Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Spagna. Elezioni Politiche. Ultimi Sondaggi. Dichiarazioni innovative.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-27.

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Secondo gli ultimi sondaggi alla camera il partito socialista otterrebbe 117 / 350 seggi, il partito popolare 84, ciudadamos 51, vox 41, e podemos 28. Sarà ben dura la strada per racimolare i 176 voti di maggioranza, sempre che qualcuno ci riesca.

«il Psoe continua a essere saldamente in testa e le destre sommate non raggiungono la maggioranza assoluta di 176 voti.»

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Più complessa la situazione elettorale del senato, formato da 266 membri.

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208 senatori sono eletti direttamente dal corpo elettorale con suffragio universale che elegge 4 senatori per ciascuna provincia peninsulare, per un totale di 188 eletti; a quelle insulari vengono invece assegnati 16 senatori, di cui 3 vengono eletti in ognuna delle isole maggiori.

58 senatori sono designati dalle 17 assemblee delle Comunità Autonome, ognuna delle quali elegge almeno un senatore, cui se ne aggiunge un altro in più per ogni milione di abitanti residenti entro il territorio della rispettiva Comunità.

Le proiezioni per il senato, incomplete per l’incertezza attributiva a livello delle Comunità Autonome, assegnerebbe in ogni caso la maggioranza assoluta al partito socialista, che otterrebbe 136 / 266 seggi.

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Non saranno rilasciati exit polls.

Alcune scarne considerazioni.

Se si dovessero confermare queste propensioni al voto, la situazione politica sarebbe ingovernabile.

Un segnale di estrema importanza, sia a livello spagnolo sia a livello europeo, è però la dichiarazione rilasciata da Pablo Casado presidente del partito popolare.

«In riferimento alla manifestazione che PP, Ciudadanos e Vox fecero a Madrid nella prima metà di febbraio. Utile secondo Pablo Casado presidente del PP, per non mettere in discussione la maggioranza parlamentare con il frazionamento del voto tra le tre destre, mentre offre a Vox, per la prima volta esplicitamente, di entrare nel suo futuro governo.»

Così la Spagna si allineerebbe all’Austria, per esempio, nel dismettere l’ostracismo verso i partiti di destra e nel considerare la possibilità di formare governi con questi. È uno dei tanti segni de nuovo che avanza.

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Spagna, mossa dei popolari: «Governo con l’ultradestra»

BARCELLONA Ultime ore di campagna elettorale, i leader di tutte le formazioni politiche hanno fatto appello al voto utile. Utile secondo il socialista Pedro Sánchez «se vogliamo una Spagna in cui ci sia spazio per tutti, o solo per i tre del Colón», in riferimento alla manifestazione che PP, Ciudadanos e Vox fecero a Madrid nella prima metà di febbraio. Utile secondo Pablo Casado presidente del PP, per non mettere in discussione la maggioranza parlamentare con il frazionamento del voto tra le tre destre, mentre offre a Vox, per la prima volta esplicitamente, di entrare nel suo futuro governo.
Utile per Santiago Abascal per frenare «il caos e la violenza del fronte popolare». Utile secondo Pablo Iglesias, segretario di Podemos, per rafforzare l’opzione progressista di governo e bloccare una possibile intesa tra Psoe e Ciudadanos, anche se Sánchez ha riconosciuto per la prima volta che potrebbe guidare un governo di coalizione assieme al partito viola. Utile per Albert Rivera per fare un governo costituzionalista. E utile per i partiti indipendentisti catalani, per dimostrare di non avere smobilitato e rimettere al centro della politica dello Stato la soluzione democratica del conflitto catalano.

I SONDAGGI

Da cinque giorni non ci sono più sondaggi ufficiali, proibiti da norme elettorali che appaiono desuete. La sera di domenica, quando si chiuderanno i seggi, non ci saranno exit poll che nel passato hanno dato falsi annunci. Saranno le televisioni spagnola, catalana e di altre Autonomie a rendere pubblico il risultato dell’ultimo sondaggio telefonico effettuato nelle ore precedenti su un campione di 12.000 persone. Per quanto se ne sa, negli ultimi giorni la situazione non sembra essere molto cambiata rispetto a una settimana fa: il Psoe continua a essere saldamente in testa e le destre sommate non raggiungono la maggioranza assoluta di 176 voti.

Perciò sarebbero possibili altre soluzioni di governo, diverse dal tripartito che si è imposto in Andalusia: da un’alleanza tra socialisti e Podemos che potrebbe necessitare del sostegno di altri partiti, come quello nazionalista basco o gli indipendentisti catalani; a un’alleanza tra Psoe e Ciudadanos che piacerebbe a una parte del Psoe ma che Rivera ha negato fin dall’inizio e che ora sembra meno in auge; fino all’ipotesi di un governo di minoranza del solo Psoe, che però sconterebbe in partenza una grave debolezza.

LE INCERTEZZE

Eppure la manifestazione di campagna di Vox che aveva riunito oltre 5.000 persone a Valencia nelle ultime ore, ha fatto saltare tutti gli allarmi. D’altronde, non sarebbe il primo caso al mondo in cui i sondaggi non riescono a misurare la consistenza del fenomeno dell’estrema destra. Perciò, a sinistra, è ripartito l’appello al voto per frenare l’avanzata reazionaria. Sánchez ha esplicitamente fatto riferimento all’elezione di Trump, al referendum sulla brexit, al risultato delle elezioni andaluse per ammonire tutti dal rilassarsi, perché è quasi fatta.

Iglesias negli ultimi giorni ha probabilmente migliorato le non brillanti aspettative che i sondaggi riconoscevano al suo partito fin dall’inizio, perché ha indovinato la campagna elettorale, risultando vincente nei dibattiti televisivi che si sono succeduti il 22 e 23 aprile scorsi e forse è così riuscito a recuperare parte dell’elettorato di sinistra che altrimenti si sarebbe astenuto. Perché il livello di partecipazione sarà fondamentale per risolvere la contesa, come dimostra la vicenda andalusa, in cui i socialisti persero soprattutto per la smobilitazione del loro elettorato.

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