Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale

Usa, Cina e Terre Rare. Ora interviene anche il Pentagono.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-13.

Terre Rare. Miniera. 001

China could restrict its export of rare-earth metals as a trade-war tactic. Here’s what they are and why they’re so crucial.

«-The trade war between the US and China continues to escalate.

– Last week, the Chinese government hinted that it’s considering restricting its export of rare-earth minerals: a set of 17 metals that are hard to find and difficult to extract.

– China controls a lion’s share of the planet’s rare-earth materials, which are integral to satellites, smart phones, missiles and more.

– There are good reasons for China not to restrict rare-earth exports, but if the country chooses to do so, it could create a major challenge for tech companies like Apple and even the US Department of Defense.»

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Correttamente il problema delle terre rare è inquadrato dal punto di vista economico: sono materia prima indispensabile all’industria.

Ma quando intervengano problemi militari e di sicurezza nazionale tutta la questione cambia immediatamente connotazione e l’aspetto economico passa in secondo piano.

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«China is ready to use rare earths to strike back in a trade war with the United States, Chinese newspapers warned on Wednesday in strongly worded commentaries on a move that would escalate tensions between the world’s two largest economies.»

«Rare earths are a group of 17 chemical elements used in everything from high-tech consumer electronics to military equipment. The prospect that their value could soar as a result of the trade war caused sharp increases in the share prices of producers, including the company visited by Xi.»

«While China has so far not explicitly said it would restrict rare earths sales to the United States, Chinese media has strongly implied this will happen.»

«rare earths become a counter weapon for China to hit back against the pressure the United States»

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Il problema è semplicissimo, così come il modo con cui i media lo propongono è tendenziosamente aggrovigliato.

Per definizione, le terre rare sono di difficile reperimento: sono ben poche le nazioni che dispongano di giacimenti di entità tale da poter essere sfruttati.

I processi estrattivi e raffinativi sono lunghi, costosi e, soprattutto, assai pericolosi, essendo frequentemente i minerali commisti a materiali radioattivi.

La Cina ha sbattuto fuori mercato la produzione occidentale di terre rare sia immettendo nel ciclo produttivi alcune brillanti innovazioni nella scienza della separazione dei minerali, sia eliminando quasi totalmente le norme di sicurezza per i minatori. Inutile contarsi quella dell’uva: non è che la Cina abbia sicurezze di dubbio pregio: proprio non ne ha per nulla. Basterebbe solo pensare al vorticoso turnover della manodopera.

Gli occidentali pudicamente, ipocritamente, scotomizzano questo aspetto, i cinesi lo negano a gran voce e lo bollano come infamante calunnia.

Sta di fatto che i minatori sia in Cina sia in Africa non godono di alcuna protezione, specie dalla radiazioni. In occidente, al contrario, i normativi di protezione sono più che elefantiasici, un vero e proprio overkilling legislativo, che rende l’estrazione non solo economicamente svantaggiosa, ma anche tecnicamente quasi impossibile.

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Ciò appurato, nella speranza di essere stati chiari, si dovrebbe considerare come tutti i device elettronici, nessuno escluso, siano progettati e costruiti usando terre rare.

Siamo chiari.

Gli occidentali stanno alimentando la loro industria elettronica acquisendo terre rare dalla Cina, che è la principale se non quasi l’unica produttrice. Stanno dando per scontato che la Cina sia tenuta a vender loro le terre rare, ed anche per mezzo boccon di pane.

Tutti i piangiolenti occidentali, che tanto si commuovono al destino delle povere foche monache e sostengono i ‘diritti umani’, ogni volta che usano un cellulare od un calcolatore, un sussidio audiovisivo oppure una automobile elettrica, si rendono complici di quanto sta avvenendo nelle miniere cinesi oppure in quelle africane che estraggono cobalto ed altre materie prime: per dirla a muso duro, sono solo degli ipocriti. Degli assassini in guanti bianchi.

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Se la Cina interrompesse le vendite di terre rare all’occidente nel breve volgere di non più di sei mesi, tutta l’industria elettronica occidentale serrerebbe i battenti. Altri sei mesi e l’intero comparto si ridurrebbe a cannibalizzare gli strumenti in uso, per poi far tornare tutti alla carta, al calamaio, ai piccioni viaggiatori.

Sarebbe un quadro più che apocalittico, foriero di una guerra mondiale.

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Non ci si stupisca quindi di quanto stia accadendo.

Pentagon seeks funds to reduce U.S. reliance on China’s rare earth metals

«The U.S. Defense Department is seeking new federal funds to bolster domestic production of rare earth minerals and reduce dependence on China, the Pentagon said on Wednesday, amid mounting concern in Washington about Beijing’s role as a supplier.

The Pentagon’s request was outlined in a report that has been sent to the White House and briefed to Congress, said Air Force Lieutenant Colonel Mike Andrews, a Pentagon spokesman.

Rare earths are a group of 17 chemical elements used in both consumer products, from iPhones to electric car motors, and critical military applications including jet engines, satellites and lasers. ….

Between 2004 and 2017, China accounted for 80% of U.S. rare earth imports. Few alternative suppliers have been able to compete with China, which is home to 37% of global rare earths reserves.

In a commentary headlined “United States, don’t underestimate China’s ability to strike back,” the official People’s Daily noted the United States’ “uncomfortable” dependence on rare earths from China.»

Signori occidentali, volete essere ecologicamente puri? Bene, allora preparatevi a pagarlo a prezzo ben salato, e fintantoché i cinesi lo permettano.

Altrimenti, toglietevi le puzze di sotto il naso ed impiantate miniere miasmatiche ove il lavoro fa grondar la fronte di sudore.

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Terre rare. Novità rilevanti per il disprosio.

La disponibilità di terre rare è fondamentale nei processi produttivi dei componenti elettronici e della meccanica.

Senza di esse non sarebbe possibile produrre, per esempio, telefoni cellulari, motori ibridi oppure anche i motori dei caccia.

Cerchiamo di familiarizzarci con il problema.

«Secondo la definizione della IUPAC, le terre rare (in inglese “rare earth elements” o “rare earth metals”) sono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamente scandio, ittrio e i lantanoidi. Scandio e ittrio sono considerati “terre rare” poiché generalmente si trovano negli stessi depositi minerari dei lantanoidi e possiedono proprietà chimiche simili.

Il termine “terra rara” deriva dai minerali dai quali vennero isolati per la prima volta, che erano ossidi non comuni trovati nella gadolinite estratta da una miniera nel villaggio di Ytterby, in Svezia. In realtà, con l’eccezione del promezio che è molto instabile, gli elementi delle terre rare si trovano in concentrazioni relativamente elevate nella crosta terrestre.

Vengono abbreviate in RE (Rare Earths), REE (Rare Earth Elements) o REM (Rare Earth Metals); generalmente vengono suddivise in terre rare leggere (LREE, dal lantanio al promezio), medie (MREE, dal samario all’olmio) e pesanti (HREE, dall’erbio al lutezio)» [Fonte]

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Dal punto di vista estrattivo, dopo il 1985 circa si impose sempre maggiormente la Cina, che produce oggi oltre il 95% della fornitura mondiale di terre rare.

Molteplici le motivazioni. Se innanzitutto si deve considerare la sempre crescente richiesta dell’industria cinese, un peso non da poco ha avuto la difficoltà estrattiva. La difficoltà è legata alla tossicità dei minerali estratti, quasi invariabilmente mischiati con elementi radioattivi. La legislazione cinese in materia di protezione sul lavoro delle terre rare è oltremodo lasca: la gran quota della manodopera è costituita da deportati, della salute dei quali le autorità cinesi non si struggono certo.

«Il predominio estrattivo americano è finito a metà degli anni Ottanta. La Cina, che per decenni aveva sviluppato la tecnologia per separare le terre rare (processo non facile perché si tratta di elementi molto simili sotto il profilo chimico), è entrata prepotentemente nel mercato. Grazie ai finanziamenti statali, alla manodopera a basso costo e a normative ambientali permissive, se non inesistenti, le industrie cinesi hanno sbaragliato la concorrenza.»

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L’argomento è spinoso. Infatti, come prima ricordato,

«Spesso le miniere di terre rare contengono elementi radioattivi come l’uranio e il torio. Gli abitanti dei villaggi vicini a Baotou sarebbero stati trasferiti altrove perché gli scarichi delle miniere avrebbero contaminato acqua e raccolti. I giacimenti nei pressi di Baotou producono ogni anno circa 10 milioni di tonnellate di acque di scolo, in gran parte acide o radioattive e quasi del tutto non trattate.»

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Ovviamente, se la Cina si è accollata l’onere di estrarre le terre rare nonostante le rilevanti difficoltà minerarie, radioattività e tossicità elevata, d’altra parte ne gode adesso del monopolio. i paesi occidentali hanno imposto norme talmente rigide da impedire di fatto uno sfruttamento economicamente redditizio dei giacimenti.

Monopolio che la Cina non ha esitato a far pesare nel corso di diatribe internazionali.

«Nell’autunno del 2010 la Cina, che soddisfa il 97 per cento del fabbisogno mondiale di terre rare, ha scosso i mercati internazionali interrompendo per un mese le spedizioni in Giappone in seguito a un incidente diplomatico. Si prevede che nel prossimo decennio la Cina ridurrà costantemente le esportazioni per proteggere le forniture delle proprie industrie in rapida espansione, che già oggi consumano circa il 60 per cento della produzione di terre rare del paese.»

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Reuters. 2019-06-05. China ready to hit back at U.S. with rare earths: newspapers

China is ready to use rare earths to strike back in a trade war with the United States, Chinese newspapers warned on Wednesday in strongly worded commentaries on a move that would escalate tensions between the world’s two largest economies.

President Xi Jinping’s visit to a rare earths plant last week had sparked speculation that China would use its dominant position as an exporter of rare earths to the United States as leverage in the trade war.

Rare earths are a group of 17 chemical elements used in everything from high-tech consumer electronics to military equipment. The prospect that their value could soar as a result of the trade war caused sharp increases in the share prices of producers, including the company visited by Xi.

While China has so far not explicitly said it would restrict rare earths sales to the United States, Chinese media has strongly implied this will happen.

In a commentary headlined “United States, don’t underestimate China’s ability to strike back”, the official People’s Daily noted the United States’ “uncomfortable” dependence on rare earths from China.

“Will rare earths become a counter weapon for China to hit back against the pressure the United States has put on for no reason at all? The answer is no mystery,” it said.

“Undoubtedly, the U.S. side wants to use the products made by China’s exported rare earths to counter and suppress China’s development. The Chinese people will never accept this!” the ruling Communist Party newspaper added.

“We advise the U.S. side not to underestimate the Chinese side’s ability to safeguard its development rights and interests. Don’t say we didn’t warn you!”

The expression “don’t say we didn’t warn you” is generally only used by official Chinese media to warn rivals over major areas of disagreement, for example during a border dispute with India in 2017 and in 1978 before China invaded Vietnam.

In its own editorial on Wednesday, sister paper the Global Times said an export ban on rare earths “is a powerful weapon if used in the China-U.S. trade war.”

“Nevertheless, China will mainly use it for defense,” it added, noting that while China might incur losses from a ban on exports, the United States would suffer more.

The paper’s editor had said on Twitter late on Tuesday that Beijing was “seriously considering” restricting rare earth exports to the United States.

China has used rare earth sales to exert pressure in past diplomatic disputes.

In 2010, Beijing cut rare earth export quotas after a Chinese trawler collided with two Japan Coast Guard ships near uninhabited islands in the East China Sea that both countries claim.

In 2012, Japan, the United States and European Union complained to the World Trade Organization (WTO) over the restrictions. Two years later, China was rebuked by the WTO for citing environmental reasons to justify the quotas. It ultimately scrapped its export quota system after losing the case.

Chinese trade experts say if Beijing moves forward with new restrictions on rare earth exports to the United States, it will likely follow Washington’s example and use national security as a justification.

China has repeatedly criticized Washington for what it says are abuses of national security exceptions at the WTO, including this week when, according to media reports, it accused the United States of breaking rules by blacklisting Huawei Technologies Co Ltd, the world’s largest telecom network gear maker.

But China for years has used national security considerations to block major U.S. technology companies, including Google and Facebook, from operating in its market.

Such restrictions have in recent years fueled calls from within some parts of the U.S. business community for Washington to pursue more reciprocal policies with Beijing.

Shares in the company Xi visited last week, JL MAG Rare-Earth Co Ltd, surged another 10% to a record high on Wednesday, having gained 134.1% in May alone. China Rare Earth Holdings Ltd soared more than 40%, while Australia’s Lynas Corp, the only major rare earths producer outside of China, climbed as much as 14.6%.

China accounted for 80% of rare earth imports between 2014 and 2017 by the United States, which has excluded them from recent tariffs along with some other critical Chinese minerals.

Beijing, however, has raised tariffs on imports of U.S. rare earth metal ores from 10% to 25% from June 1, making it less economical to process the material in China.

Some trade analysts expect an acceleration in bringing fresh rare earth mining capacity on line in California and Australia if China uses its dominant position in the market for diplomatic advantage.


Corriere. 2019-05-21. Guerra commerciale Cina-Usa, cosa sono le «terre rare» e perché Xi ha un’arma in più contro Trump

Mentre Donald Trump ha arruolato Google per colpire Huawei, Xi Jinping indossa il giubbotto blu di comandante in capo dell’economia cinese e va in ispezione a Ganzhou, nella provincia orientale di Jiangxi. Non è una scelta casuale: il presidente ha visitato il centro di produzione e trasformazione delle «terre rare» e il villaggio di Tantou, da dove 85 anni fa, nel 1934, partì la Lunga Marcia dei rivoluzionari di Mao in lotta con il Kuomintang di Chiang Kai-shek. La Lunga Marcia fu una gloriosa ritirata durata 370 giorni e oltre 9 mila chilometri per sfuggire all’accerchiamento di forze superiori. Oggi la Cina di Xi si sente di nuovo sotto attacco nella guerra commerciale e tecnologica. Con l’armata Huawei sotto assedio, il contrattacco potrebbe passare dalle «terre rare».

La chiave dell’alta tecnologia

L’agenzia Xinhua, che ha dato notizia del viaggio del presidente, non ha fatto cenno a questo possibile sviluppo strategico, ma significativamente al fianco di Xi lunedì pomeriggio c’era il vicepremier Liu He, capo negoziatore con gli americani. Per «terre rare» si intendono 17 elementi dai nomi esotici come lantanio, europio, erbio, lutezio, che hanno proprietà magnetiche e ottiche e vengono impiegati nella produzione di apparecchiature ad alta tecnologia, dai motori per auto ibride ai superconduttori, ai magneti, alle turbine a vento, ai led per gli smartphone, alle fibre ottiche per sistemi di difesa militare.

Elementi industriali strategici dunque. E la Cina nel 2018 ha prodotto il 71 per cento delle terre rare estratte nel mondo. La visita al villaggio da dove partì la Lunga Marcia simbolo di resistenza, accoppiata a quella all’impianto per il raffinamento delle terre rare fa immaginare che gli strateghi di Pechino possano usare questa arma: negare alle industrie americane i componenti minerali per l’hi-tech aprirebbe un nuovo fronte.

Escluse dai dazi Usa

Ad oggi, depositi consistenti di terre rare sono stati scoperti in almeno 35 Paesi e regioni del mondo; le riserve vengono stimate in 130 milioni di tonnellate: oltre il 40 per cento concentrate in Cina. In questo campo i cinesi sono primo produttore e primo esportatore al mondo e le loro terre rare sono così utili da non essere state incluse nella lista dei materiali sottoposti a dazi dagli Stati Uniti.

Il ruolo della propaganda

Gli analisti di Pechino fanno notare che se Trump ha intitolato la sua autobiografia “The Art of the Deal”, presentandosi come il re degli affari, ogni bravo dirigente cinese ha studiato “L’Arte della guerra” del generale e filosofo imperiale Sun Tzu. E in aggiunta, recentemente è stato ripubblicato “La Guerra di lunga durata”, raccolta di discorsi di Mao a partire dal 1938, durante la battaglia patriottica contro l’invasore giapponese. Ha commentato Hu Xijin, direttore del “Global Times” voce del Partito comunista: «Noi cinesi conosciamo bene come fiaccare il nemico con una lunga lotta».
Un ulteriore riferimento storico dà il senso dello stato d’anima che la propaganda di Pechino vuole creare tra le masse. Nel fine settimana la tv statale ha cambiato programmazione mandando in onda una serie di film in bianco e nero sulla guerra di Corea. Titoli evocativi come “Figli e figlie eroici” e “Attacco a sorpresa”.

Le pressioni su Trump

Alla stampa sono arrivate veline dell’ufficio propaganda che ricordano come la guerra di Corea sia stata una vittoria cinese contro gli Usa: «Per i volontari cinesi cominciò quando gli americani erano arrivati alla nostra frontiera con la Nord Corea e finì con il cessate il fuoco imposto dalle nostre forze sul 38° Parallelo». E ancora: «Noi cinesi ricordiamo bene che per due anni, fino al 1953, negoziammo il cessate il fuoco con gli americani, mentre combattevamo eroicamente».
Basterà questa mobilitazione (se del caso unita a rappresaglie magari sul fronte terre rare) a spingere Trump a firmare il cessate il fuoco commerciale e tecnologico? Intanto questa mattina Ren Zhengfei, il fondatore di Huawei, è stato intervistato dalla tv statale e ha assicurato: «I politici americani sottovalutano la nostra forza, ci siamo preparati e non possiamo essere isolati dal mondo».

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Corriere. 2019-04-17. Terre rare, guerra fredda con la Cina per i materiali che servono all’hi tech

Spesso, mostrare i muscoli non è una buona idea. Al vertice del Partito Comunista Cinese lo aveva ricordato Deng Xiaoping, il leader che nel 1978 aprì l’economia dell’Impero di Mezzo al mondo: tenete un profilo basso, aveva consigliato. Da qualche anno, però, gli alti dirigenti di Pechino si sono infatuati di altre frasi famose del grande uomo. Per esempio questa: «Il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare». Ritenendo evidentemente di potere spadroneggiare in un settore strategico importantissimo per la tecnologia di oggi, hanno inteso utilizzare la posizione di monopolio che avevano fino dieci anni fa nella produzione di terre rare per imporre prezzi, quote di esportazione e termini di scambio. Il risultato è questo: nel 2009-2010, la Cina produceva tra il 95 e il 97% delle rare earths mondiali, nel 2018 meno dell’80%, secondo certe statistiche, il 58% secondo altre.

Quando ha mostrato i muscoli, gli altri Paesi si sono spaventati e sono corsi ai ripari. Per un verso, hanno enormemente intensificato l’attività di ricerca. Il Giappone, uno dei maggiori clienti di Pechino nel settore, ha scoperto un giacimento enorme di terre rare — per alcuni con prospettive di estrazione semi-perpetue — nei fondali fangosi attorno all’atollo Minami-Toroshima, a circa 1.850 chilometri a Sud-Est di Tokyo. Un consorzio presieduto dal professor Yasuhiro Kato, al quale partecipano aziende come Toyota, Modec, Shin-Etsu Chemical, sta ora studiando il modo di estrarne i metalli in modo redditizio. Per un altro verso, in altri Paesi si è rimessa in moto l’estrazione, ad esempio nella miniera di Mountain Pass, in California, che in precedenza era stata chiusa per gli alti costi. 

Le terre rare sono 17 elementi chimici della Tavola Periodica di Mendeleev poco conosciuti: dallo Scandio all’Ittrio, dal Neodimio al Cerio e al Terbio. Grazie alle loro proprietà e versatilità sono utilizzati in produzioni hi-tech: in molte tecnologie verdi, ad esempio nelle turbine a vento, nelle batterie per auto elettriche, negli smartphone, nelle tecnologie a microonde, negli schermi tv, nei superconduttori, nei tablet, nei laptop computer. Nell’industria bellica sono insostituibili: sistemi di guida missilistici, laser, satelliti, jet. Hanno insomma una indispensabilità strategica. Non è che trovarli in natura sia così raro come si direbbe dal nome: il problema è che separarli dalle rocce in cui sono contenuti e raffinarli è un processo complesso, che richiede una serie di passaggi chimici e comporta rischi di inquinamento, in alcuni casi radioattivo (molto di frequente il composto prima della separazione contiene Torio). I costi sono in genere elevati.

Fino al 1985, la maggior parte delle terre rare era prodotta in California, nella miniera di Mountain Pass. Gli Stati Uniti erano il maggior produttore al mondo, con Brasile, India, Malesia, Cina distanziati per volumi estratti. Poi, una serie di normative antinquinamento e nuovi regolamenti di estrazione portarono a un calo della produzione, al punto che nel 2002 Mountain Pass chiuse. Nel frattempo, la Cina aumentò enormemente l’estrazione: il Paese possiede circa il 30% delle riserve conosciute (escluse quelle di Minami-Torishima) e già negli anni Novanta realizzava il 90% della produzione globale. È in quel periodo che esplode la domanda internazionale, sostenuta dalle innovazioni tecnologiche. Una domanda così portentosa nella Cina stessa che, nel 2004, tre anni dopo essere entrata nella Wto ed averne accettato le regole, Pechino decise di imporre quote e tariffe all’export di terre rare. In più, per motivi ambientali, nel 2006 introdusse anche quote alla produzione. Sul mercato internazionale, i prezzi entrarono in tensione.

La grande crisi del 2008 e la recessione seguente mantennero il problema sotto controllo. Ma non poteva durare molto: l’export dalla Cina, che era ormai il monopolista del settore, scese dalle 65 mila tonnellate del 2004 alle 50 mila del 2009 e poi a 30 mila nel 2010. A quel punto, scoppiò con il Giappone la disputa territoriale sulle Isole Senkaku (Diaoyutai in cinese) e Pechino impose un embargo alle esportazioni di rare earths contro Tokyo. Il prezzo sul mercato mondiale salì fino al 1.500% per alcuni metalli. È a questo punto che la comunità internazionale si rese conto della delicatezza della situazione, del pericolo che il monopolio cinese costituiva e delle pratiche che Pechino utilizza incrociando le decisioni commerciali con quelle politiche. Europa, Stati Uniti e Giappone ricorsero alla Wto e vinsero il caso contro la Cina, la quale dal 2015 ha terminato la politica delle quote. Nel frattempo, però, tutta una serie di Paesi ha cercato fonti alternative, ha rimesso in attività miniere dismesse, tanto che i prezzi sono caduti (per questo Mountain Pass ha chiuso di nuovo).  I giacimenti di Minami-Torishima non saranno commercialmente utilizzabili ancora per qualche anno.

Avere un’alternativa alle forniture cinesi, rimane un’arma di pressione sottratta a Pechino. Dall’altro lato del Pacifico, Donald Trump si è più volte detto preoccupato della catena di fornitura di elementi indispensabili alla sicurezza e alle strategie militari americane. E Michael Silver, il presidente della società di produzione e distribuzione di materiali avanzati American Elements, ha chiesto alla Casa Bianca di introdurre la questione delle terre rare nelle trattative commerciali in corso tra Washington e Pechino. Anche gli strateghi cinesi certe volte falliscono. Hanno seguito il consiglio sbagliato di Deng e invece della modestia hanno seguito la volontà di potenza. Il mondo non è rimasto a guardare.

Un pensiero riguardo “Usa, Cina e Terre Rare. Ora interviene anche il Pentagono.

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