Pubblicato in: Cina, Russia

Belt & Road. Accordi per 64 mld Usd. Il pianto degli esclusi.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-28.

Cina

«President Xi Jinping on Saturday hailed deals worth more than $64 billion signed during China’s Belt and Road Initiative (BRI) this week …. almost 40 heads of state and government from around the world »

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«More and more friends and partners will join in Belt and Road cooperation»

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«China said it signed a memorandum of understanding with various countries including Italy, Peru, Barbados, Luxembourg, Peru and Jamaica»

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«a summit on his Belt and Road Initiative and more nations would join the global infrastructure program»

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«to reinvent the ancient Silk Road to connect Asia to Europe and Africa through massive investments in maritime, road and rail projects»

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«The gathering included Russian President Vladimir Putin, Italian Prime Minister Giuseppe Conte, whose nation became the first G7 member to join Belt and Road, and Pakistan’s Imran Khan»

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«Italian Prime Minister Giuseppe Conte. As the only country in the group of the seven leading industrialized nations (G7), Italy has formally declared its readiness to participate in the project»

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64 miliardi di dollari americani sono una gran bella cifra, e si tenga conto che saranno impiegati in infrastrutture.  Sicuramente il finanziamento rappresenterà un debito, ma i debiti contratti per costruire infrastrutture sono ammortizzabili, perché produttivi.

Germania e Francia non partecipano, anche se hanno qualche collaborazione in essere. Specie la Germania di Frau Merkel è fortemente prevenuta.

«the lack of environmental compatibility, for example, of coal or hydroelectric power plants»

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«Germany is skeptical of the Chinese prestige project – as well as other large EU states»

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«One allegation is that China does not comply with social, environmental and human rights standards»

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«It is also criticized that it would be mainly Chinese state companies in the construction of bridges or roads to train»

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«The initiative, which is supposed to connect, should not be a one-way street, demands German industry»

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Queste frasi sembrerebbero spiegare molto bene la situazione.

La Germania di Frau Merkel non è disponibile a trattare con la Cina, la quale, a suo modo di vedere, non rispetterebbe gli standard tedeschi sociali, ambientalistici e di visione dei diritti umani. E questo Frau Merkel lo dice chiaramente ad alta voce.

Poi i tedeschi si stupiscono di essere stati tagliati fuori dal giro.

Le persone che prendono a pesci in faccia non li ringraziamo, riverenti.

Che poi, se riguardassero meglio le offerte che hanno fatto, presentavano costi tre volte maggiori di quelli prospettati delle imprese cinesi.

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Una sola, ultima considerazione.

Mr Conte ha fatto quello che avrebbero dovuto fare i suoi predecessori, che non ne furono all’altezza: portare a casa solidi contratti e denaro fresco che genererà lavoro.

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Reuters. 2019-04-27. China’s Xi touts more than $64 billion in Belt and Road deals

President Xi Jinping on Saturday hailed deals worth more than $64 billion signed during China’s Belt and Road Initiative (BRI) this week as he sought to reassure skeptics the project will deliver sustainable growth for all involved. ….

“More and more friends and partners will join in Belt and Road cooperation,” he said in his closing remarks. “The cooperation will enjoy higher quality and brighter prospects.” ….

In a separate statement China said it signed a memorandum of understanding with various countries including Italy, Peru, Barbados, Luxembourg, Peru and Jamaica. ….»

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Abs Cbn. 2019-04-27. Xi says more nations joining Belt and Road, $64 billion in deals signed

Chinese President Xi Jinping said Saturday $64 billion in deals were signed at a summit on his Belt and Road Initiative and more nations would join the global infrastructure program as he sought to ease concerns over the colossal project.

Xi and 37 world leaders wrapped up a three-day forum in Beijing with pledges to ensure that projects in his new Silk Road are financially sustainable and green following concerns about debt and environmental damage.

“We are committed to supporting to open, clean and green development and rejecting protectionism,” Xi told journalists at the end of the forum, without taking questions.

His signature foreign policy aims to reinvent the ancient Silk Road to connect Asia to Europe and Africa through massive investments in maritime, road and rail projects — with hundreds of billions of dollars in financing from Chinese banks. ….

The gathering included Russian President Vladimir Putin, Italian Prime Minister Giuseppe Conte, whose nation became the first G7 member to join Belt and Road, and Pakistan’s Imran Khan.»

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International News. 2019-04-27. Beijing Summit: Conference on the Silk Road ends with billionaire contracts

For three days, almost 40 heads of state and government from around the world had met in the Chinese capital and talked about the next phase of the so-called New Silk Road. ….

Critics warn that financially vulnerable countries may be in debt trap and growing dependency on China. Sri Lanka, for example, was unable to repay its debt to Beijing, leaving China in control of a deep water port for 99 years. Another point of criticism is the lack of environmental compatibility, for example, of coal or hydroelectric power plants. ….

Germany is skeptical of the Chinese prestige project – as well as other large EU states. One allegation is that China does not comply with social, environmental and human rights standards. It is also criticized that it would be mainly Chinese state companies in the construction of bridges or roads to train. The initiative, which is supposed to connect, should not be a one-way street, demands German industry. ….

Among the participants in the meeting were Russian President Vladimir Putin, Pakistan’s Prime Minister Imran Khan and Italian Prime Minister Giuseppe Conte. As the only country in the group of the seven leading industrialized nations (G7), Italy has formally declared its readiness to participate in the project.»

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Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Spagna. Elezioni Politiche. Ultimi Sondaggi. Dichiarazioni innovative.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

2019-04-27__Spagna__001

Secondo gli ultimi sondaggi alla camera il partito socialista otterrebbe 117 / 350 seggi, il partito popolare 84, ciudadamos 51, vox 41, e podemos 28. Sarà ben dura la strada per racimolare i 176 voti di maggioranza, sempre che qualcuno ci riesca.

«il Psoe continua a essere saldamente in testa e le destre sommate non raggiungono la maggioranza assoluta di 176 voti.»

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Più complessa la situazione elettorale del senato, formato da 266 membri.

2019-04-27__Spagna__002

208 senatori sono eletti direttamente dal corpo elettorale con suffragio universale che elegge 4 senatori per ciascuna provincia peninsulare, per un totale di 188 eletti; a quelle insulari vengono invece assegnati 16 senatori, di cui 3 vengono eletti in ognuna delle isole maggiori.

58 senatori sono designati dalle 17 assemblee delle Comunità Autonome, ognuna delle quali elegge almeno un senatore, cui se ne aggiunge un altro in più per ogni milione di abitanti residenti entro il territorio della rispettiva Comunità.

Le proiezioni per il senato, incomplete per l’incertezza attributiva a livello delle Comunità Autonome, assegnerebbe in ogni caso la maggioranza assoluta al partito socialista, che otterrebbe 136 / 266 seggi.

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Non saranno rilasciati exit polls.

Alcune scarne considerazioni.

Se si dovessero confermare queste propensioni al voto, la situazione politica sarebbe ingovernabile.

Un segnale di estrema importanza, sia a livello spagnolo sia a livello europeo, è però la dichiarazione rilasciata da Pablo Casado presidente del partito popolare.

«In riferimento alla manifestazione che PP, Ciudadanos e Vox fecero a Madrid nella prima metà di febbraio. Utile secondo Pablo Casado presidente del PP, per non mettere in discussione la maggioranza parlamentare con il frazionamento del voto tra le tre destre, mentre offre a Vox, per la prima volta esplicitamente, di entrare nel suo futuro governo.»

Così la Spagna si allineerebbe all’Austria, per esempio, nel dismettere l’ostracismo verso i partiti di destra e nel considerare la possibilità di formare governi con questi. È uno dei tanti segni de nuovo che avanza.

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Spagna, mossa dei popolari: «Governo con l’ultradestra»

BARCELLONA Ultime ore di campagna elettorale, i leader di tutte le formazioni politiche hanno fatto appello al voto utile. Utile secondo il socialista Pedro Sánchez «se vogliamo una Spagna in cui ci sia spazio per tutti, o solo per i tre del Colón», in riferimento alla manifestazione che PP, Ciudadanos e Vox fecero a Madrid nella prima metà di febbraio. Utile secondo Pablo Casado presidente del PP, per non mettere in discussione la maggioranza parlamentare con il frazionamento del voto tra le tre destre, mentre offre a Vox, per la prima volta esplicitamente, di entrare nel suo futuro governo.
Utile per Santiago Abascal per frenare «il caos e la violenza del fronte popolare». Utile secondo Pablo Iglesias, segretario di Podemos, per rafforzare l’opzione progressista di governo e bloccare una possibile intesa tra Psoe e Ciudadanos, anche se Sánchez ha riconosciuto per la prima volta che potrebbe guidare un governo di coalizione assieme al partito viola. Utile per Albert Rivera per fare un governo costituzionalista. E utile per i partiti indipendentisti catalani, per dimostrare di non avere smobilitato e rimettere al centro della politica dello Stato la soluzione democratica del conflitto catalano.

I SONDAGGI

Da cinque giorni non ci sono più sondaggi ufficiali, proibiti da norme elettorali che appaiono desuete. La sera di domenica, quando si chiuderanno i seggi, non ci saranno exit poll che nel passato hanno dato falsi annunci. Saranno le televisioni spagnola, catalana e di altre Autonomie a rendere pubblico il risultato dell’ultimo sondaggio telefonico effettuato nelle ore precedenti su un campione di 12.000 persone. Per quanto se ne sa, negli ultimi giorni la situazione non sembra essere molto cambiata rispetto a una settimana fa: il Psoe continua a essere saldamente in testa e le destre sommate non raggiungono la maggioranza assoluta di 176 voti.

Perciò sarebbero possibili altre soluzioni di governo, diverse dal tripartito che si è imposto in Andalusia: da un’alleanza tra socialisti e Podemos che potrebbe necessitare del sostegno di altri partiti, come quello nazionalista basco o gli indipendentisti catalani; a un’alleanza tra Psoe e Ciudadanos che piacerebbe a una parte del Psoe ma che Rivera ha negato fin dall’inizio e che ora sembra meno in auge; fino all’ipotesi di un governo di minoranza del solo Psoe, che però sconterebbe in partenza una grave debolezza.

LE INCERTEZZE

Eppure la manifestazione di campagna di Vox che aveva riunito oltre 5.000 persone a Valencia nelle ultime ore, ha fatto saltare tutti gli allarmi. D’altronde, non sarebbe il primo caso al mondo in cui i sondaggi non riescono a misurare la consistenza del fenomeno dell’estrema destra. Perciò, a sinistra, è ripartito l’appello al voto per frenare l’avanzata reazionaria. Sánchez ha esplicitamente fatto riferimento all’elezione di Trump, al referendum sulla brexit, al risultato delle elezioni andaluse per ammonire tutti dal rilassarsi, perché è quasi fatta.

Iglesias negli ultimi giorni ha probabilmente migliorato le non brillanti aspettative che i sondaggi riconoscevano al suo partito fin dall’inizio, perché ha indovinato la campagna elettorale, risultando vincente nei dibattiti televisivi che si sono succeduti il 22 e 23 aprile scorsi e forse è così riuscito a recuperare parte dell’elettorato di sinistra che altrimenti si sarebbe astenuto. Perché il livello di partecipazione sarà fondamentale per risolvere la contesa, come dimostra la vicenda andalusa, in cui i socialisti persero soprattutto per la smobilitazione del loro elettorato.

Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Stati Uniti, Trump

USA. Primo Trimestre. Pil cresce del +3.2%.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

White House Gatto 001

«During the three-month period from January to March, the GDP rose at a 3.2 percent annualized rate, beating most analysts’ expectations of 2.5 percent»

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«It also bested GDPNow, a real-time tracker monitored by the Federal Reserve Bank of Atlanta, which lowered its forecast to 2.7 percent this week because of weakness in existing-home sales and a drop in residential investment growth»

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«But despite the better-than-expected figure, some analysts suggested the U.S. economy will still decelerate in 2019 and 2020»

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Per comparazione, l’eurozona nel primo trimestre evidenzia una variazione del pil dello +0.2%.

A questo punto dovrebbe sorgere spontanea la domanda del perché mai il sistema economico americano cresca più che bene mentre quello dell’eurozona stia stagnando.

Cercare di capire perché gli altri facciano meglio di noi, e cercare quindi di imitarli, sembrerebbe essere un ragionamento di buon senso.


Fox Business. 2019-04-26. US economic growth rebounds at 3.2 percent pace in first quarter

The U.S. economy grew more quickly than most economists expected during the first quarter of 2019, according to data released Friday by the Commerce Department.

During the three-month period from January to March, the GDP rose at a 3.2 percent annualized rate, beating most analysts’ expectations of 2.5 percent.

It also bested GDPNow, a real-time tracker monitored by the Federal Reserve Bank of Atlanta, which lowered its forecast to 2.7 percent this week because of weakness in existing-home sales and a drop in residential investment growth.

The economy largely shook off the effects of a five-week long government shutdown — the longest in U.S. history — that White House officials once warned could result in near-zero growth. The standoff was a result of a feud between President Trump and Democratic congressional leaders over funding for a wall along the U.S.-Mexico border.

Disposable income rose $116 billion, or 3 percent, in the first quarter. Overall prices 0.8 percent.

Investors were closely watching the report’s release for signs to dismiss fears of an impending economic recession. Stocks rose on the better-than-expected results in pre-market trading.

We started 2019 with fears that the longest government shutdown in history, along with a softening global growth outlook, would weigh on economic activity in the first quarter,” Michael Reynolds, an investment strategy officer at Glenmede said. “3.2 percent growth is a solid result, suggesting this long, late-stage expansion may be more resilient than feared.

But despite the better-than-expected figure, some analysts suggested the U.S. economy will still decelerate in 2019 and 2020. Although inventories were high — boosting the growth number — Agathe Demarais, the global forecasting director at the Economist Intelligence Unit, said it’s likely to become a drag on growth soon.

Demarais estimated that growth in 2019 will stand at 2.2 percent — a sharp fall from 2.9 percent in 2018. She attributed part of that to the effects of global trade tensions. In 2020, she said growth is expected to fall to 1.7 percent amid softening consumer demand and a less supportive external environment.

“Against this backdrop, we expect the Federal Reserve to hold interest rates stable this year before cutting rates by 50 basis points in 2020,” she said. “This path for monetary policy will cushion growth in 2019 to 2020 and help to guard against a sharper downturn in US economic conditions.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Europa. Calendario Elettorale 2019.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

Europa 002

Europa. Risultati Elettorali 2017.

Europa. Risultati Elettorali 2018.

L’Unione Europea è governata dalla Commissione Europea, dall’europarlamento, ma, soprattutto, dal Consiglio Europeo, formato dai capi di stato o di governo dei paesi afferenti l’Unione.

Molte decisioni sono prese a maggioranza semplice, ma spesso è richiesta quella qualificata. Sulle questioni essenziali serve invece la unanimità. Esiste infine il diritto di veto.

Ma il controllo del Consiglio Europeo lo si combatte nelle elezioni politiche dei singoli stati.


Riportiamo da Edn Hub il calendario elettorale 2019.

Bruxelles – Il 2019 sarà l’anno delle elezioni europee, che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio in tutta Europa. Ogni Stato membro dell’Ue avrà la libertà di definire in quali e per quanti giorni mantenere aperte le urne sul proprio territorio, per l’Italia la data sarà domenica 26 maggio. Un momento cruciale, quello di fine maggio, per il destino dell’Unione tutta ma anche dei partiti tradizionali, negli ultimi due anni messi in grande difficoltà, se non oscurati, dall’ascesa dei partiti populisti e sovranisti.

Molti gli appuntamenti anche alle urne nazionali nel 2019, dall’Italia – al voto per regionali ed amministrative – alla Grecia, passando per altri 9 Stati membri (Belgio, Estonia, Finlandia, Slovacchia, Lituania, Danimarca, Portogallo, Polonia e Romania).

Il calendario elettorale del 2019:

– UE – Elezioni europee dal 23 al 26 maggio. Qui i risultati delle prime proiezioni.

– ITALIA – Le elezioni amministrative si svolgeranno insieme alle elezioni europee – in programma domenica 26 maggio – come avvenne 5 anni fa.

In alcune regioni si è già votato per le regionali:

– Abruzzo (10 febbraio). Gli abruzzesi hanno premiato il centrodestra ed eletto Marco Marsilio alla presidenza della Regione: netto il risultato, affluenza però in forte calo. Marsilio ha raccolto il 48,03% dei consensi, staccando il candidato del centrosinistra allargato Giovanni Legnini che si è fermato al 31,28%. M5S terzo con il 20,20% dei voti.
Sardegna (24 febbraio). Il centrodestra ha espugnato anche la Sardegna con 47,78%, il nuovo presidente della Regione è Christian Solinas. Staccato al secondo posto il centrosinistra, guidato da Massimo Zedda, con il 32,92% dei voti. Il Movimento Cinquestelle si è fermato all’11,20%.

Basilicata (24 marzo). Il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi ha vinto con il 42,20%. Secondo Carlo Trerotola del centrosinistra al 33,11%, terzo Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,32%
Le prossime regioni al voto saranno il Piemonte (26 maggio, insieme alle europee) ed Emilia-Romagna e Calabria in autunno.

– BELGIO – Il partito fiammingo di destra N-VA è dato dai sondaggi in vantaggio rispetto al Partito Socialista. Le elezioni si terranno il 26 maggio con le europee. A seguito della spaccatura nel governo sul Global Compact per i migranti, lo scorso 18 dicembre il premier Charles Michel ha rassegnato le sue dimissioni al re. Il re lo ha incaricato di rimanere in carica per gli affari correnti fino alle elezioni del 2019. Michel era diventato primo ministro nell’ottobre del 2014 e guida una coalizione di centrodestra composta da quattro partiti.

– ESTONIA – Il 3 marzo l’Estonia ha virato a destra con la vittoria della destra liberale e un boom dei sovranisti. Il partito riformista di opposizione, guidato dall’ex europarlamentare Kaja Kallas, ha ottenuto il 28,8% dei consensi battendo il Partito centrista del premier uscente Juri Ratas che si è dovuto accontentare di un secondo posto con il 23,1% dei consensi. Ma la vera novità è rappresentata dalla formazione euroscettica Ekre che si è piazzata terza con il 17,8%,raddoppiando i consensi rispetto alle elezioni del 2015, come prevedevano i sondaggi. Dopo difficili negoziati, il Parlamento estone ha respinto la nomina a premier di Kallas, affidando all’ex primo ministro Juri Ratas l’incarico per la formazione di un governo. La nuova coalizione è composta dal Partito di Centro di Ratas (25 seggi), i conservatori di Isamaa (12) e, a sorpresa, EKRE (19 seggi), per un totale 56 seggi su 101. .

– SLOVACCHIA – Il 30 marzo, Zuzana Čaputová ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del paese. Ha ottenuto il 58%, contro il 42% del suo avversario, Maroš Šefčovič, del partito di centrosinistra Direzione – Socialdemocrazia (Smer) e  commissario Ue per l’unione energetica dal 2014. Čaputová, avvocata ambientalista e attivista, fa parte del piccolo partito europeista Progressive Slovakia. Al primo turno, aveva ottenuto il 40,5% dei voti contro il 18,7% di Šefčovič. Nel 2018 la Slovacchia ha attraversato una crisi politica scatenata dall’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, che ha portato alle dimissioni del primo ministro Robert Fico (Smer-SD). In seguito, l’ex presidente Kiska ha designato primo ministro ad interim Peter Pellegrini, anch’egli socialdemocratico. Le prossime elezioni parlamentari slovacche si terranno nel 2020.

– FINLANDIA – Il 14 aprile sono stati i cittadini finlandesi a recarsi alle urne per rinnovare il parlamento. La sinistra ha vinto di un soffio le elezioni politiche – e potrebbe tornare a guidare il governo dopo 20 anni – con un vantaggio risicato sui populisti dei Veri Finlandesi che hanno mancato un clamoroso trionfo per una frazione di punto. Il Partito socialdemocratico (Sdp), guidato di Antti Rinne, ha ottenuto il 17,7% rispetto al 17,5% dei ‘Veri Finlandesi’, alleati di Matteo Salvini. La partita per guidare il Paese è ora nelle mani dei socialdemocratici dell’ex sindacalista Rinne: la maggioranza dei finlandesi sembra aver puntato sulla lotta al cambiamento climatico e sulla difesa del generoso modello di welfare invidiato in tutto il mondo, ma indebolito da anni di austerità sotto il governo di centrodestra dell’ex premier Juha Sipila. Sipila si era dimesso il mese scorso proprio dopo la bocciatura della sua riforma sanitaria, che voleva ridurre sensibilmente i costi per la salute. E anche le urne hanno confermato che le sue ricette non sono state apprezzate: il suo partito di centro si è piazzato quarto, dietro anche ai conservatori.

– SPAGNA – Il premier spagnolo socialista, Pedro Sanchez, ha annunciato che le elezioni generali anticipate si terranno il 28 aprile. A febbraio il Parlamento iberico aveva bocciato il progetto di finanziaria di Sanchez, con i voti dei partiti di centro destra Pp e Ciudadanos e degli indipendentisti catalani. Per questo il premier ha ritenuto opportuno convocare elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi, i socialisti sarebbero in vantaggio con circa il 31% dei voti, seguiti dai popolari con il 20%, Ciudadanos al 14,4% e Podemos all’11,4%. La formazione di estrema destra Vox è data all’11,2 per cento. Se le percentuali fossero queste, il partito di Pedr Sanchez non otterrebbe la maggioranza assoluta di 176 seggi necessari per governare da solo, quindi un governo di coalizione sarebbe altamente probabile.

– LITUANIA – Il 12 maggio i lituani andranno alle urne per eleggere il successore di Dalia Grybauskaitė, prima donna presidente della Lituania, in carica dal 2009 come indipendente (sostenuta dai conservatori) e giunta ora al termine del suo secondo mandato. In corsa per la successione anche il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis (Socialisti). I sondaggi danno in testa l’economista indipendente Gitanas Nausėda (i cui consensi si aggirano intorno al 25%).

– DANIMARCA – I 179 seggi del Parlamento danese – Folketing – sono in attesa di essere rinnovati. La data delle elezioni non è ancora nota ma dovranno svolgersi entro giugno. Nelle elezioni del 2015, il partito liberale Venstre formò un governo di minoranza di stampo conservatore, guidato dal premier Lars Løkke Rasmussen.

– GRECIA: domenica 20 ottobre i greci saranno chiamati alle urne per rinnovare Voulí ton Ellínon, il parlamento ellenico. Saranno le prime elezioni politiche per il Paese dopo l’addio della Troika e l’uscita dal tunnel della crisi economica. Il premier in carica Alexis Tsipras, leader di Syriza (Sinistra Radicale),  è però dato indietro nei sondaggi (al 26%) rispetto al centro-destra del partito Nea Dimokratia, guidato da Kyriakos Mitsotakis (36%). Staccati gli altri: gli estremisti di destra della Chrysí Avgí sono dati all’8%; stessa percentuala dei socialisti di Kinima Allagis; i comunisti del Kommounistikó Kómma Elládas si attestano al 7%; mentre il partito di centro, Enosi Kentroon, riscuote solo il 2% dei consensi.

PORTOGALLO – Il centrosinistra è in vantaggio nei sondaggi delle elezioni politiche che si svolgeranno il 6 ottobre: il primo ministro socialista Antonio Costa appare nettamente in testa (i sondaggi lo danno al 39%), anche se per ottenere la maggioranza potrebbe avere ancora bisogno di stringere accordi i partiti democratici di sinistra.

POLONIA – Le prossime elezioni parlamentari si terranno non più tardi di novembre. Il partito della destra anti-europeista Diritto e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki guida ampiamente sondaggi con il 42%.

ROMANIA Presidenziali in programma a novembre o dicembre. I Socialisti sono dati come favoriti, tanto da puntare a spodestare l’attuale presidente liberale Klaus Iohannis, che ha annunciato la sua ricandidatura.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

ECB. Entro fine anno si dovrebbe rinnovare il Governatore.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

EuroTower 003

Le bugie ripetute con ossessiva reiterazione alla fine sono percepite come lampanti verità: la mente quasi si rifiuta di ragionarci sopra, sempre poi che ne sia capace di farlo.

Nell’attuale transeunte cultura occidentale il mito delle indipendenza della banca centrale dal potere politico si è tramutato nella degenerazione di un mantra, che ha mutato il suo iniziale significato di strumento di pensiero per ridursi ad una formula magica.

La banca centrale è tutto tranne che indipendente dalla politica: essa è per definizione deputata a fare politica finanziaria, e chi fa politica tenendo in mano i cordoni della borsa la condiziona severamente. Il suo governatore è di nomina governativa, così come tutta la sua alta dirigenza. Nessun governatore mai si sognerebbe di fare alcunché senza essersi previamente consultato con i suoi colleghi e con il governo dello stato da cui dipende.

Quando poi un governatore facesse qualcosa di sgradito al governo in carica non dimostrerebbe di essere ‘libero’ e ‘non condizionato’: si sarebbe semplicemente accordato con l’opposizione.

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Diamo con piacere atto a Mario Draghi di essere riuscito a far sopravvivere l’Ecb in un periodo particolarmente turbolento della storia e, soprattutto, in un momento di sconcertante crisi politica, con parcellizzazione del potere.  A Mario Draghi sono venuti a meno i referenti politici che gli indicassero fini ed obiettivi da perseguire. Non sarebbe nemmeno troppo azzardato dire che alla fine sia stato lui a cercare di governare questa povera Unione Europea dilacerata da correnti centrifughe per di più di cangianti direttive strategiche.

L’attuale Commissione Europea uscente è risultata essere composta di miopi omini piccini piccini, persino incapaci di fare i propri interessi. L’asse francogermanico si è dissolto come neve al sole, e non è ancora stato sostituito da un qualcosa di equipollente.

Mario Draghi, sulla scia degli accadimenti mondiali, ha dovuto tramutare la banca centrale da prestatrice ad acquirente di ultima istanza: una strada mai prima tentata nella storia e teoricamente ignota.

Non solo. È riuscito a garantire per molti anni un regime di tassi vicini allo zero e, talora, anche negativi.

Se Mario Draghi ha concesso agli stati nazionali gli strumenti necessari per controllare i debiti sovrani, questi li hanno utilizzati non per sanare bensì per peggiorare la situazione. Il ricorso al debito è diventato la droga dei governi.

Debito usato contro natura: tanto è utile il debito contratto per finanziare un investimento produttivo che intrinsecamente ne prevede l’ammortamento, tanto è pernicioso quello usato per finanziare spese correnti, improduttive.

L’Ecb comprava titoli di qualità vicina alla carta straccia concedendo denaro fresco e buono. Metteva a disposizione del sistema bancario europeo liquidità a tassi nulli, liquidità che i governi imponevano poi fosse utilizzata per comprare ancora titoli di stato. L’eurozona è stracolma di bond inesigibili.

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Se Draghi non vedesse l’ora di potersene andare via e se i governanti europei dimostrassero un minimo barlume intellettivo, la scelta operativa migliore sarebbe quella di rinnovarlo nel suo incarico.

Così, mentre tutti gli occhi e le menti sono abbacinate dalle prossime elezioni e relativo scadenziario per il rinnovo delle cariche europee, nessuno osa parlare di come procedere al rinnovo del governatore della banca centrale.

Nessuno è così forte da imporlo, nessuno è così debole da non generare problemi, da porre dei veti.

È una situazione di stallo.

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«All eyes are on the European Central Bank, which has been the strongest line of defense against an economic slowdown»

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«A far bigger risk is the replacement of Mario Draghi as the central bank’s president this year.»

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«Will the new chief be willing to use all of the instruments available to take the monetary union out of any crisis? It’s far from certain.»

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«The Fed has raised rates nine times since the financial crisis, lifting them from 0-0.25 percent to 2.25-2.5 percent. It has also started selling some of the assets it bought under “quantitative easing,” in a process known as “quantitative tightening.” …. By contrast, the euro zone’s central bank only ended its net asset purchases at the end of 2018, more than four years after the Fed. Interest rates are still ultra-low»

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«The ECB might also consider cutting its deposit rate even deeper into negative territory. That would encourage banks to lend their money rather than store it at the central bank, and lower the value of the euro, helping to boost exports.»

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«Policymakers are examining whether long-term negative rates might hurt, rather than benefit, banks»

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«The euro zone would find itself with a dysfunctional monetary policy in addition to a non-existent common fiscal policy: A real tragedy.»

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Concludiamo con alcune scarne considerazioni.

L’intera eurozona, tranne rare enclavi, è entrata in un periodo di stagnazione economica, ove il calo della produzione industriale si associa ad una diminuzione dei consumi. Il passo verso la recessione è piccolissimo.

Se è vero che la finanza gode di una sua certa quale autonomia, sarebbe ancor più vero ricordarsi che senza produzione industriale la finanza si riduce al gioco del monopoli.

Questo è un concetto che Mario Draghi ha ripetuto fino alla nausea. Ma la ripresa della produzione industriale è compito della politica, non della banca centrale. Fossimo nella Roma Repubblicana, si dovrebbe considerare se eleggere Draghi dittatore: sarebbe non solo un ottimo governatore, ma anche un altrettanto ottimo governante. Ma così non è.

«A real tragedy.»

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Bloomberg. 2019-04-24. The central bank has plenty of tools left to tackle a European slump, but will Mario Draghi’s replacement be as willing to wield them?

The euro zone has only recently recovered from a double-dip recession, but there are already questions about how prepared it would be for a new crisis.

All eyes are on the European Central Bank, which has been the strongest line of defense against an economic slowdown. While pessimists worry that the ECB has few tools left if it needs to revive growth – given the region’s already rock bottom interest rates – such concerns are overdone. A far bigger risk is the replacement of Mario Draghi as the central bank’s president this year. Will the new chief be willing to use all of the instruments available to take the monetary union out of any crisis? It’s far from certain.

The ECB is still well behind the U.S. Federal Reserve in terms of bringing its monetary policy back to normal. The Fed has raised rates nine times since the financial crisis, lifting them from 0-0.25 percent to 2.25-2.5 percent. It has also started selling some of the assets it bought under “quantitative easing,” in a process known as “quantitative tightening.”

By contrast, the euro zone’s central bank only ended its net asset purchases at the end of 2018, more than four years after the Fed. Interest rates are still ultra-low: The main refinancing rate is stuck at zero, and the deposit rate is a negative 0.4 percent (meaning lenders pay for the privilege of parking their excess reserves with the ECB). In March, Draghi told investors they shouldn’t expect any rate increases until at least the start of 2020, in an attempt to spur lending and help the euro zone through a soft patch of growth. He also announced a new round of cheap loans to the banks.

None of this means the ECB has nothing left in the tank for a downturn. For a start, it could reactivate those net asset purchases to push down bond yields. That would offer breathing space to governments, which could spend more, and cut lending rates (helping companies and consumers). The ECB might also consider cutting its deposit rate even deeper into negative territory. That would encourage banks to lend their money rather than store it at the central bank, and lower the value of the euro, helping to boost exports.

Policymakers are examining whether long-term negative rates might hurt, rather than benefit, banks. Even if that were the case, they could mitigate the impact. For example, they could create a tiered system whereby banks wouldn’t pay any charge for putting their excess reserves with the ECB until they hit a certain level.

Of course, these measures might have less of an impact than in the recent past. But a much greater threat is if we end up with a central bank that’s unwilling to deploy its full toolkit of unorthodox measures. The euro zone would find itself with a dysfunctional monetary policy in addition to a non-existent common fiscal policy: A real tragedy.

This risk, unfortunately, is all too apparent. The list of contenders to replace Draghi includes some central bankers who are intellectually opposed to some unorthodox measures. For example, Jens Weidmann, the president of Germany’s Bundesbank, has long questioned the use of bond-buying schemes. In 2016, he said that mammoth asset purchase programs came dangerously close to the monetary financing of government deficits, which is illegal under European Treaties.

Weidmann isn’t opposed to other unconventional measures, including negative rates. It’s possible that he could, if picked as president, become less hawkish. Or euro zone leaders could well choose another candidate who’s more inclined to preserve Draghi’s toolkit. They might include Benoit Coeure, an ECB executive board member, or Francois Villeroy de Galhau, governor of the Banque de France. Olli Rehn and Erkki Liikanen, the current and former governors of the Bank of Finland, are other more moderate possibilities.

As Draghi has demonstrated, the ECB’s effectiveness during a slump depends more on its leadership than on its financial instruments. As euro zone leaders mull his replacement, they must make sure the central bank keeps the ability to do its job properly.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti

La Procura Federale incrimina un giudice liberal per ‘conspiracy and obstruction’.

Giuseppe Sandro Mela

2019-04-26.

Reni Guido. San Michele Arcangelo schiaccia satana. 1636

Sono oltre due decenni che i giudici di nomina liberal usano la carica che ricoprono per perseguire azioni politiche in contrasto con le leggi vigenti e la costituzione degli Stati Uniti.

Spesso la Suprema Corte ha definito le loro sentenze come ‘stravaganti‘, ma altrettanto spesso esse configurano veri e propri reati. Reati che non potevano essere perseguiti perché i tribunali di competenza erano retti da altrettanti giudici liberal.

Incriminare sotto queste condizioni un giudice richiede molto coraggio personale a causa delle inevitabili controreazioni: ed è la prima volta che accade da più di un secolo.

Sicuramente alla fine degli iter giudiziari il caso approderà alla Suprema Corte, che quindi dirà l’ultima parola in merito.

Di certo però, da oggi gli spigliati liberal democratici che ricoprono l’incarico di giudice dovranno essere ben più cauti nell’emettere sentenze e provvedimenti, perché si è inaugurata l’epoca in cui gli abusi si pagano i prima persona.

Qui non è problema di Trump oppure non Trump: è il ballo il rule of law, lo stato di diritto, e la credibilità ed onorabilità del sistema giudiziario americano.

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Reuters riporta così la notizia:

Massachusetts judge faces federal charges for blocking immigration arrest

«U.S. federal prosecutors on Thursday charged a Massachusetts judge and court officer with conspiracy and obstruction, saying they blocked an Immigration and Customs Enforcement officer from arresting an illegal immigrant at a 2018 court proceeding. The move marks the latest skirmish over immigration between President Donald Trump’s administration and local governments who have resisted his crackdown. The state’s Democratic attorney general called the charges “politically motivated.”

The charges target Massachusetts District Court Judge Shelley Joseph, 51, and Massachusetts Trial Court Officer Wesley MacGregor, 56.

They focus on an April 2018 hearing in Newton District Court, outside Boston, where an Immigration and Customs Enforcement officer intended to arrest an unidentified suspected illegal immigrant from the Dominican Republic facing a drug charge. ….»

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«United States Attorney Andrew Lelling of Massachusetts said a state judge intentionally interfered with the enforcement of federal law by helping an immigrant evade an ICE officer»

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«Federal prosecutors charged a state judge and a former court officer in Massachusetts with obstruction of justice on Thursday for allegedly helping an undocumented immigrant escape from an Immigration and Customs Enforcement officer at a courthouse last year»

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«The indictment of the judge, Shelley M. Richmond Joseph, 51, and the officer, Wesley MacGregor, 56, was a dramatic turn in the long-running clash between the Trump administration and state governments that have resisted its hard-line approach to immigration»

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«Prosecutors accused Judge Joseph and Mr. MacGregor of letting their beliefs trump federal immigration law when they allegedly helped the man, who was not named in the indictment, sneak out of Newton District Courthouse in Newton, Mass., in March 2018»

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«The allegations in today’s indictment involve obstruction by a sitting judge, that is intentional interference with the enforcement of federal law, and that is a crime, …. We cannot pick and choose the federal laws we follow, or use our personal views to justify violating the law»

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«If convicted, the judge could face up to 25 years in prison and Mr. MacGregor could face up to 30 years, prosecutors said.»

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Si deve ammettere come sia finita un’epoca.

L’accusa che il giudice Joseph e il sig. MacGregor abbiano volutamente e scientemente operato perché le loro convinzioni politiche prevalessero sulla legge federale in una cospirazione potrebbe costare 25 anni di carcere al giudice e 30 anni di carcere all’impiegato.

Bene.

Da oggi i giudici liberal sanno che pagheranno di persona ogni abuso compiuto.

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Bbc. 2019-04-26. US judge charged with aiding undocumented immigrant in escape

A Massachusetts judge and court officer have been charged for allegedly helping an undocumented immigrant dodge immigration officials and escape court.

The two allegedly allowed the man to exit through a courthouse back door while an immigration officer waited outside to arrest him.

Boston-area judge Shelley Joseph and Wesley MacGregor have been charged with conspiracy and obstruction of justice.

The man was in court on drug charges and for being a fugitive from justice.

In their first court appearance on 25 April, both Judge Joseph, 51, and Mr MacGregor, 46, pleaded not guilty and were released.

According to court documents, an agent from Immigration and Customs Enforcement (Ice) attended an April 2018 hearing for the man in a Newton, Massachusetts district court with the intention of apprehending him.

The suspect, unidentified in court documents, was named Jose Medina-Perez, according to local media.

The Dominican Republic native had reportedly been deported from the US twice, in 2003 and 2007, the Boston Globe reported.

Court documents cite an order, issued upon his second removal, that prohibits Mr Medina-Perez from entering the US until 2027, according to the newspaper.

The suspect’s lawyer allegedly told Judge Joseph he thought that Ice had the wrong man.

The indictment describes a subsequent conversation, captured by the court recorder, between Judge Joseph and the lawyer regarding his client’s pending arrest.

“Ice is gonna get him?” she allegedly asked, adding “I’m not gonna allow them to come in here.”

Prosecutors say Judge Joseph then arranged for Mr Medina-Perez to exit through a rear door as the Ice agent waited for the suspect in the lobby of the courthouse.

Judge Joseph and Mr MacGregor were both charged with one count of conspiracy to obstruct justice and two counts of obstruction of justice. Mr MacGregor was also charged with perjury.

The judge has been suspended without pay by the state Supreme Judicial Court judicial. Mr MacGregor recently retired from his position as court officer last month.

US Attorney Andrew Lelling, the top federal prosecutor in the state, said the charges were not meant as a political statement.

“This case is about the rule of law,” Mr Lelling said.

“The allegations in today’s indictment involve obstruction by a sitting judge, that is intentional interference with the enforcement of federal law and that is a crime.”

But the charges were met with almost instant rebuke from state attorney general Maura Healey, who called the indictment a “radical and politically motivated attack on our state and the independence of the court.”

The Massachusetts chapter of the American Civil Liberties Union called the case “preposterous, ironic, and deeply damaging to the rule of law”.

“This decision seems to have little to do with the actual facts, and everything to do with enforcing the president’s anti-immigrant agenda.”

The charged rhetoric underscores mounting tensions over President Donald Trump’s administration and its immigration crackdown.

Last month, US officials said the US-Mexico border was at a “breaking point” amid an “unprecedented” surge in migrant numbers.

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The New York Times. 2019-04-26. U.S. Charges Judge With Helping Immigrant Escape ICE at Courthouse

United States Attorney Andrew Lelling of Massachusetts said a state judge intentionally interfered with the enforcement of federal law by helping an immigrant evade an ICE officer.

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Federal prosecutors charged a state judge and a former court officer in Massachusetts with obstruction of justice on Thursday for allegedly helping an undocumented immigrant escape from an Immigration and Customs Enforcement officer at a courthouse last year.

The indictment of the judge, Shelley M. Richmond Joseph, 51, and the officer, Wesley MacGregor, 56, was a dramatic turn in the long-running clash between the Trump administration and state governments that have resisted its hard-line approach to immigration.

Prosecutors accused Judge Joseph and Mr. MacGregor of letting their beliefs trump federal immigration law when they allegedly helped the man, who was not named in the indictment, sneak out of Newton District Courthouse in Newton, Mass., in March 2018. The judge ordered the man to go to a basement facility, where he was let out a back door, rather than into the lobby, where she knew that an ICE officer was waiting for him, prosecutors say.

“The allegations in today’s indictment involve obstruction by a sitting judge, that is intentional interference with the enforcement of federal law, and that is a crime,” United States Attorney Andrew E. Lelling said in a statement. “We cannot pick and choose the federal laws we follow, or use our personal views to justify violating the law.”

Attorney General Maura Healey of Massachusetts sharply criticized the charges.

“Today’s indictment is a radical and politically motivated attack on our state and the independence of our courts,” Ms. Healey, a Democrat, said in a statement. “It is a bedrock principle of our constitutional system that federal prosecutors should not recklessly interfere with the operation of state courts and their administration of justice.”

Judge Joseph and Mr. MacGregor were each charged with conspiracy to obstruct justice and obstruction of justice, prosecutors said. Mr. MacGregor was also charged with perjury for allegedly lying to a grand jury about the episode.

Both pleaded not guilty, according to The Associated Press, which said the Massachusetts Supreme Judicial Court had suspended Judge Joseph without pay.

If convicted, the judge could face up to 25 years in prison and Mr. MacGregor could face up to 30 years, prosecutors said. They could each also face a fine of $250,000.

Tom Hoopes, a lawyer for Judge Joseph, said in an email that she was “absolutely innocent.”

“This case is absolutely political,” he wrote.

Mr. MacGregor’s lawyer, Scott Lauer, called the indictment “federal immigration enforcement run amok” and said the allegations were “factually wrong and legally questionable.”

Matthew Segal, the legal director for the A.C.L.U. of Massachusetts, said the indictment flew in the face of the Massachusetts Code of Judicial Conduct, which says judges and court personnel have an obligation to ensure that people coming before them, including people who are not citizens, can be heard.

Mr. Segal said the prosecution would also be complicated by a 2017 Massachusetts Supreme Judicial Court decision, Lunn v. Commonwealth, that ruled state law enforcement officers do not have the authority to arrest someone based on an order from ICE.

“The government will have a real uphill climb on some of the elements of this case,” Mr. Segal said. “I don’t think it would be permissible for a Massachusetts judge to assist ICE or to have a court security officer assist ICE in apprehending someone who is coming to a Massachusetts court to be heard.”

Prosecutors said the immigrant was arrested by Newton Police on March 30, 2018, and charged with drug possession and being a fugitive from Pennsylvania.

A national law enforcement database matched his fingerprints with someone who was deported from the United States twice, in 2003 and 2007, and subsequently banned from the country until 2027.

ICE learned of his arrest and issued a federal immigration detainer that asked local law enforcement to hold him for 48 hours until ICE could take him into custody.

The police transferred him to the courthouse, where prosecutors said the probation office was aware of the detainer, as were the man’s defense lawyer, David Jellinek, and a prosecutor who was not named in the indictment.

An ICE officer went to the courthouse on April 2 to observe the man’s hearing and detain him if he were released. According to the indictment, the judge instructed the clerk to tell the officer to leave the courtroom and wait outside. He was told the man would leave through the lobby if he were released.

A courtroom recording device picked up a conversation between the judge and others in the courtroom, a partial transcript of which was included in the indictment. It showed them uneasy with the presence of the ICE officer.

Mr. Jellinek and the prosecutor said they agreed that the man in custody was not the fugitive from Pennsylvania. And Mr. Jellinek said his client denied being wanted by ICE.

“ICE is going to pick him up if he walks out the front door,” Mr. Jellinek said. “But I think the best thing for us to do is to clear the fugitive issue, release him on a personal, and hope that he can avoid ICE.… That’s the best I can do.”

The judge said she could order him held for another day “if you need more time to figure this out.”

The prosecutor then brought up the ICE detainer. “I feel like that’s separate and apart from what my role is,” the prosecutor said.

“ICE is going to get him?” the judge asked. She then ordered the recorder to be turned off, which the indictment said was in violation of Massachusetts court rules.

When the recorder was turned back on 52 seconds later, the fugitive charge was dismissed and the man was ordered released.

But instead of sending him to the lobby, the judge ordered him to go to the basement lockup facility, where Mr. MacGregor let him out through a back door, the indictment said.

Meanwhile, the courtroom recorder continued to roll upstairs.

“There was a representative from, uh, ICE here in the court,” the clerk told the judge. “To visit the lockup.”

“That’s fine,” Judge Joseph replied. “I’m not going to allow them to come in here. But he’s been released on this.”

Pubblicato in: Banche Centrali

Germania. Destatis. Costruzioni -2.0% a/a.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-26.

Destatis__001

«The Federal Statistical Office (Destatis) reports that price-adjusted new orders in the main construction industry in February 2019 decreased a seasonally and working-day adjusted 2.0% on January 2018.»

*

«In building construction and civil and underground engineering, in establishments of enterprises with 20 or more persons, new orders increased by 8.2% in nominal terms compared with the corresponding month of the previous year.»

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Germania. Destatis. Ordini all’industria. Variazione grezza a/a -10.8%.

Germania. Destatis. ‘On an annual basis electricity prices increased by 10.8%’.

Germania. Ordini Industria -4.2%, -8.4% a/a.

Germania. Alternative. Cessati i sussidi il biogas fallisce. 40,000 a spasso.

Germania. Rinnovabili. SolarWorld fallita. Era l’industria del futuro tedesco.

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Da circa un anno a questa parte Destatis, l’Ufficio Federale tedesco di Statistica, pubblica report di continui cali degli ordini e quindi della produzione.

Una contrazione del settore industriale delle costruzioni genera usualmente una analoga contrazione su tutti i settori indotti.


Destatis. 2019-04-25. New orders in main construction industry in February 2019: -2.0% seasonally adjusted on the previous month

Pressrelease #161 from April 25, 2019.

WIESBADEN – The Federal Statistical Office (Destatis) reports that price-adjusted new orders in the main construction industry in February 2019 decreased a seasonally and working-day adjusted 2.0% on January 2018.

In building construction and civil and underground engineering, in establishments of enterprises with 20 or more persons, new orders increased by 8.2% in nominal terms compared with the corresponding month of the previous year.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Europa. Risultati Elettorali 2018.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-26.

Europa 002

Riportiamo da Edn Hub i risultati elettorali 2018.

Dopo un anno elettorale cruciale per l’Unione europea, il 2017, la sfida dei Ventotto al populismo ha caratterizzato anche il 2018. A confrontarsi con i risultati delle urne sono stati a vario titolo 11 Stati membri: dall’Italia all’Irlanda, passando per Ungheria, Repubblica Ceca, Cipro, Finlandia, Svezia. Il destino dei partiti tradizionali, davanti all’ascesa dei rivali populisti, è apparso ancora molto incerto. Tra gli appuntamenti più attesi, le elezioni in Italia il 4 marzo, dove gli euro-scettici del Movimento 5 Stelle non hanno disatteso  i favori dei pronostici e sono andati al governo con il partito di destra anti-migranti della Lega Nord.

I risultati elettorali del 2018:

– REPUBBLICA CECA – Al ballottaggio del 26 e 27 gennaio, in un serrato testa a testa, il presidente uscente Milos Zeman ha battuto lo sfidante Jiri Drahos, ex presidente dell’Accademia delle Scienze (Csav), con il 51,3% dei consensi. Si riconferma quindi la linea euroscettica e populista portata avanti nello scorso mandato da Zeman, che mantiene Praga orientata verso l’est dell’Europa, allacciata ai Visegrad (Polonia, Ungheria e Slovacchia), muro anti Ue nell’accoglienza ai migranti. Zeman ha promesso di affidare ad Andrej Babis, vincitore delle elezioni politiche in Repubblica Ceca nell’ottobre del 2017, il secondo tentativo di formare un governo. L’affluenza ha raggiunto il record del 66,6%.

– FINLANDIA – Domenica 28 gennaio la Finlandia si è recata alle urne per eleggere il nuovo presidente per un mandato di sei anni. Il presidente uscente, Sauli Niinisto, è stato rieletto al primo turno con il 62,7% dei suffragi, quasi cinque volte di più del suo sfidante più vicino, il verde Pekka Haavisto, che si è fermato al 12,4%. Niniisto, 69 anni, ex ministro delle Finanze ed ex speaker del parlamento, è stato un presidente molto popolare sin dall’inizio del suo mandato nel 2012. Si è presentato come indipendente, senza associarsi al partito conservatore che in passato aveva presieduto. “Sono sorpreso e colpito da questo sostegno”, ha detto ai media dopo la vittoria. Deludente invece il risultato dei Veri Finlandesi, partito conosciuto per le sue forti posizioni anti-europeiste e nazionaliste, in forte ascesa negli ultimi anni: la candidata Laura Huhtasaari si è fermata al 6,8%.

– CIPRO –  A 5 anni di distanza dalle ultime elezioni presidenziali di Cipro nel 2013, il voto di domenica 28 gennaio ha visto contrapposti su tutti il presidente in carica conservatore Nicos Anastasiades e il principale avversario, Stavros Malas, sostenuto dal partito comunista Akel.  Arrivati al ballottaggio (al primo turno Anastasiades era arrivato primo con il 35,5% dei voti, Malas secondo con il 30,2%), il 4 febbraio il 71enne Anastasiades è stato rieletto presidente ricevendo il 56% dei voti, mentre il suo avversario Stavros Malas ha raccolto il 44% dei voti. I due si erano già sfidati nelle elezioni del 2013, quando Anastasiades vinse con un larghissimo vantaggio; a questa tornata è stata ricompensata la stabilità ottenuta dal paese durante la sua carica, ma Malas ha ricevuto comunque più voti rispetto alle aspettative. La questione della riunificazione dell’isola è stata al centro della campagna elettorale di Nicosia. Il 7 gennaio è stata rinnovata l’Assemblea dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn), che ha sancito la vittoria Partito di unità nazionale (Ubp) – vicino ad Ankara e per il mantenimento dello status quo -, ma non la formazione di un governo che è ancora in discussione. Proprio la necessità di riprendere il dialogo con la Turchia sul processo di riunificazione in funzione di uno stato federale è stato uno dei temi al centro del dibattito elettorale e sarà la maggior sfida di Anastasiades.

– ITALIA – Il 4 marzo è stata la volta degli elettori italiani, chiamati alle urne per le elezioni politiche. A sfidarsi sono stati la coalizione di centro-destra guidata dall’ex premier Silvio Berlusconi affiancato dal leader della Lega, Matteo Salvini, i populisti del Movimento Cinque Stelle con Luigi Di Maio candidato premier, e il Partito Democratico di Matteo Renzi. Il Movimento 5 stelle ha ottenuto più del 30 per cento dei voti sia alla Camera sia al Senato, sopratutto grazie alle regioni del centro e dell’Italia del sud. La Lega ha superato Forza Italia e il Partito democratico è sotto al 20%. Liberi e Uguali ha superato la soglia di sbarramento del 3%. L’affluenza è stata del 72,9%, la più bassa nelle elezioni politiche dal 1948 a oggi. Con questi numeri, nessuna forza politica ha ottenuto una maggioranza assoluta in parlamento, ma dopo oltre due mesi e mezzo di trattative M5S e Lega si sono alleati dando vita a un governo di stampo populista, presieduto dal premier Giuseppe Conte.

– UNGHERIA – L’8 aprile si sono tenute le elezioni politiche in Ungheria. Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orbán, populista di destra, ha vinto con il 49% dei consensi, riconquistando la maggioranza dei due terzi in parlamento e avviandosi al suo terzo mandato consecutivo dal 2010. Secondo è il partito Jobbik con il 20%, terza l’alleanza socialisti-verdi con 12%.  La sfida sembra essere tutta a destra, con il partito Jobbik di estrema destra a rappresentare il più grande rivale di Orban.

– SLOVENIA – Anno di campagna elettorale per la Slovenia, con le elezioni generali a giugno e quelle locali a novembre. Alle politiche del 4 giugno, il conservatore Janez Jansa e il suo Partito democratico sloveno (SDS), che sono su posizioni anti-migranti e alleati del leader nazionalista ungherese Viktor Orban, hanno vinto con il 25% dei voti. Jansa non è però stato in grado di formare una maggioranza. A guidare il Paese è dunque Marjan Sarec (LMS), che con la Lista omonima si era piazzato secondo con il 12,6%, ed è appoggiato da cinque partiti di centrosinistra in un governo di minoranza.

– SVEZIA – Il 9 settembre 2018 è stato il turno della Svezia di andare al voto. I socialdemocratici del premier uscente Stefan Lofven sono risultati nuovamente la prima forza, con il 28,4% dei consensi, ma è il risultato peggiore per il partito dal 1920. Secondi, con il 19,7%, la destra dei Moderati guidati da Ulf Kristersson. Terzi, in ascesa al 17,7%, i populisti e sovranisti del partito Svedesi Democratici, guidati da Jimmie Akesson. Al momento, il blocco del centrosinistra e del centrodestra sono appaiati intorno al 40%, ma non hanno i numeri per governare. Nelle prossime settimane saranno dunque decisive le trattative per formare un governo di coalizione.

– LETTONIA – Dalle elezioni politiche di sabato 6 ottobre, le tredicesime nei 100 anni di storia del Paese, è emerso il primato del partito filorusso Concordia (Harmony) al 19,8%, che però ha scarse possibilità di dar vita a un governo. Lo scenario che si presenta – come peraltro avvenuto in tutte le ultime elezioni politiche nei Paesi dell’Ue – è una lunghissima trattativa tra forze politiche anche molto diverse, per mettere in piedi una coalizione. Brusco calo di consensi per il partito liberal-conservatore, una volta potentissimo, del vicepresidente della Commissione europea ed ex premier del Paese baltico, Valdis Dombrovskis. Il suo Unità (‘Vienotiba’ in lettone) – uno dei tre partiti che compongono la maggioranza uscente – è crollato al 6,7%, ottenendo appena otto seggi. Alle politiche del 2014, registrò il 21,8% con 23 seggi. Dombrovskis si dice comunque “fiducioso che il Paese sarà in grado di istituire un governo fermamente pro-europeo”, anche se a guidarlo non sarà più probabilmente il premier uscente Maris Kucinskis. La maggioranza tripartitica di centro-destra, dimezzata nei consensi, dovrà cercare nuove alleanze pescando tra una serie di formazioni che viaggiano intorno al 10-13%. Secondo gli analisti locali, alla fine si potrebbe arrivare a un ‘pentapartito’, che rischia tuttavia di avere problemi di tenuta, per le distanze programmatiche tra le formazioni. E’ invece altamente improbabile che a formare l’esecutivo sia chiamato il partito Concordia, che ha nella minoranza russa il proprio elettorato di riferimento e che finora è stato sempre tenuto fuori dalla stanza dei bottoni grazie a una sorta di cordone sanitario messo in atto dalle altre forze politiche, preoccupate dell’eventuale ingresso di un cavallo di Troia del Cremlino negli affari politici europei: fino al 2017 Concordia aveva anche un accordo di cooperazione col partito di Putin Russia Unita. Al momento, soltanto i secondi arrivati, i populisti euroscettici di Kpv Lv sarebbero disponibili ad allearsi coi filorussi, ma il loro 14,2% non è comunque sufficiente a garantire una maggioranza.

– BELGIOUna incontestabile vittoria per i Verdi è, in sintesi, il risultato delle Comunali che si sono svolte in Belgio. Domenica 14 ottobre si sono tenute le elezioni provinciali, municipali e distrettuali belghe. La regione di Bruxelles è andata al voto con 19 comuni, le Fiandre con 5 province e 300 comuni (nella città di Anversa si sono tenutee anche le elezioni per i distretti), e la Vallonia con 5 province e 262 comuni. A Bruxelles i Verdi passano da uno a tre borgomastri (sindaci), facendo breccia nei 19 comuni della capitale belga e sembrerebbero pronti ad entrare in una maggioranza con il Ps, quest’ultimo largamente in testa che realizza globalmente dei buoni risultati nella regione di Bruxelles. Ammaccato il Mr (Liberali), mentre al sud del Paese, in Vallonia, si registra una buona performance per il Ptb, il Partito del lavoro, di estrema sinistra che diventa il terzo partito a Liegi ed il secondo a Charleroi e a Seraing. Nelle Fiandre, nord del paese, il nazionalismo fiammingo tiene: roccaforte della Nuova alleanza fiamminga (N-va), la città conferma il suo leader, Bart De Wever, sindaco. Resta da capire con chi si alleeranno i nazionalisti. Altro dato significativo quello delle donne a Bruxelles: il 48,8% risultano elette, un vero e proprio record. Nulla di fatto invece per il partito Islam che non ha ottenuto alcun eletto.

– LUSSEMBURGOAlle elezioni del 15 ottobre, i tre partiti della coalizione di governo uscente – i socialisti della Lsap, Dp (la formazione di stampo liberale di Bettel) e i Verdi -, hanno riconfermato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento (31 su 60). Il partito di centro-destra Csv (cristiano sociali), dell’ex premier e attuale presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è invece aggiudicato la maggioranza relativa con il 28,3% dei voti e 21 seggi. Il granduca del Lussemburgo, Henri Albert Guillaume, ha incaricato il premier uscente, il liberale Xavier Bettel a formare un nuovo governo.

– IRLANDA – Elezioni presidenziali senza sorprese in Irlanda: Michael D. Higgins, 77 anni, letterato di idee liberal, è stato confermato per un secondo settennato alla carica di capo dello Stato, sostanzialmente di garanzia, ma priva di veri poteri nel sistema istituzionale della repubblica. Higgins, nel rispetto delle previsioni della vigilia, ha segnato una netta vittoria al primo turno con oltre il 58% di voti. Il meno lontano dei 5 rivali è l’uomo d’affari indipendente Peter Casey, dato poco sopra il 20%, mentre tutti gli altri sono sotto il 10 con la prima donna in lizza, Liadh Ni
Riad, eurodeputata dello Sinn Fein (sinistra nazionalista) al terzo posto attorno all’8%. In calo l’affluenza alle urne rispetto al 2011.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Per la crisi non se, bensì quando. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-26.

2019-03-18__Bankitalia__001

I numeri sono drammaticamente semplici.

A fine dicembre 2017 il debito delle pubbliche amministrazioni ammontava a 2,263.479 miliardi, mentre a fine 2018 era 2,316.697 miliardi.

A fine febbraio 2019 era ulteriormente salito a 2,358.008 miliardi.

Dal 1° gennaio 2018 a fine febbraio 2019 il debito pubblico è salito di 94.675 miliardi di euro (differenza calcolata sulle ultime stime).

Italia. Istat. Ordini all’industria -2.7%, dall’estero -6%.

Debito pubblico è salito a 2,363.685 miliardi.

Lega al 37%. Elezioni anticipate ad ottobre.

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Il principale problema del debito sovrano non è tanto la sua emissione, quanto piuttosto il trovare gli acquirenti.

Occorrerebbe razionalizzare fermamente che l’Italia non è un’enclave impermeabile al mondo esterno: vive in un contesto sia europeo sia mondiale, e questo influisce notevolmente sulla politica economica del paese.

Il debito di per sé non sarebbe un problema: è un mezzo utilizzabile che si caratterizza per il fine per cui esso è stato contratto.

Un debito acceso per effettuare investimenti redditizi trova finanziatori in ragione della ragionevolezza del piano di investimento. Ma il debito contratto per finanziare spese correnti lascia molto ma molto tiepidi gli investitori.

Disgraziatamente, questa è la situazione italiana: quei 94.675 miliardi sono stati spesi per interventi assistenziali. Da questo punto di vista un anno di governo gialloverde sembrerebbe aver agito in modo non certo encomiabile.

Mentre il M5S è sceso dal 32.7% conseguito alle elezioni del 24 marzo 2018 alle attuali propensioni al voto del 21.7%, Lega è salita dal 17.4% agli attuali 32.9%, forse qualche cosetta di più: gli equilibri sono mutati velocemente e si sta avvicinando il momento in cui se ne debba prendere atto. Non è solo una questione di equilibri partitici: più il tempo passa e più emerge il problema finanziario ed economico.

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«We all know Italy’s next crisis is coming, it’s merely a question of when»

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«The country’s budget deficit is slipping out of control and Brussels will at some point have to address the increasingly likely breach of its fiscal rules (even if the EU is turning a blind eye while this month’s European parliamentary elections are taking place)»

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«The bond market is starting to wake up to the risk.»

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«The miss might well be too big for the European Commission to sweep under the carpet.»

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«Italian industrial orders fell 2.7 percent in March, and there’s little evidence of any recovery in the works»

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A maggio si voterà finalmente per il rinnovo dell’europarlamento, per la regione Piemonte ed in oltre 3,800 comuni italiani. Se le prospezioni elettorali sono usualmente ragionevolmente attendibili, i risultati usciti dalle urne sono invece elementi certi.

Dal nostro sommesso punto di vista, comprendiamo più che bene le preoccupazioni di Bloomberg: mentre i politici sono condizionati dagli equilibri nei quali debbono districarsi, i mercati sono decisamente più liberi nella scelta di dove e quando investire. Da molti punti di vista mercati e politica usano diversi metri di giudizio.

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Né si pensi che i mercati siano un ectoplasma evanescente:

Italia. Crisi in vista. Liquidità bancarie salite al 32%, 1,371 miliardi.

Gli italiani stanno aspettando con grande pazienza l’evolversi degli eventi.


Bloomberg. 2019-04-22. Italy Is an Accident Waiting To Happen

Bond investors are starting to position for a seemingly inevitable repeat of last year’s budget showdown between Brussels and Rome.

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We all know Italy’s next crisis is coming, it’s merely a question of when. The country’s budget deficit is slipping out of control and Brussels will at some point have to address the increasingly likely breach of its fiscal rules (even if the EU is turning a blind eye while this month’s European parliamentary elections are taking place). The bond market is starting to wake up to the risk.

The chances of Italy ever achieving its initial 2.04 percent deficit target for 2019 – already revised up to 2.4 percent – were always fanciful. But as the economy slips into recession, that newer figure looks dicey as well. The miss might well be too big for the European Commission to sweep under the carpet.

It’s not just the yearly deficit that’s headed in the wrong direction; the overall ratio of debt to GDP (sitting at 130 percent currently) may increase too. Italy is already the euro zone’s worst performer on that measure after Greece, and any deterioration will cause serious consternation in Brussels. The country is the region’s largest debtor, with more than 1.6 trillion euros ($1.8 trillion) of debt. It truly is too big to fail.

Italian industrial orders fell 2.7 percent in March, and there’s little evidence of any recovery in the works. The government has downgraded its growth forecast for this year to just 0.2 percent, closer to many independent estimates. This still looks too hopeful. No wonder some European Central Bank officials are wondering whether the euro area economy can rebound in the second half.

The Bank of Italy’s chief economist says the nation’s 2020 budget deficit will expand to 3.4 percent, breaching the EU limit, unless value-added tax is increased. Yet when Finance Minister Giovanni Tria made similar comments about the parlous state of Rome’s finances, he was swiftly put back in his box by the country’s populist rulers. This state of denial from the League-Five Star coalition is not going to end well. The government is going to have to address its finances in a convincing manner after the European elections if it is to avoid another bond rout.

The markets are just about starting to pay attention. Italian 10-year bonds have been very popular this year, but the yields on them have widened over the past week. In fairness, they’re not too far out of whack with other countries’ debt and are well below the highs they hit last year after the country’s political crisis exploded. We aren’t back in emergency territory. Nevertheless, investors are starting to position for what’s seen as an inevitable repeat of last autumn’s budget showdown between Brussels and Rome, which pushed Italy’s 10-year yields above 3.5 percent. Some banks such as Citigroup Inc. are urging caution.

While it may seem an age away, Moody’s Investors Service is due to review Italy’s Baa3 credit rating in September. That’s already the lowest rung of the investment grade scale and if the ratings agency cut it to junk, the consequences would be seismic. It would prevent many bond funds from holding Italian debt.

The greater returns you get for Italian debt over the other core European countries are there for a reason. As the risk increases, so will the spread.

Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ecb. Bollettino Economico. Italia. Futuro nero.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-25.

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La Banca Centrale Europea ha rilasciato il Bollettino economico BCE, n. 3 – 2019

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L’Italia e in generale i Paesi con un alto debito sono un pericolo per l’area euro. Essi infatti hanno mancato l’obiettivo di ridurre il disavanzo strutturale e quindi non hanno margini di bilancio per affrontare una prossima fase di rallentamento congiunturale.

Lo scrive la Bce nel Bollettino Economico, sottolineando:

 «garantire la convergenza verso posizioni di bilancio solide tra i vari Paesi e quindi ridurre la vulnerabilità agli shock è un requisito necessario per la capacità di tenuta dell’area dell’euro».

Inoltre, l’istituto centrale evidenzia come nel periodo 2014-2018 tra i Paesi che hanno un rapporto debito/Pil oltre 90%, ossia Portogallo, Belgio, Italia, Francia e Spagna, i saldi di bilancio strutturali non sono in linea con gli aggiustamenti richiesti dagli obiettivi di medio termine.

Come afferma la Bce, questi Paesi restano lontani dagli obiettivi di medio termine specifici:

«Negli anni più recenti nessuno dei paesi indicati ha realizzato l’aggiustamento richiesto. Pertanto, tali paesi non hanno costituito margini di bilancio tali da consentire loro di evitare un inasprimento delle politiche di bilancio nella prossima fase di rallentamento e ciò può avere conseguenze sulla capacità di tenuta dell’intera area dell’euro»

Bce: crescita debole nei prossimi mesi

Nel bollettino, la Banca centrale europea sottolinea anche che nei prossimi mesi dovrebbe proseguire la crescita debole dell’Eurozona, mentre l’inflazione dovrebbe calare per poi risalire nel medio periodo.

Necessario quindi un accomodamento monetario:

«I dati più recenti hanno continuato a indicare un’evoluzione contenuta, principalmente per effetto del rallentamento della domanda estera, accentuato da fattori specifici a livello di paese e settore. Poiché l’impatto di questi fattori risulta in qualche misura più persistente, la perdita di slancio della crescita dovrebbe proseguire nell’anno in corso. L’auspicio è che in futuro l’effetto di tali fattori avversi venga meno».

Nel quarto trimestre del 2018 il Pil in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2%, dopo l’aumento dello 0,1% registrato nel terzo trimestre.

Inoltre, rivela la Bce, i prezzi correnti dei contratti future sul petrolio suggeriscono nei prossimi mesi una probabile diminuzione dell’inflazione complessiva nell’Eurozona.

Infatti, secondo i dati Eurostat, a marzo l’inflazione si è attestata all’1,4%, ossia lo 0,1% in meno rispetto all’1,5% di febbraio, rispecchiando in prevalenza l’andamento più modesto della componente degli alimentari, dei servizi e dei beni industriali non energetici.

Discorso a parte per l’inflazione di fondo. In prospettiva, come emerge dal bollettino, ci si attende che aumenti gradualmente nel medio periodo, sostenuta dalle misure di politica monetaria della Bce, dal perdurare dell’espansione economica e dalla più vigorosa dinamica salariale.»

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I banchieri centrali usano sempre un linguaggio felpato e diplomatico, ove le parole sono pesate con il bilancino del farmacista.

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 «L’Italia e in generale i Paesi con un alto debito sono un pericolo per l’area euro»

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«Essi infatti hanno mancato l’obiettivo di ridurre il disavanzo strutturale e quindi non hanno margini di bilancio per affrontare una prossima fase di rallentamento congiunturale»

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Gli italiani sembrerebbero non rendersi ancora conto del baratro su cui stanno.

E sarà ben magra consolazione il momento in cui i politici responsabili del dissesto del debito pubblico saranno decapitati nella pubblica piazza.

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Bollettino economico BCE, n. 3 – 2019 .

Sintesi

Le informazioni che si sono rese disponibili dopo la riunione di politica monetaria del Consiglio direttivo di marzo confermano che la perdita di slancio dell’espansione economica proseguirà nell’anno in corso. Sebbene alcuni dei fattori idiosincratici interni che frenano la crescita stiano mostrando segnali di affievolimento, vi sono circostanze sfavorevoli a livello mondiale che continuano a pesare sull’evoluzione dell’espansione economica dell’area dell’euro. I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro restano orientati al ribasso per effetto delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti. Al tempo stesso, gli ulteriori incrementi dell’occupazione e l’aumento delle retribuzioni continuano a sostenere la capacità di tenuta dell’economia interna e il graduale intensificarsi di spinte inflazionistiche. Un ampio grado di accomodamento monetario resta nondimeno necessario per preservare condizioni di finanziamento favorevoli e sostenere l’espansione economica, assicurando quindi la prosecuzione di uno stabile percorso dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine. Uno stimolo significativo viene trasmesso dalle indicazioni prospettiche di politica monetaria fornite dal Consiglio direttivo sui tassi di riferimento della BCE, e rafforzato dai reinvestimenti delle cospicue consistenze di attività acquistate e dalla nuova serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT).

Gli indicatori congiunturali segnalano un indebolimento dell’attività economica a livello internazionale nel primo trimestre del 2019. In particolare, è proseguito il rallentamento dell’interscambio in un contesto caratterizzato da una svolta nel ciclo industriale su scala mondiale e dall’intensificarsi delle tensioni commerciali. Nei primi mesi dell’anno l’inflazione ha fatto registrare un rallentamento su scala mondiale, ampiamente riconducibile al minor contributo fornito dalla componente energetica.

Nell’area dell’euro i rendimenti sui titoli di Stato sono scesi lievemente a fronte di una riduzione dei tassi privi di rischio a livello mondiale e la curva a termine dell’Eonia si è spostata verso il basso. Gli andamenti dei differenziali tra i rendimenti dei titoli di Stato hanno evidenziato una certa eterogeneità fra i paesi dell’area dell’euro. In un contesto di tassi privi di rischio più bassi e di volatilità stabile e contenuta i corsi azionari sono aumentati. Analogamente, i differenziali di rendimento sulle obbligazioni societarie si sono ridotti. Sui mercati dei cambi il valore dell’euro è rimasto sostanzialmente invariato su base ponderata per l’interscambio.

Nel quarto trimestre del 2018 il PIL in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2 per cento sul periodo precedente, dopo l’aumento dello 0,1 per cento registrato nel terzo trimestre. I dati più recenti hanno continuato a indicare un’evoluzione contenuta, principalmente per effetto del rallentamento della domanda estera, accentuato da fattori specifici a livello di paese e settore. Poiché l’impatto di questi fattori risulta in

qualche misura più persistente, la perdita di slancio della crescita dovrebbe proseguire nell’anno in corso. Ci si  ttende che in futuro l’effetto di tali fattori avversi venga meno. L’espansione dell’area dell’euro seguiterà a essere sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, da ulteriori incrementi dell’occupazione e da un aumento delle retribuzioni, nonché dal perdurare della crescita dell’attività su scala mondiale, seppure a un ritmo lievemente più contenuto.