Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Anm. Magistratura Indipendente. Solo belle parole.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-12.

Animali. Bocca aperta. Civetta. 001

«Area, Unicost e Autonomia e Indipendenza hanno chiesto la «convocazione urgente» di una riunione con all’ordine del giorno il rinnovo della giunta guidata da Pasquale Grasso»

«La ragione è il documento approvato sabato dalla corrente del presidente dell’Anm, Magistratura Indipendente, che ha invitato i consiglieri autosospesi per lo scandalo nomine a rientrare al Csm»

«Una presa di posizione in aperto contrasto con il documento approvato da tutta l’Anm qualche giorno fa che invece aveva chiesto le dimissioni dei consiglieri»

«Pur senza espliciti riferimenti alle dimissioni, Ermini ha ribadito l’invito a prendere una decisione rapida, facendo appello alla «massima responsabilità istituzionale»

«impegno ad evitare, in futuro, ogni contatto con qualunque esponente politico estraneo al Csm, ancorché magistrato»

«Il ruolo di eminenza grigia è stato “certificato” dagli eventi degli ultimi giorni»

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Magistratura Indipendente ha scritto nel proprio statuto:

«Il suo impegno si fonda sulla tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, nel loro significato costituzionale, afferma l’unità e l’apoliticità dell’Ordine giudiziario e persegue la tutela della dignità morale e materiale della magistratura».

Sarebbe davvero molto opportuno che gli iscritti si rileggessero lo statuto.


Corriere. 2019-06-09. Bufera tra le procure: si apre la crisi nell’Anm

All’Anm si apre la crisi. Area, Unicost e Autonomia e Indipendenza hanno chiesto la «convocazione urgente» di una riunione con all’ordine del giorno il rinnovo della giunta guidata da Pasquale Grasso. La ragione è il documento approvato sabato dalla corrente del presidente dell’Anm, Magistratura Indipendente, che ha invitato i consiglieri autosospesi per lo scandalo nomine a rientrare al Csm. Una presa di posizione in aperto contrasto con il documento approvato da tutta l’Anm qualche giorno fa che invece aveva chiesto le dimissioni dei consiglieri.

Il braccio di ferro che qualcuno temeva dunque si è aperto ufficialmente. I quattro componenti del Consiglio superiore della magistratura autosospesi perché coinvolti nelle riunioni con altri magistrati e dei deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti sui futuri assetti delle Procure, non hanno dato le dimissioni. Anzi, per tre di loro appartenenti alla corrente moderata Magistratura indipendente — Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre — è arrivato l’invito del gruppo a tornare al lavoro. Sfidando chi ha chiesto e continua a chiedere il passo indietro che libererebbe l’organo di autogoverno dei giudici da un’ipoteca che rischia di continuare a comprometterne l’immagine.

Da domani si apre dunque una settimana in cui continuerà a tenere banco il destino del Csm, con progetti di riforma che dopo i partiti al governo ieri ha auspicato anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il quale sulla posizione di Lotti ha spiegato: «Mi ha assicurato di non aver commesso alcuna illegalità, aspettiamo che esca la verità». Sulle modifiche alla composizione e al sistema elettorale dell’organo di autogoverno non ci sono ancora proposte chiare né condivise, ma questo appartiene al futuro. Il presente è un Consiglio che pur in grado di continuare a lavorare regolarmente, si ritrova comunque azzoppato. I componenti autosospesi sono stati già sostituti negli importanti incarichi che ricoprivano nelle commissioni consiliari, e spostati in altre di rilevanza molto minore.

Ieri mattina i quattro (oltre al terzetto di Mi c’è Gianluigi Morlini, della corrente centrista di Unicost che pretende le dimissioni; ma la decisione spetta al consigliere, non al gruppo) sono stati ricevuti dal vicepresidente David Ermini, che continua a muoversi in stretto raccordo con il capo dello Stato. S’è trattato di un colloquio franco, senza toni aspri, in cui s’è parlato anche del rispetto delle garanzie; che può significare, ad esempio, avere diritto a leggere le trascrizioni dei colloqui intercettati negli incontri contestati. Pur senza espliciti riferimenti alle dimissioni, Ermini ha ribadito l’invito a prendere una decisione rapida, facendo appello alla «massima responsabilità istituzionale». Difficile immaginare, dietro questa formula, una strada diversa dalle dimissioni.

I consiglieri hanno risposto che la loro scelta sarà resa nota a breve, ma subito dopo i tre di Mi sono andati all’assemblea generale del gruppo, dove hanno rivendicato la propria correttezza (al massimo ingenuità e inopportunità) e ribadito la volontà di non gettare la spugna. Ne è scaturito un documento che rinnova loro la fiducia e ne auspica la «pronta ripresa delle attività consiliari», mentre vengono stigmatizzati «l’impropria campagna mediatica» e i «giudizi sommari non suffragati dalla compiuta conoscenza degli atti».

L’unico richiamo traspare dal proclamato «impegno ad evitare, in futuro, ogni contatto con qualunque esponente politico estraneo al Csm, ancorché magistrato». È un riferimento chiaro a Cosimo Ferri, il leader ombra della corrente, duramente criticato dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati Pasquale Grasso (che fa parte di Mi): «Il ruolo di eminenza grigia è stato “certificato” dagli eventi degli ultimi giorni». Grasso avrebbe voluto le dimissioni degli autosospesi, già sollecitate dall’Anm, e per questo s’è astenuto al momento del voto sul documento finale.

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