Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Australia. Scott Morrison vince. Il problema dei sondaggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-19.

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Australia’s conservatives keep power in ‘miracle’ election win

Despite trailing the Labor party in polls, Prime Minister Scott Morrison will remain in power following Australian elections. He dedicated the victory to the “quiet Australians.” Labor party leader Bill Shorten admitted defeat in Australia’s national elections on Saturday. The Liberal party-led ruling coalition looked set to win at least 73 seats to Labor’s 65.

“Without wanting to hold out any false hope, while there are still millions of votes to count and important seats yet to be finalized, it is obvious that Labor will not be able to form the next government,” said Shorten, conceding the election to incumbent Prime Minister Scott Morrison.

The results were something of an upset, as polls ahead of the elections had given Labor a slight lead.

“I have always believed in miracles…and tonight we have been delivered another one!” declared an exuberant Morrison. “How good is Australia! And how good are Australians!”

Morrison went on to say that the win was for the “quiet Australians,” and that “It’s always been about them.”

Another confirmed result saw former Prime Minister Tony Abbott lose his Sydney seat of Warringah, which he had held for 25 years.

Shorten appeared confident of victory

Despite Morrison touting his party’s economic credentials ahead of the election, analysts had predicted a lingering voter backlash following a messy internal power struggle last year that saw him oust his socially moderate predecessor.

Morrison was seen as a compromise between the Liberals’ heavily conservative faction and the moderates. However, he has failed to unite the two sides.

Shorten, the reserved Labor leader, had seemed to strike a chord with voters, who feel left behind financially and are worried about the environment.

As he cast his ballot earlier on Saturday, Shorten was confident about forming a majority government.

“Today is the people’s day,” he said. “Be it buying a ‘democracy sausage’ (from the traditional barbecues held at polling locations), the kids having a bit of a sugar cake or what have you, and voting.”

“In the event that the people of Australia voted to stop the chaos and voted for action on climate change, we will be ready to hit the ground from tomorrow.”

Morrison, meanwhile, warned voters against voting Labor: “It’s not the time to engage in Bill Shorten’s big, risky project of big taxes and big spending.”

Coal factor

Climate change emerged as a major factor in the election, with the Liberal Party clinging to the coal industry, despite turning public opinion and a season of record floods, wildfires and droughts.

As well as picking new lawmakers for the 150-seat House of Representatives, Australians were also choosing 76-members of the Senate.

Ahead of the vote, polls showed Labor winning 49% – 51%, but with a complex preferential electoral system, an upset is always possible. Two weeks ago, Labor were polling 48% to 52%.

There are about 17 million eligible voters in Australia, and voting is compulsory. 

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Ricapitoliamo.

«Ahead of the vote, polls showed Labor winning 49% – 51%, but with a complex preferential electoral system, an upset is always possible. Two weeks ago, Labor were polling 48% to 52%.»

L’opinione pubblica e gli stessi candidati sono rimasti stupefatti che le urne abbiano ribaltato le previsioni elettorali. Sono rimasti così sbigottiti da gridare al miracolo.

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Di questi tempi il mestiere delle società di sondaggi, e non solo di quelli elettorali, è diventato molto più difficile rispetto a come era nel passato.

Senza pretesa alcuna di essere esaustivi, sembrerebbe utile puntualizzare alcuni elementi che potrebbero essere utili nel facilitare la corretta lettura dei risultati delle prospezioni. Ne accenneremo tenendo conto del proscenio mondiale, quindi sicuramente in termini medi: le eccezioni saranno numerose, ma trascurabili da un punto di vista quantitativo.

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Da un punto di vista metodologico, i rilevamenti sono fatti tramite consultazione telefonica, talora via internet.

I campioni esaminati hanno una numerosità media di 1,000 intervistati, con punte di 5,000.

La società di sondaggi fa il suo possibile per estrarre il campione stratificato, ossia che comprenda al meglio tutte le componenti ritenute essere fondamentali nella dichiarazione di voto: età, sesso, tipologia di lavoro, etc.

Emergono però due problemi. Il primo problema consiste nel fatto che le categorie ritenute essere importanti nell’indirizzare il voto sono per forza di cose quelle previamente identificate essere tali, ma nulla vieta di pensare che si siano omesse categorie emergenti, non ancora riconosciute. Il secondo problema è banalissimo: si può raggiungere telefonicamente solo le persone delle quali si conosca il numero telefonico e le caratteristiche. In altri tempi, l’elenco del telefono era strumento cardine, ma adesso l’uso del telefono fisso è in declino ed, almeno ufficialmente, non dovrebbero essere disponibili i numeri dei cellulari.

In altri termini, il campione è selezionato solo ed esclusivamente tra le persone effettivamente raggiungibili a telefono: è una limitazione non da poco, per quanto inevitabile.

Come tutti i risultati statistici, alla fine si perviene ad un certo quale valore percentuale stimato, che però è soggetto all’errore di campionamento. Questo errore è stimato essere, grosso modo, tra i due ed i quattro punti percentuali. Le percentuali basse presentano un errore di campionamento maggiore di quelle che si attestano attorno al 50%.

Per poter affermare con ragionevole sicurezza che la percentuale di propensione al voto attribuita al partito A sia significativamente diversa da quella attribuita al partito B è necessario che queste differiscano per un valore maggiore del doppio dell’errore di campionamento. Ossia, dovrebbe sussistere uno scarto di almeno quattro – sei punti percentuali. In caso contrario, non sussistono elementi logici che indichino la supremazia di un partito rispetto all’altro.

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Purtroppo i problemi non si fermano qui.

In primo luogo, dopo decenni di consistente stabilità politica ove i partiti tradizionali rappresentavano larghi strati delle popolazioni e due grandi formazioni si alternavano al potere, i quadri politici si sono frammentati in una congerie di raggruppamenti conflittuali, costretti poi alla fine a formare delle coalizioni di governo. Da un punto di vista statistico però, questa frammentazione determina che le forze politiche abbiano basse percentuali, e le basse percentuali sono affette da errori maggiori di quelle alte.

In secondo luogo, l’Elettorato sembrerebbe essere diventato estremamente mobile. Un esempio da manuale è costituito da Forza Italia. Fondata il 29 giugno 1993 con rogito del notaio Roveda, prende corpo politico con il messaggio televisivo del 26 gennaio 1994 e vince con il 21% dei voti le elezioni politiche tenute il 27-28 marzo dello stesso anno. Un altro esempio potrebbe esse l’attuale Brexit Party nel Regno Unito: fondato poco meno di due mesi fa è quotato ad oggi attorno al 35%. Siamo chiari: nessun sondaggista avrebbe mai potuto prevedere fenomeni del genere. Questo fenomeno suggerisce quindi di prendere i risultati come valevoli per un ristretto lasso di tempo.

In terzo luogo, in questi periodi di sommovimenti politici ove resta quasi impossibile identificare il prossimo futuro vincitore, e la lotta è serrata e ricorre a qualsiasi mezzo disponibile, la gente ha un concreto timore a rispondere alle interviste telefoniche. Nessuno ha la concreta sicurezza che il chiamante sia effettivamente una società di sondaggi. Non solo. Quanto l’intervistato risponde è sicuramente registrato e tracciabile, cosa questa che per molti risulterebbe essere non solo fastidiosa, ma financo pericolosa. A ben pochi fa piacere esporre ciò che realmente pensano: hanno il forte dubbio che quanto detto possa in un futuro essere utilizzato contro di loro.

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Alla luce di quanto detto, non ci si dovrebbe stupire più di tanto che le società di sondaggi avessero prodotto in Australia dei risultati clamorosamente smentiti dai fatti.

Similmente, eguali ragionamenti e prudenza dovrebbero essere usati per valutare i sondaggi per le prossime elezioni europee.

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