Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ecb. Bollettino Economico. Italia. Futuro nero.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-25.

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La Banca Centrale Europea ha rilasciato il Bollettino economico BCE, n. 3 – 2019

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L’Italia e in generale i Paesi con un alto debito sono un pericolo per l’area euro. Essi infatti hanno mancato l’obiettivo di ridurre il disavanzo strutturale e quindi non hanno margini di bilancio per affrontare una prossima fase di rallentamento congiunturale.

Lo scrive la Bce nel Bollettino Economico, sottolineando:

 «garantire la convergenza verso posizioni di bilancio solide tra i vari Paesi e quindi ridurre la vulnerabilità agli shock è un requisito necessario per la capacità di tenuta dell’area dell’euro».

Inoltre, l’istituto centrale evidenzia come nel periodo 2014-2018 tra i Paesi che hanno un rapporto debito/Pil oltre 90%, ossia Portogallo, Belgio, Italia, Francia e Spagna, i saldi di bilancio strutturali non sono in linea con gli aggiustamenti richiesti dagli obiettivi di medio termine.

Come afferma la Bce, questi Paesi restano lontani dagli obiettivi di medio termine specifici:

«Negli anni più recenti nessuno dei paesi indicati ha realizzato l’aggiustamento richiesto. Pertanto, tali paesi non hanno costituito margini di bilancio tali da consentire loro di evitare un inasprimento delle politiche di bilancio nella prossima fase di rallentamento e ciò può avere conseguenze sulla capacità di tenuta dell’intera area dell’euro»

Bce: crescita debole nei prossimi mesi

Nel bollettino, la Banca centrale europea sottolinea anche che nei prossimi mesi dovrebbe proseguire la crescita debole dell’Eurozona, mentre l’inflazione dovrebbe calare per poi risalire nel medio periodo.

Necessario quindi un accomodamento monetario:

«I dati più recenti hanno continuato a indicare un’evoluzione contenuta, principalmente per effetto del rallentamento della domanda estera, accentuato da fattori specifici a livello di paese e settore. Poiché l’impatto di questi fattori risulta in qualche misura più persistente, la perdita di slancio della crescita dovrebbe proseguire nell’anno in corso. L’auspicio è che in futuro l’effetto di tali fattori avversi venga meno».

Nel quarto trimestre del 2018 il Pil in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2%, dopo l’aumento dello 0,1% registrato nel terzo trimestre.

Inoltre, rivela la Bce, i prezzi correnti dei contratti future sul petrolio suggeriscono nei prossimi mesi una probabile diminuzione dell’inflazione complessiva nell’Eurozona.

Infatti, secondo i dati Eurostat, a marzo l’inflazione si è attestata all’1,4%, ossia lo 0,1% in meno rispetto all’1,5% di febbraio, rispecchiando in prevalenza l’andamento più modesto della componente degli alimentari, dei servizi e dei beni industriali non energetici.

Discorso a parte per l’inflazione di fondo. In prospettiva, come emerge dal bollettino, ci si attende che aumenti gradualmente nel medio periodo, sostenuta dalle misure di politica monetaria della Bce, dal perdurare dell’espansione economica e dalla più vigorosa dinamica salariale.»

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I banchieri centrali usano sempre un linguaggio felpato e diplomatico, ove le parole sono pesate con il bilancino del farmacista.

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 «L’Italia e in generale i Paesi con un alto debito sono un pericolo per l’area euro»

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«Essi infatti hanno mancato l’obiettivo di ridurre il disavanzo strutturale e quindi non hanno margini di bilancio per affrontare una prossima fase di rallentamento congiunturale»

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Gli italiani sembrerebbero non rendersi ancora conto del baratro su cui stanno.

E sarà ben magra consolazione il momento in cui i politici responsabili del dissesto del debito pubblico saranno decapitati nella pubblica piazza.

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Bollettino economico BCE, n. 3 – 2019 .

Sintesi

Le informazioni che si sono rese disponibili dopo la riunione di politica monetaria del Consiglio direttivo di marzo confermano che la perdita di slancio dell’espansione economica proseguirà nell’anno in corso. Sebbene alcuni dei fattori idiosincratici interni che frenano la crescita stiano mostrando segnali di affievolimento, vi sono circostanze sfavorevoli a livello mondiale che continuano a pesare sull’evoluzione dell’espansione economica dell’area dell’euro. I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro restano orientati al ribasso per effetto delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti. Al tempo stesso, gli ulteriori incrementi dell’occupazione e l’aumento delle retribuzioni continuano a sostenere la capacità di tenuta dell’economia interna e il graduale intensificarsi di spinte inflazionistiche. Un ampio grado di accomodamento monetario resta nondimeno necessario per preservare condizioni di finanziamento favorevoli e sostenere l’espansione economica, assicurando quindi la prosecuzione di uno stabile percorso dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine. Uno stimolo significativo viene trasmesso dalle indicazioni prospettiche di politica monetaria fornite dal Consiglio direttivo sui tassi di riferimento della BCE, e rafforzato dai reinvestimenti delle cospicue consistenze di attività acquistate e dalla nuova serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT).

Gli indicatori congiunturali segnalano un indebolimento dell’attività economica a livello internazionale nel primo trimestre del 2019. In particolare, è proseguito il rallentamento dell’interscambio in un contesto caratterizzato da una svolta nel ciclo industriale su scala mondiale e dall’intensificarsi delle tensioni commerciali. Nei primi mesi dell’anno l’inflazione ha fatto registrare un rallentamento su scala mondiale, ampiamente riconducibile al minor contributo fornito dalla componente energetica.

Nell’area dell’euro i rendimenti sui titoli di Stato sono scesi lievemente a fronte di una riduzione dei tassi privi di rischio a livello mondiale e la curva a termine dell’Eonia si è spostata verso il basso. Gli andamenti dei differenziali tra i rendimenti dei titoli di Stato hanno evidenziato una certa eterogeneità fra i paesi dell’area dell’euro. In un contesto di tassi privi di rischio più bassi e di volatilità stabile e contenuta i corsi azionari sono aumentati. Analogamente, i differenziali di rendimento sulle obbligazioni societarie si sono ridotti. Sui mercati dei cambi il valore dell’euro è rimasto sostanzialmente invariato su base ponderata per l’interscambio.

Nel quarto trimestre del 2018 il PIL in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2 per cento sul periodo precedente, dopo l’aumento dello 0,1 per cento registrato nel terzo trimestre. I dati più recenti hanno continuato a indicare un’evoluzione contenuta, principalmente per effetto del rallentamento della domanda estera, accentuato da fattori specifici a livello di paese e settore. Poiché l’impatto di questi fattori risulta in

qualche misura più persistente, la perdita di slancio della crescita dovrebbe proseguire nell’anno in corso. Ci si  ttende che in futuro l’effetto di tali fattori avversi venga meno. L’espansione dell’area dell’euro seguiterà a essere sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, da ulteriori incrementi dell’occupazione e da un aumento delle retribuzioni, nonché dal perdurare della crescita dell’attività su scala mondiale, seppure a un ritmo lievemente più contenuto.

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