Pubblicato in: Cina, Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Unione Europea e dazi. Critica quelli americani ed applica il 48.5% sulle biciclette cinesi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-13.

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La posizione dell’attuale Commissione Europea sui dazi è ambivalente.

Se da una parte condanna con la massima forza i dazi americani sui prodotti europei, d’altra parte applica lei stessa dazi anche severi nei confronti degli altri.

La contraddizione è lampante.

«L’Unione europea sarebbe pronta a prorogare per altri cinque anni i dazi antidumping sulle biciclette cinesi»

«senza parità di condizioni, i produttori cinesi invaderebbero il mercato in Ue»

«Le biciclette cinesi, sottoposte a misure antidumping dal 1993, sono attualmente soggette a dazi del 48,5%»

«Le misure riguardano anche le biciclette da Cambogia, Filippine, Tunisia, Sri Lanka, Indonesia e Pakistan, anche se con alcune esenzioni»

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Se sia del tutto naturale che uno stato tuteli le proprie produzioni industriali, per esempio, applicando dazi sulle omologhe produzioni estere, resta invero ambiguo considerare giusti quelli imposti ed iniqui quelli subiti.

È dal 1993 che l’Unione Europea applica dazi del 48.5% sulle biciclette prodotte in oriente: Cina, Cambogia, Filippine, Tunisia, Sri Lanka, Indonesia e Pakistan. Troviamo coerente che questi stati se ne lamentino.

Sembrerebbe essere alquanto ipocrita sostenere il principio della libera circolazione delle merci e poi comportarsi in modo difforme.

Nella realtà, il vero spinoso problema risiede nel fatto che i costi di produzione nell’Unione Europea sono decisamente maggiori di quelli riscontrabili in molti altri paesi.

È questo un problema strutturale che un giorno o l’altro dovrà ben essere affrontato.


Ansa. 2019-06-12. Cina: Ue verso proroga dazi su biciclette per altri 5 anni

Ebma, misure antidumping essenziali a tutela industria europea .

L’Unione europea sarebbe pronta a prorogare per altri cinque anni i dazi antidumping sulle biciclette cinesi. Lo apprende ANSA da fonti vicine al dossier. L’esecutivo Ue avrebbe infatti completato una revisione, avviata a giugno 2018, delle misure antidumping nei confronti dei produttori di biciclette cinesi, concludendo che l’intervento di Pechino sui costi di produzione distorce la concorrenza, e qualsiasi revoca dei dazi porterebbe a un boom di importazioni in Europa. I risultati conclusivi dell’indagine saranno resi noti a settembre e, se i Ventotto concorderanno con la Commissione, i dazi saranno rinnovati per altri cinque anni.

Un provvedimento ritenuto “essenziale” dal segretario generale dell’associazione europea dei produttori di bici (Ebma), Moreno Fioravanti, che ritiene che “senza parità di condizioni, i produttori cinesi invaderebbero il mercato in Ue” in regime di dumping, mettendo in crisi l’industria europea. Le biciclette cinesi, sottoposte a misure antidumping dal 1993, sono attualmente soggette a dazi del 48,5%. Le misure riguardano anche le biciclette da Cambogia, Filippine, Tunisia, Sri Lanka, Indonesia e Pakistan, anche se con alcune esenzioni.