Pubblicato in: Ideologia liberal, Medicina e Biologia

Italia. Morire perché trattati con l’omeopatia è triste realtà.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-06-08.

Crisantemo 001

Questa è una storia che avrebbe dovuto essere assurda, che non avrebbe mai dovuto succedere.

Invece è accaduta.

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Morì per otite dopo cura omeopatica, condannati i genitori

Condannati a tre mesi di carcere, pena sospesa, i genitori di Francesco, il bambino di 7 anni di Cagli (Pesaro Urbino) morto il 27 maggio 2017 per una otite batterica bilaterale curata con l’omeopatia. Lo ha deciso con giudizio abbreviato il gup di Ancona Paola Moscaroli per l’accusa di concorso in omicidio colposo aggravato.

I genitori del piccolo si erano affidati alle cure del medico pesarese Massimiliano Mecozzi, anche lui imputato, specializzato in omeopatia, che aveva consigliato prodotti omeopatici invece degli antibiotici per lenire l’otite del bambino poi degenerata in una encefalite. Il gup ha rinviato a giudizio il medico per il quale si procederà con rito ordinario poiché non ha fatto richieste di riti alternativi. Il processo si aprirà il 24 settembre. I difensori hanno preannunciato che ricorreranno in appello contro la condanna dopo aver letto le motivazioni della sentenza che verranno depositate entro 90 giorni.

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Treccani ben definisce cosa sia l’omeopatia.

«Dottrina medica elaborata da S.F.C. Hahnemann, agli inizi dell’Ottocento, basata sul concetto che la condizione di salute è dovuta a una ‘energia vitale immateriale’ che controlla armonicamente le interazioni tra le varie parti del corpo. L’omeopatia rivolge l’attenzione diagnostica e le strategie terapeutiche essenzialmente sulla sintomatologia, come, del resto, in gran parte avveniva anche in seno alla medicina tradizionale del tempo, da Hahnemann chiamata allopatia. Ma, mentre questa mirava, in base al principio dei contrari, di derivazione galenica, a combattere i fenomeni morbosi con i rimedi rivolti a sopprimerli (contraria contrariis curantur), Hahnemann elaborò una strategia terapeutica opposta, basata sul principio dei simili, sintetizzato nell’aforisma similia similibus curantur

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Cosa sia la «energia vitale immateriale» nessuno si è mai peritato di appurare: sono solo parole che colpiscono la fantasia, non certo una mente strutturata.

Energia, per definizione, altro non è che la grandezza fisica che misura la capacità di un corpo o di un sistema fisico di compiere lavoro, a prescindere dal fatto che tale lavoro sia o possa essere effettivamente svolto.

È in realtà una definizione che lascia alquanto la bocca amara. L’energia non ha alcuna realtà materiale ma è piuttosto un concetto matematico astratto che esprime un vincolo rispetto ai processi possibili. Feynman dovette ammettere francamente che «nella fisica odierna, non abbiamo alcuna conoscenza di cosa sia l’energia».

Come nota storica, spesso usato quasi per confondere la gente, Leibniz aveva usato il termine ‘energia viva‘ per intendere ciò che ora è denominato ‘energia cinetica‘.

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Una conseguenza di tale teoria era che le malattie avrebbero dovuto poter essere trattate con dosi infinitesimali di prodotti in grado di indurre, quando assunte in dosi consistenti, gli stessi sintomi della malattia che si intende guarire.

Era codesta frase un mero enunciato, senza alcuna base scientificamente dimostrata.

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L’unica eccezione, ma che pur sempre eccezione rimane, è il consolidato uso del placebo, ossia una sostanza inerte somministrata come se avesse grandi virtù medicinali in pazienti con sindromi psicosomatiche di grado modesto. Ma il beneficio è puramente soggettivo ed incerto.

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Molte persone hanno un disperato bisogno di credere che sia vero ciò che vorrebbero lo fosse. Di norma vi credono in modo così radicato che il creduto diventa una idea dominante, un delirio (letteralmente ‘uscita dal solco‘) ove il pensato non è sottoposto a revisione critica: è assunto come se fosse verità assoluta.

Né si pensi che sia faccenda rara: tutt’altro.

Si pensi soltanto a come molte persone intendono il tifo per la propria squadra, oppure a come interpretano e sostengono le proprie idee politiche ed economiche, il cosiddetto ‘clima’, le conflittuali teorie sui vaccini, sulle diete, e così via. Arrivano fino al punto di denominare ‘negazionisti‘ quei poveracci che ragionano ancora.

Sono l’esatto opposto dell’uomo di scienza, che è lucidamente conscio di quanto approssimati siano i propri dati sperimentali e di quanto provvisoria sia la teoria che li interpreta. Il grande Einstein insegnava a ‘dedicare un’ora al giorno a costruire la propria teoria e le restanti undici a demolirla‘. Ma Einstein era Einstain, e la gente comune non lo emula in nulla. Semplicemente lo ignora.

Tratto caratteristico degli scienziati è il dubbio, l’incertezza: uno scienziato mette tutto in discussione, nulla escluso.

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La condanna dei quei genitori dovrebbe ben dare da pensare. Più che al carcere avrebbero dovuto essere affidati allo psichiatra. Il dramma che hanno coinvolto la vita del proprio figlio sacrificato sull’altare del proprio delirio.

Ci ha pensato la morte a smentire le loro credenza apodittiche.

Per il ‘medico omeopata‘ il discorso è ben differente.

Un medico che non sappia riconoscere un’otite purulenta dovrebbe essere radiato dall’albo dei medici. Se poi si ostinasse a curare detta patologia con l’acqua schietta, ebbene, allora è un criminale. Lasciare che una otite degeneri in un’encefalite purulenta è un crimine sadico.

E quel medico è anche un criminale presuntuoso: quando si vede che il paziente non migliora, anzi, peggiora, si richieda un consulto ovvero lo si indirizzi per tempo in un ospedale.

Un medico che non sia umile sarebbe meglio si dedicasse ad altro mestiere.

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