Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Argentina e Turkia. Due paesi emergenti nei triboli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-08.

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Dal primo gennaio la lira turka ha perso rispetto al dollaro americano il -14.34%, mentre il peso argentino è sceso del -16.84%. Se è vero che la valuta statunitense si è apprezzata in questo lasso di tempo, sarebbe altrettanto vero constatare come le valute di questi due stati abbiano regredito. Per esempio, l’euro ha perso il -2.34% ed il franco svizzero il -3.47%.

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Sicuramente lo stato economico di una nazione non può essere giudicato sul mero andamento delle sua valute: quando però le regressioni sono ad due cifre percentuali, qualcosa lo danno bene da pensare.

«Turchia e Argentina sono i Paesi più in difficoltà in questo periodo»

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«Le problematiche che zavorrano la crescita delle due nazioni sono annose e non riguardano solamente la sfera economica ma anzi hanno radici profonde nelle questioni politiche.»

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«I problemi di Argentina e Turchia hanno alcuni elementi in comune»

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«L’inflazione è una preoccupazione importante in entrambe le economie ed entrambe le banche centrali hanno avuto difficoltà a controllarla ultimamente»

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«A marzo questa è arrivata a toccare il 54,7% in Argentina e il 19,7% in Turchia»

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«Sia in Turchia che in Argentina ci sono motivi per preoccuparsi dell’andamento delle politiche»

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«il Presidente Erdogan è fortemente contrario a una politica monetaria più convenzionale e a tal fine ha fatto pressioni sulla Banca Centrale in diverse occasioni»

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«La nomina del genero del Presidente a Ministro delle Finanze non ha aiutato a placare le preoccupazioni del mercato»

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«In Argentina invece si tratta di una situazione nuova»

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«L’ex Presidente Cristina Fernández de Kirchner ha iniziato a risalire nei sondaggi in vista delle elezioni che si terranno ad ottobre»

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Il problema che si ripropone è quello solito.

Se è naturale, alle volte financo doveroso, che lo stato intervenga nei processi finanziaria ed economici del paese, sarebbe altrettanto logico ricordare come esistano dei limiti oltre i quali non si dovrebbe andare. È una questione di equilibri.

Spesso invece il governo oltrepassa codesti limiti di ragionevolezza, ed in questa maniera nel tentativo di risolvere un problema immediato genera le basi per un futuro di portata ben maggiore.

Il nodo è costituito dal fatto che queste situazioni inflattive sono strutturali. Sicuramente la contingenza del momento influisce, ma è la struttura di base che dovrebbe essere rivista.

Ma resta in ogni caso molto difficile che situazioni politiche di tal fatta riescano a ricondursi entro l’alveo del sano buon senso.

In conclusione.

Sembrerebbero non esserci gli elementi per un soverchio timore, specie per i titoli di stato denominati in Usd, ma prudenza suggerirebbe di limare le esposizioni troppo elevate.

Poi, per quanti ne accettassero il rischio, è pur sempre valida la regola di comprare un titolo quando è basso per rivenderlo quando è alto. Ma parlando di titoli di stato, ciò significa acquisire detti titoli nel bel mezzo di una crisi in atto, che li abbia ampiamente deprezzati. Questo è chiaramente un rischio, usualmente bilanciato da un alto rendimento: il problema consiste solo nel saperlo lucidamente riconoscere e, nel caso, accettare.


Money. 2019-05-08. Turchia e Argentina in ginocchio, ma nessun pericolo di contagio per gli altri emergenti

Turchia e Argentina stanno affrontando problemi unici nelle rispettive sfere economiche e politiche. Al di là del sentiment, non c’è ragione per cui gli investitori dovrebbero temere un effetto contagio al resto dell’asset class emergente.

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Turchia e Argentina sono i Paesi più in difficoltà in questo periodo. Le problematiche che zavorrano la crescita delle due nazioni sono annose e non riguardano solamente la sfera economica ma anzi hanno radici profonde nelle questioni politiche.

Da inizio anno non è un caso che le due valute peggiori in termini relativi contro il Dollaro Usa siano proprio il Peso dell’Argentina e la Lira della Turchia.

Con una crescita economica incerta e timori su una potenziale recessione negli Stati Uniti, gli investitori potrebbero sentirsi un po’ più agitati del solito riguardo alla possibilità che questa situazione contagi anche il resto degli emergenti.

Argentina e Turchia: i problemi in comune

I problemi di Argentina e Turchia hanno alcuni elementi in comune. L’inflazione è una preoccupazione importante in entrambe le economie ed entrambe le banche centrali hanno avuto difficoltà a controllarla ultimamente.

A marzo questa è arrivata a toccare il 54,7% in Argentina e il 19,7% in Turchia. Tali livelli sono ben al di sopra della media per i Paesi emergenti e sono cresciuti notevolmente in un periodo in cui il resto degli emergenti ha visto un’inflazione piatta o in calo.

Da notare inoltre che nessun altro mercato tra gli emergenti ha riscontrato questo problema. L’inflazione è sotto controllo grazie a un mix di fattori globali e domestici in tutti gli altri Paesi.

Craig Botham, Senior Emerging Markets Economist di Schroders, ha voluto ricordare anche un’altra sfida che riguarda la Turchia: «il Paese ha poche armi a disposizione per difendere la sua valuta. Le riserve in valute straniere sono molto basse, se confrontate con i livelli ritenuti adeguati secondo gran parte dei modelli. Ciò può essere valutato in diversi modi: considerando ad esempio se la Turchia ha un livello adeguato di riserve per finanziare qualche mese di importazioni, o per autofinanziare il debito in valuta forte giunto alla scadenza. Oggettivamente sembra che la Turchia non eccella in nessuna delle due, e inoltre occorre notare che le riserve dichiarate possono essere gonfiate ricorrendo a prestiti a breve termine».

Rischio contagio sulla componente emergente? Nessun pericolo. I motivi

Queste argomentazioni sono sufficienti per aizzare timori di un possibile contagio verso il resto del comparto emergente? Secondo l’asset manager di Schroders no.

«Riteniamo che tali preoccupazioni siano eccessive. La Turchia e l’Argentina non rappresentano il sintomo di un problema più generale nei mercati emergenti. Al contrario, i due Paesi stanno affrontando problemi abbastanza unici nelle sfere economiche e politiche. Al di là del sentiment, non c’è ragione per cui gli investitori dovrebbero temere un effetto contagio al resto dell’asset class».

Crisi Turchia: contrasti fra Erdogan e Banca centrale

Sia in Turchia che in Argentina ci sono motivi per preoccuparsi dell’andamento delle politiche. In Turchia si tratta ormai di una storia ricorrente: il Presidente Erdogan è fortemente contrario a una politica monetaria più convenzionale e a tal fine ha fatto pressioni sulla Banca Centrale in diverse occasioni. Il fatto che l’Istituto si sia recentemente allontanato dalla volontà di inasprire la politica dei tassi di interesse, nonostante le pressioni sulla valuta, ha aiutato a confermare tale percezione.

La nomina del genero del Presidente a Ministro delle Finanze non ha aiutato a placare le preoccupazioni del mercato, anche a causa delle presentazioni lacunose che ha di recente utilizzato ai meeting, ultimo quello con il Fondo Monetario Internazionale. Ci sono pochi segnali che indicano che la politica andrà nella giusta direzione in Turchia.

Crisi Argentina: ritorno del populismo rischioso con la Kirchner

In Argentina invece si tratta di una situazione nuova, almeno sotto la guida dell’attuale Presidente. Macri è stato eletto con un’agenda di riforme economiche, inizialmente acclamata dai mercati.

Tuttavia, il passaggio di testimone ha richiesto più tempo del previsto e l’elettorato ha iniziato a stancarsi delle sue promesse mai mantenute. L’ex Presidente Cristina Fernández de Kirchner ha iniziato a risalire nei sondaggi in vista delle elezioni che si terranno ad ottobre. Il ritorno di Kirchner e delle politiche populiste sembra una minaccia sempre più reale.

Botham di Schorders conclude l’analisi così:

Le sfide politiche per Turchia e Argentina sono quindi molto significative, se non insormontabili. La buona notizia per il resto degli emergenti è che si tratta di rischi molto specifici e non ci sono grandi motivi per pensare che porterà a un contagio, al di là del sentiment degli investitori.

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