Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Comunali. Il centrodestra stravince.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-13.

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Questa era la situazione preelettorale nei comuni capoluogo.


Alle elezioni comunali il partito democratico si era presentato alla guida di 17 capoluoghi, contro i 5 del centrodestra e 2 del M5S.

Similmente, negli altri 3,684 comuni aveva sindaco e giunta in oltre duemila.

Usualmente, sindaco e giunta uscente hanno probabilità di vittoria migliori degli sfidanti: se non altro, hanno in mano la macchina burocratica del comune.

Il centrodestra è arrivato quindi alle elezioni comunali in una posizione di inferiorità.

I comuni che ha vinto li ha strappati alle giunte di sinistra, che li hanno difesi con le unghie e con i denti.

I comuni che ha vinto il centrosinistra sono solo mere riconferme. Meritorie per i loro candidati, sia ben chiaro, ma pur sempre riconferme.

Sarebbe grave errore valutare questi risultati come se i comuni fossero di nuova formazione e centrosinistra e centrodestra avessero combattuto alla pari, da eguali punti di partenza.

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Come detto, alle elezioni comunali il partito democratico si era presentato alla guida di 17 capoluoghi, contro i 5 del centrodestra e 2 del M5S. Dopo le elezioni il centrosinistra governa 12 capoluoghi, -5, mentre il centrodestra è salito a 12, + 7.

Difficile negare la vittoria del centrodestra.

 

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«Il Pd e alleati nel 2013 potevano contare oltre 70 sindaci nei 110 comuni capoluogo, più del doppio del centrodestra, intorno alla trentina »

«Su 110 comuni principali, dopo il voto di domenica, 54 sono in mano al centrodestra e 40 al centrosinistra. Solo nel 2017 erano Pd e alleati a staccare gli avversari: 57 a 38»

«Oltre duemila comuni minori sono transitati dal centrosinistra al centrodestra.»

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Ciascuno è libero di considerare questi risultati una grande vittoria del centrosinistra, ma l’essere scesi dai 70 comuni governati nel 2016 agli attuali 40 sembrerebbe l’esatto contrario: una cocente sconfitta.

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I risultati non variano nella sostanza quando si cercasse di raggruppare i comuni con altri criteri. Nella Tabella riportata sono stati considerati 221 comuni. Cambiato il modo di raggruppare i comuni, il centrosinistra ne avrebbe mantenuto 112 mentre il centrodestra ne avrebbe conquistati 85. Ma mentre il saldo del centrodestra è un +40, quello del centrosinistra è -41.

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Per il partito democratico si apre adesso uno scenario che rassomiglia alla traversata del deserto.

Senza governo romano, avendo perso nel volgere di un anno ben otto regioni, ed essendo ora stato sfrattato da un gran numero di comuni, quasi non ha più accesso alle leve del potere. Non solo. Ha perso anche tutto il sottogoverno, che va dalle nomine nelle società partecipate a quelle dei consulenti.

Non è solo questione di bieco potere, che però ha il suo gran peso.

Sta venendogli a meno la possibilità di formare uomini politici all’altezza dei compiti da affrontare.

L’usuale cursus honorum iniziava essendo eletti in un consiglio comunale, quindi nella giunta, passando dopo alla regione per approdare infine al parlamento. Ma senza il governo di comuni e regioni tutto ciò diventa impossibile, rendendo sempre più ardua la possibilità di riscossa.

Come al solito, ha sicuramente grande importanza la vittoria, ma la sconfitta degli avversari e decisamente più proficua, e l’implosione del centrosinistra è la vera vittoria del centrodestra.

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Corriere. 2019-06-10. Elezioni comunali 2019, ora è il centrodestra a comandare nei capoluoghi: la nuova mappa

Su 110 comuni principali, dopo il voto di domenica, 54 sono in mano al centrodestra e 40 al centrosinistra. Solo nel 2017 erano Pd e alleati a staccare gli avversari: 57 a 38.

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La mappa del potere nei comuni capoluogo è cambiata: se facciamo un’istantanea oggi, all’indomani del voto amministrativo, apparirà decisamente meno rossa e più blu. Il centrodestra ha sorpassato, e staccato, il centrosinistra. È avanzato nel voto di domenica: ha espugnato Ferrara e Forlì, prendendo piede in Emilia-Romagna; è cresciuto in Umbria — vincendo a Foligno e Orvieto — rendendo quella regione sempre meno rossa, visto che già governava Terni e Perugia. Era avanzato anche l’anno scorso, a dire il vero, strappando al centrosinistra la guida di tre comuni toscani, Massa, Pisa e Siena. E l’anno prima, ancora, stesso copione. Insomma, è da un po’ che il refrain va avanti. Così negli ultimi anni la presenza dei sindaci di centrodestra nei capoluoghi italiani è cresciuta. E adesso i rapporti di forza si sono ribaltati: è il centrosinistra a inseguire. Pd e alleati nel 2013 potevano contare oltre 70 sindaci nei 110 comuni capoluogo, più del doppio del centrodestra, intorno alla trentina. Nei comuni principali il centrosinistra era il più forte, l’avversario da battere. Adesso è il centrodestra a staccare il principale avversario: 54 a 40. Mentre il Movimento, che pure governa in centri importanti come Roma e Torino, se si guarda ai 110 capoluoghi fatica a imporsi: negli ultimi tre anni è rimasto stabile, cinque comuni, perdendo Avellino, conquistando Campobasso. Un sindaco è espressione della sinistra (de Magistris a Napoli), un altro è un outsider centrista (Ugo Pugliese a Crotone).

Il sorpasso

Già l’anno scorso il centrodestra era leggermente avanti: 49 capoluoghi contro 46. Ma nel 2017 ancora Pd e alleati staccavano di quasi 20 municipi gli avversari: 57 a 38.