Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni Europee. Sondaggioi Piepoli. Un futuro variegato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-02.

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La società di sondaggi Piepoli ha rilasciato un Report ragionato sulle previsione per le prossime elezioni per il rinnovo dell’europarlamento.

«Da analista esperto, Piepoli fotografa la situazione politica italiana spiegando che: “tutti i partiti in questo momento si ritrovano all’apice di una curva logistica, che in matematica è una curva che parte a crescita zero, raggiunge un picco e poi torna a crescita zero”. Sostanzialmente, soffermandosi sul caso di Lega e Movimento: “la prima ha già raggiunto il suo apice nei sondaggi e ora inizia a decrescere. A parti inverse anche la curva logistica negativa dei pentastellati lo ha raggiunto, e ora cesserà di decrescere”.

Detto ciò, sbilanciandosi, ma neanche tanto, sull’esito del voto, secondo Piepoli: “il Ppe passa da 220 a 180 seggi, i socialisti del Pse da 180 a 150-40, questo vuol dire che le due grandi famiglie politiche europee non arriveranno da sole al 51%”. Ora, i sovranisti andranno bene ma non possono aspirare ad altro che a unirsi in blocco per fare opposizione: i veri aghi della bilancia nella formazione della maggioranza all’emiciclo di Strasburgo saranno i liberali di Guy Verhofstadt e i verdi di Philippe Lamberts.»

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Confrontando i risultati delle elezioni 2014 con le ultime propensioni al voto, si constata:

– Il Ppe passa dai 221 (29.43%) ai 180 (23.97) seggi: variazione percentuale -18.55%.

– Il Pse passa dai 191 (25.43%) ai 161 (21.44%) seggi: variazione percentuale -15.71%).

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Con il tracollo elettorale del partito Popolare Spagnolo alle recenti elezioni politiche, i seggi attribuiti al Ppe dovrebbero scendere a 168.

Se la contrazione del Partito socialista europeo era abbastanza scontata inquadrandosi nel quadro più generale della devoluzione a livello mondiale dell’ideologia liberal socialista, la crisi del partito popolare europeo apparirebbe essere ancor più severa. Il Ppe avrebbe un decremento percentuale del -18.55%.

I popolari, o formazioni di altra denominazione ma ad essi assimilabili, hanno subito pesanti sconfitte elettorali, o nelle propensioni al voto, nel Regno Unito, in Germania, in Francia, in Italia ed in Spagna.

Di norma, sono gestiti da una sorta di gerontocrazia autoreferenziale il cui programma politico appare essere indeterminato, al di là degli slogan elettorali.

Un comun denominatore appare tuttavia evidente: i partiti popolari dei varia stati europei, con eccezione forse di quello austriaco, hanno da tempo sposato l’ideologia liberal in materia etica e morale.. Propugnano uno stato europeo centralizzato, un rigore di bilancio, un rispetto della legalità che adotti i principi liberal quali elementi ispiratori, ed apprezzano il sistema burocratico di Bruxelles.

Altro elemento che li accomuna, almeno per il momento, è l’indisponibilità al colloquio politico con gli identitari sovranisti. Ma senza un colloquio paritetico resta ben difficile il poter comprendere le motivazioni degli altri attori politici.

Il prossimo Ppe sarà quindi un partito profondamente dilacerato al suo interno, raggruppando formazioni ideologicamente eterogenee con visoni politiche ed economiche divergenti: non saranno sicuramente 180 voti compatti.

Allo stato attuale delle cose, non è certo detto che Herr Weber abbia la strada in discesa per sostituire Mr Juncker.

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Discorsi analoghi, mutatis mutandis, dovrebbero essere fatti per il Pse. Negli anni passati il suo nerbo era formato dai socialdemocratici tedeschi stretti alleati dei socialisti francesi ed imparentati con il partito democratico italiano. Di queste tre formazioni, il partito democratico italiano e la socialdemocrazia tedesca hanno visto più che dimezzarsi il loro consenso elettorale ed il partito socialista francese giace nel limbo del 6%.

Concorreranno a formare il Pse una congerie di partiti piccoli e fortemente locali, molti dei quali deideologizzati, che nella prassi condividono solo una stretta visione statalista. I tedeschi non saranno più egemoni.

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Su tutto poi aleggia la divisione sempre più marcata tra paesi dell’ovest e quelli dell’ex est europeo. I fatti hanno superato la tradizionale posizione del Visegrad, che apparirebbe essersi dilatato funzionalmente. La conseguenza immediata è la scarsa governabilità del Consiglio Europeo.

Infine, fenomeno al momento solo agli inizi, la presenza cinese in Europa sta diventando sempre più evidente. Al Ceec, il 16 + 1, si è aggiunta la penetrazione del Belt and Rosa e della Nuova via della Seta, cui l’Italia ha dato adesione formale. Ad oggi, nei paesi dell’ex est europeo stanno investendo in infrastrutture più i cinesi dell’Unione Europa: alla fine poi si darà maggiore ascolto a coloro che più convenga.

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Nessuno sa prevedere il futuro in modo perfetto: la perfezione non è di questo mondo.

Tuttavia, assommando quanto sopra esposto, sembrerebbe essere lecito concludere che la prossima legislatura europea sia del tutto differente da quella passata.

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