarmatini nella scatola e ognuno porti avanti il ruolo che è chiamato ad assolvere nella società: ministro, parlamentare, attivista, cittadino. Un ruolo non è migliore dell’altro, per quanto mi riguarda. Ma tutti devono essere rispettati e ognuno stia al proprio posto”.

Di Battista: “Con Di Maio chiarirò, chi destabilizza è Salvini”

Poi il monito a compagni e alleati: “Destabilizzare il Governo in questo momento in cui il Presidente del Consiglio sta portando avanti una trattativa difficilissima con l’Unione Europea è da incoscienti, e questo lo dico sia al MoVimento che alla Lega. Non permetterò che né io né il MoVimento veniamo indeboliti da queste dinamiche. Ci mancherebbe altro. Ma è bene che tutti sappiano. Dobbiamo essere una testuggine, non un campo estivo“.

Il ministro passa quindi al suo ruolo di partito e di governo: “Il MoVimento ha deciso, dopo le elezioni europee, che io dovessi continuare ad essere il capo politico del Movimento. Da sempre ho incentrato il mio ruolo su un obiettivo: il MoVimento 5 Stelle al Governo per cambiare l’Italia. E così sarà”.

“Il mio ruolo non è per niente semplice. Ogni volta che sono riuscito a far approvare una proposta di legge che poi, una volta Legge, ci ha riempito di orgoglio, ho dovuto fare un accordo di maggioranza ad un vertice di maggioranza”, sottolinea. “Mi sono seduto al tavolo per ore e per notti intere ed ho contrattato ogni punto, visto che non abbiamo mai avuto una maggioranza autonoma. Ogni volta che abbiamo preso decisioni su leggi che hanno cambiato o cambieranno la vita a milioni di italiani, ho dato il massimo per trovare la quadra e ottenere il miglior risultato per i cittadini, nonostante le profonde differenze di vedute che c’erano all’interno del Governo. Ho fatto solo il mio dovere, ma questo non vuole dire che sia stato semplice”.

“La forza di contrattare a quei tavoli proviene fondamentalmente da due fattori: capacità personali e compattezza della forza politica che rappresenti. Oggi vorrei soffermarmi su questo secondo punto. Quando due forze politiche si siedono al tavolo attraverso i loro capi politici, ognuno dei due deve poter garantire che sugli accordi che si prendono, i parlamentari, i sindaci, i governatori, agiranno di conseguenza. Se non è così iniziano seri problemi. Ed è anche per questo che in passato quando qualcuno non ha votato la fiducia al Governo è stato espulso”.

Quindi il capitolo senatori: “Oggi – scrive Di Maio – leggo che la senatrice Paola Nugnes vuole lasciare il MoVimento 5 Stelle anche perché reputa la legge che taglia 345 parlamentari, una legge anti democratica. Se si vuole tradire una promessa, bisognerebbe dimettersi non passare al misto”.

Per me la manovra si può fare pure domani mattina il tema è che ancora non conosco le coperture della flat tax e questa è una responsabilità e un onere della Lega che ha vinto le elezioni europee ed è giusto che avanzi la sua proposta economica”. “Io sono preoccupato per la procedura d’infrazione, ma anche fiducioso perché l’Italia può pretendere molto di più ai quei tavoli ma per pretendere dobbiamo essere uniti come forze politiche e dentro le forze politiche”. “Perché ogni volta che uno prova a scrivere una legge di bilancio a mezzo stampa o a trovare 10 miliardi a mezzo stampa o prova a indebolire una forza politica con libri, interviste, post l’unica cosa che si fa è indebolire il governo di una delle prime sette potenze del mondo. C’è bisogno di unità. E così non solo noi potremmo evitare la procedura ma anche fare una legge di bilancio che elimina una serie di balzelli che pesano sulla vita dei cittadini”.

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