Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia

Sanità. Veneto. Mancano 1,295 medici ed è impossibile importarli.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-25.

Cervelli in Fuga 001

Stiamo ricalcando in Italia il copione che ha portato alla implosione dell’Unione Sovietica.

Se la constatazione è dolorosa, ben peggiore è la amara visione del futuro che ci attende.

La gestione della sanità e delle scuole universitarie di medicina è stata statalizzata e gestita con una burocrazia di stile sovietico, che ha fallito in tutto tranne che nel garantire posti e stipendi a burocrati e funzionari.

Il risultato è esemplare: se non si ricchi, in Italia non ci si cura.

I medici italiani emigrano: nella sola Germania sono più di 10,000. Qui erano trattati come lo straccio per lavare per terra: all’estero sono stimati e lasciati lavorare in pace.

Numero chiuso a programmazione centralizzata, formazione medica secondo le norme dell’Unione Europea, gestione clientelare e burocratica della sanità pubblica, stipendi risibili in confronto del lavoro richiesto, una magistratura liberal assatanata nel rinvio a giudizio di casi che dieci anni dopo conclude con un non luogo a procedere.

Ma che ci vadano politici e burocrati ad operare sul cuore oppure a portar via una cancro del colon.

Siamo chiari: ad oggi, fare il medico è una follia, ed infatti ben pochi lo vogliono fare e lo fanno.

In compenso siamo pieni di gente che ha lo studio tappezzato di diplomi ma che con il bisturi in mano non sa nemmeno incidere un ascesso gluteo: figurarsi poi portar via un cancro dello stomaco. Hanno però la giusta tessera del partito in tasca.

* * *

«Nel Veneto mancano 1.295 ospedalieri e la situazione rischia di aggravarsi per altri 501 che dovrebbero andare in pensione con Quota 100»

*

«L’Italia conta 80 mila tra medici, infermieri, operatori sociosanitari e fisioterapisti di altri Paesi …. di questi, 18 mila sono i camici bianchi»

*

«Alcuni accettano di trasferirsi in Veneto, come in altre regioni …. ma dopo un po’ i problemi emergono»

*

«Anche i comunitari, che potrebbe partecipare ai concorsi, vengono assunti dalle aziende sanitarie con contratti di libera professione della durata di 12-18 mesi, spesso addirittura di sei, rinnovabili per altri sei»

*

«Non sono pagati abbastanza, soprattutto a fronte degli stipendi da 14 mila euro al mese più auto e scuola per i figli offerti dall’Arabia o anche delle buste paga inglesi, che sono tre volte tanto quelle italiane»

*

«Offriamo una buona formazione, ma non siamo attrattivi, perchè i compensi sono bassi rispetto a quelli in vigore in Germania (che conta 10mila camici bianchi italiani, ndr), Francia o America …. tanto è vero che il 15% dei colleghi italiani a sua volta se ne va altrove»

*

«il 15% dei colleghi italiani a sua volta se ne va altrove»

* * * * * * *

Nessuno si illuda che da questa situazione se ne possa uscire a buon mercato.

Le uniche vie di uscita sono l’abolizione del ministero per l’università e quello della sanità e la accurata abrogazione di tutte le leggi in materia, triplicare almeno gli stipendi degli specialisti ospedalieri e mettere il guinzaglio a giudici in cerca di popolarità mediatica.

Troppo drastiche?

Bene.

Avrete modo di ripensarci quando vi avranno amputato una gamba perchè l’anestesista non sapeva condurre un intervento per embolia della poplitea.

Nota.

L’idea di nominare sul campo gli specialisti ‘ope legis‘ è la più solenne imbecillità mai sentita sulla faccia della terra. Allora, si dia il diploma di laurea all’atto della nascita: costa meno.

Abbiamo 10,000 medici italiani che lavorano nella sola Germania: li si facciano rientrare offrendo loro posti adeguati.


Corriere. 2019-04-23. Sanità, il Veneto senza medici ora chiede di assumere 400 camici bianchi stranieri

Dopo il caso dei 10 professionisti assunti dall’ospedale di Treviso, rivela il professor Aodi, presidente del’Amsi (Medici stranieri in Italia): «Dal territorio domande soprattutto per radiologi, anestesisti, ortopedici e pediatri».

*

VENEZIA Finchè ministero della Salute, Università, Regioni e sindacati non concorderanno su una sorta di maxi «sanatoria» a beneficio dei 10 mila laureati in Medicina oggi non assumibili perchè non specializzati a causa dei pochi posti disponibili nelle Scuole di specialità, l’unica strada percorribile per non lasciare sguarniti reparti e ambulatori, oltre a richiamare i pensionati, sembra il ricorso a professionisti stranieri. E non parliamo solo dei dieci romeni per i quali l’Usl di Treviso è in trattativa con l’Università di Timisoara. «Negli ultimi mesi il Veneto ci ha contattati per poter assumere 400 colleghi — rivela il professor Foad Aodi, palestinese, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e consigliere nazionale dell’Ordine italiano —. L’85% delle domande riguarda il privato, soprattutto cliniche, ma per la prima volta comincia a farsi sentire anche il pubblico, con un significativo 15% di richieste. Le città che in entrambi i settori hanno evidenziato una maggiore esigenza di specialisti stranieri sono Verona, Padova, Vicenza e Treviso. Cercano anestesisti, radiologi, pediatri, ortopedici, ginecologi e medici dell’urgenza-emergenza».

I numeri

Nel Veneto mancano 1.295 ospedalieri e la situazione rischia di aggravarsi per altri 501 che dovrebbero andare in pensione con Quota 100. «L’Italia conta 80 mila tra medici, infermieri, operatori sociosanitari e fisioterapisti di altri Paesi — continua Aodi — di questi, 18 mila sono i camici bianchi. Solo che rispetto agli anni ‘60/’80 si è verificata un’inversione di tendenza: prima eravamo noi, palestinesi, arabi, siriani,libici, giordani, congolesi e camerunensi soprattutto a voler venire in Italia a studiare, specializzarci e magari restare a lavorare, come ha fatto il 45%. E così è stato dopo la caduta del muro di Berlino anche per romeni, albanesi, russi, moldavi e nordafricani già specialisti, che hanno dovuto solo chiedere il riconoscimento dal ministero della Salute o iscriversi al sesto anno di Medicina in Italia per ottenere l’equipollenza dei titoli. Oggi invece è l’Italia ad avere bisogno di medici stranieri, perchè non riesce a utilizzare quelli già laureati, che siano italiani o immigrati». E allora c’è la rincorsa in particolare a camici bianchi già formati dell’Est, ma anche egiziani, tunisini, sudanesi e siriani.

L’Ordine

«Alcuni accettano di trasferirsi in Veneto, come in altre regioni — rivela il presidente dell’Amsi — ma dopo un po’ i problemi emergono. Anche i comunitari, che potrebbe partecipare ai concorsi, vengono assunti dalle aziende sanitarie con contratti di libera professione della durata di 12-18 mesi, spesso addirittura di sei, rinnovabili per altri sei. Non sono pagati abbastanza, soprattutto a fronte degli stipendi da 14 mila euro al mese più auto e scuola per i figli offerti dall’Arabia o anche delle buste paga inglesi, che sono tre volte tanto quelle italiane». E infatti il 25% degli stranieri se ne torna in patria o sceglie altre mete nel mondo. «Offriamo una buona formazione, ma non siamo attrattivi, perchè i compensi sono bassi rispetto a quelli in vigore in Germania (che conta 10mila camici bianchi italiani, ndr), Francia o America — riflette Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia e vicepresidente nazionale — tanto è vero che il 15% dei colleghi italiani a sua volta se ne va altrove». «A noi mancano gli anestesisti — conferma Francesco Cobello, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Verona — li cerchiamo italiani attraverso i concorsi, ma non escludo di poter valutare l’opzione stranieri». «Noi cerchiamo medici bravi — aggiunge Giovanni Pavesi, dg dell’Usl 8 Berica — al momento non all’estero».

Annunci