Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Germania. Prezzi dell’import +1.7% a/a. – Destatis.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-01.

Destatis__001

Destatis ha rilasciato il Report:

Import prices in March 2019: 1.7% on March 2018 [Tabella numerica]

Import prices, March 2019

0.0% on the previous month

+1.7% on the same month a year earlier

Export prices, March 2019

+0.1% on the previous month

+1.3% on the same month a year earlier

WIESBADEN –The index of import prices increased by 1.7% in March 2019 compared to the corresponding month of the preceding year. As reported by the Federal Statistical Office (Destatis), in February 2019 and in January 2019 the annual rates of change were +1.6% and +0.8%, respectively. From February 2019 to March 2019 the index did not change.

The index of import prices, excluding crude oil and mineral oil products, increased in March 2019 by 1.0% compared to March 2018 and in comparison with February 2019 it fell by 0.2%.

The index of export prices increased by 1.3% in March 2019 compared to the corresponding month of the preceding year. In February 2019 and in January 2019 the annual rates of change were +1.3% and +1.1%, respectively. From February 2019 to March 2019 the index slightly rose by 0.1%.

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L’indice dei prezzi dell’import è salito al 1.7% nel volgere di un anno solare.

A prima vista, ci si potrebbe trarre in inganno considerando la variazione del rapporto Eur/Usd, con rafforzamento del dollaro. Se sicuramente la variazione ha avuto il suo peso, l’esame della tabella allegata chiarisce meglio le fonti delle variazioni. La Tabella riporta il delta sull’arco di tre mesi: quindi per ottenere la variazione annuale attesa si dovrebbe moltiplicare per quattro. Per facilitare la lettura, le voci sono state tradotte in italiano.

2019-05-01__Destatis__001

Il costo dell’import di piante annuali è aumentate in tre mesi del 7.45%, ossia del 29.81% annuo.

Ma gli aumenti dei costi di import di materie prime ed alimentari sono ben più preoccupanti.

I costi dell’importazione dei suini vivi è levitato del 7.31% (29.26% annuo), mentre quelli di altri animali vivi, pollame escluso, è salito del 4.10% (16.38%): variazioni che poi si ripercuoteranno su costi incomprimibili al consumo. Le spese alimentari non sono riducibili oltre un certo limite.

Ben più preoccupanti sono gli aumenti dei costi dell’importa per i minerali 8.76% (35.02%), dei minerali ferrosi 10.78% (43.13%), dei minerali metallici non ferrosi 6.85% (27.39%), di piombo, zinco e stagno 7.80% (31.19%), delle macchine per la lavorazione dei minerali metallici 4.29% (17.16%), del coke 7.81% (31.24%), e dei prodotti petroliferi 7.96% (31.84%). Il petrolio segna costi di import per +10.12% (40.46%).

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Non dovrebbe servire una grande preparazione economica per comprendere come aumenti dei costi dell’import di codesta entità siano non sostenibili nel tempo, senza generare severe ripercussioni su tutto il sistema industriale produttivo tedesco.

La Germania sta pagando a ben duro prezzo la mancanza di un precisa strategia di approvvigionamento delle materie prima dalle quali dipende, in ultima analisi, tutta la sua produzione industriale. Così come sta pagando ad usura le remore etiche e morali che si è autoimposta nel selezionare i paesi con i quali avere rapporti economici.

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