Pubblicato in: Arte

Vasari. Ritrovato il dipinto ‘Cristo Porta Croce’ del 1553.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-01.

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Giorgio Vasari: un grande.

«Giorgio Vasari (Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574) è stato un pittore, architetto e storico dell’arte italiano.

Il Vasari ebbe una vastissima rosa di interessi: fu infatti un pittore dallo spiccato gusto manierista, un architetto di certo pregio (realizzò il palazzo della Carovana a Pisa e il complesso fiorentino degli Uffizi) e infine eccelso storiografo. Il nome del Vasari, infatti, è legato in modo indissolubile alle Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, una serie di biografie nella quale egli copre l’intero canone artistico teso tra Trecento e Cinquecento.

Giorgio Vasari nacque ad Arezzo il 30 luglio 1511 dal mercante di tessuti Antonio Vasari e da Maddalena Tacci. Ancora giovanissimo frequentò la bottega aretina del francese Guillaume de Marcillat, pittore di vetrate di buon talento; nello stesso periodo, frequentò le lezioni del poligrafo Giovanni Pollio Lappoli, dove ricevette una prima educazione umanistica, e si cimentò anche nell’architettura, realizzando il basamento dell’organo del Duomo detto Nuovo, ove si mostrò assai sensibile alle influenze michelangiolesche della tomba di Giulio II.

Successivamente, il giovane Vasari proseguì gli studi a Firenze, dove giunse per circostanze fortuite al seguito del cardinale cortonese Silvio Passerini, tutore dei rampolli di casa de’ Medici, i futuri cardinale Ippolito e duca Alessandro. Introdotto dal Passerini nella cerchia della corte medicea, Vasari approfondì la propria educazione umanistica, passando sotto la guida del letterato Pierio Valeriano; fu, inoltre, un frequentatore assiduo della bottega di Andrea del Sarto e dell’accademia di disegno di Baccio Bandinelli, artisti che gli fornirono strumenti essenziali, quali la perizia disegnativa e la capacità di composizione prospettica. Negli anni fiorentini, che egli ricorderà come i più felici della sua vita, Vasari conobbe inoltre Francesco Salviati, del quale godette l’amicizia per il comune interesse verso le opere dell’antichità classica. Proprio in ragione del loro entusiasmo condiviso i due visitarono Roma tra il 1531 e il 1532; nell’Urbe Vasari, insieme all’amico, studiò i monumenti antichi, le opere di Raffaello e Michelangelo ed i grandi testi figurativi della maniera moderna …. » [Fonte]

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Fra le sue tante opere architettoniche vorremmo ricordare la ristrutturazione di Palazzo Vecchio, gli Uffizi, Palazzo della Carovana.

Dobbiamo al Vasari l’aver coniato i termine che da quel momento in poi designerà i tempi del 1500: Rinascimento.

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Guardiamo adesso la fotografia del quadro.

Due soli particolari.

Sembrerebbe portare la Santa Croce con levità. Sembrerebbe. Osservate con attenzione l’inserzione giugulare dello sternocleidomastoideo destro, sotto tensione. E subito dietro il disegno del margine anteriore del muscolo trapezio.

Osserviamo quindi la mano destra. Essendo posta in alto rispetto all’articolazione del gomito ci si sarebbe aspettati che le vene fossero flosce, causa la gravità. Invece sono turgide per la forza della contrazione, e stranamente non compaiono rigonfie le vene dell’avambraccio. Ciò dipende dal tipo della presa, che il Vasari sembrerebbe aver studiato con la cura di un perito settore.

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Che dire?

Vasari fu un Grande.


Ministero per i Beni Culturali. 2019-01-28. Vasari per Bindo Altoviti. Il Cristo portacroce

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano per la prima volta al pubblico dal 25 gennaio al 30 giugno 2019, nella sede di Galleria Corsini a Roma, un capolavoro recentemente riscoperto di Giorgio Vasari: il Cristo Portacroce, realizzato per il banchiere e collezionista Bindo Altoviti nel 1553. 

Il dipinto costituisce uno dei vertici della produzione dell’artista aretino e uno degli ultimi dipinti realizzati a Roma prima della sua partenza per Firenze.

Il ritrovamento si deve a Carlo Falciani, esperto studioso di pittura vasariana, che lo ha riconosciuto nel quadro registrato da Vasari nel proprio libro delle Ricordanze, indicandone la data e il nome del prestigioso destinatario. 

Il dipinto testimonia un momento assai importante dell’attività romana di Vasari, allora al servizio di papa Giulio III e della sua cerchia. 

Riportata nel suo contesto, l’opera si rivela un caso esemplare per capire le pratiche di lavoro di Giorgio Vasari e i caratteri peculiari della sua fortunatissima ‘maniera’.

In occasione della mostra è previsto un ciclo di conferenze sull’opera esposta e la figura dell’artista. Sarà inoltre pubblicato un catalogo (editore Officina Libraria) a cura di Barbara Agosti e Carlo Falciani.

La mostra e il catalogo sono realizzati grazie alla collaborazione e al supporto della Benappi Fine Art. Il dipinto è stato restaurato presso lo studio “Daniele Rossi” di Firenze.

PANNELLI DI SALA. UN DIPINTO RITROVATO              

“Ricordo come a dì XX di maggio 1553 Messer Bindo Altoviti ebbe un quadro di braccia uno e mezzo drentovi una figura dal mezzo in su grande, un Cristo che portava la Croce che valeva scudi quindici d’oro”. Con queste parole, il celebre pittore aretino Giorgio Vasari segnala nelle sue Ricordanze la realizzazione di un Cristo portacroce per l’importante banchiere fiorentino Bindo Altoviti. Il dipinto, passato nel Seicento nelle collezioni Savoia, era da tempo considerato perduto, finché non è stato identificato con questa tavola recentemente comparsa ad un’asta ad Hartford (USA). Un recupero straordinario che, grazie alla generosità dei proprietari, è oggi possibile esporre per la prima volta al pubblico.

UN BANCHIERE COLLEZIONISTA       

Bindo Altoviti (1491-1556) è il prototipo dell’uomo di corte rinascimentale, dedito alle arti non meno che agli affari. Stimato da Michelangelo, che gli regalò uno dei cartoni della volta della Sistina, venne ritratto da Raffaello, Benvenuto Cellini, Francesco Salviati e Jacopino del Conte. Il suo celebre palazzo romano presso ponte Sant’Angelo, nella roccaforte del commercio bancario dell’Urbe, era «riccamente ornato di anticaglie e altre belle cose», tra cui le decorazioni ad affresco eseguite da Giorgio Vasari. Fiero sostenitore della fazione antimedicea, venne condannato in contumacia da Cosimo I e morì a Roma nel 1556.

VASARI E BINDO ALTOVITI    

Tra gli artisti legati a Bindo Altoviti, un posto d’onore spetta certamente a Giorgio Vasari. Le fonti ricordano infatti numerose opere a lui commissionate, a partire dalla celebre pala dell’Immacolata Concezione della chiesa di Ognissanti a Firenze (1540-1541) fino a questo straordinario Cristo portacroce del 1553. In quell’anno Vasari era a Roma ospite proprio del «cordialissimo messer Bindo», nella cui residenza romana affrescò anche la loggia con il Trionfo di Cerere, unica decorazione sopravvissuta alla distruzione del palazzo nel 1888 e dal 1929 ricollocata nel Museo di Palazzo Venezia. Si tratta delle ultime opere realizzate dal pittore a Roma, prima di tornare a Firenze per entrare al servizio dell’acerrimo nemico di Bindo Altoviti, Cosimo I de’ Medici.


Ansa. 2019-01-28. Vasari, a Roma un capolavoro ritrovato

Riapparso in un’asta, il Cristo portacroce fu dipinto nel 1553.

*ROMA – E’ la storia di un ritrovamento eccezionale quella del “Cristo portacroce”, capolavoro dipinto da Giorgio Vasari nel 1553, che dal 25 gennaio al 30 giugno è esposto per la prima volta al pubblico dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica nella sede di Galleria Corsini a Roma. Il quadro, che l’artista aretino realizzò per il banchiere e collezionista Bindo Altoviti mentre era a Roma al servizio di papa Giulio III, viene dunque restituito alla collettività dopo esser stato considerato a lungo perduto. Della sua storia nel corso dei secoli si sa poco: acquistato dai Savoia, nel ‘600 molto probabilmente finì in Francia e poi se ne sono perse le tracce.

Fino ai nostri giorni, con la scoperta durante un’asta svoltasi ad Hartford (Usa), e l’identificazione avvenuta grazie all’intuizione di Carlo Falciani, esperto studioso di pittura vasariana. Osservando una foto, Falciani ha infatti riconosciuto il “Cristo portacroce” identificandolo nel quadro registrato da Vasari nel proprio libro delle Ricordanze.

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