Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Italia. Dissesto idrogeologico ed alluvioni ricorrenti.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-18.

2019-04-09__Alluvioni Genova

Dovunque arrivavano, i romani si davano un gran da fare a costruire acquedotti, reti fognarie, strade, ponti, argini dei fiumi e dei torrenti, e tutte le opere pubbliche che uno stato civile deve curare. Questi sono sicuramente dei grandi investimenti, ma sono essenziali per una normale vita civile.

Segovia. Acquedotto romano.

Non solo.

Li costruivano davvero bene. Moltissime di queste opere hanno facilmente resistito al tempo, due millenni, ma molto meno alla incuria umana. Ponte Sant’Angelo a Roma fu costruito nel 134 sotto l’Imperatore Adriano: ha resistito ai barbari, al sacco di Roma, ai Lanzichenecchi, ed è anche sopravissuto benissimo ai bombardamenti alleati che pure lo avevano centrato in pieno. Vive di vita stentata sotto le odierne giunte capitoline.

Segovia. Acquedotto romano 002

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In Italia è sufficiente un pochino di pioggia e subito si devono registrare esondazioni, allagamenti e, purtroppo, spesso anche dei morti. Ciò non è dovuto alla ineluttabilità del fato, bensì alla incuria umana.

Prima di chiamare in causa i mutamenti climatici, sempre che poi esistano, sarebbero da menzionare le mancanze colpevoli: fiumi e torrenti i letti dei quali non sono dragati e sui quali si è lasciato costruire, abusivamente, argini fatiscenti e mezzi in rovina, solo per citare gli interventi maggiori.

Poco importa se la sindaco Marta Vincenzi sia stata condannata con sentenza passata in giudicato per omicidio colposo plurimo: sei persone, tra le quali due bambine, morirono annegate a causa dell’incuria dei responsabili della cosa pubblica. E la città ha subito danni per centinaia di milioni, senza ricevere che qualche briociolotto a compenso delle perdite.

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Si noti come:

«La Liguria, che negli ultimi anni ha pagato il tributo di vite più alto al maltempo, è inaspettatamente una delle Regioni italiane con meno territorio esposto a questo rischio».

L’estensione dei territori a rischio non è indice della pericolosità di alcune situazioni locali, anche se rende bene l’idea del dissesto idrogeologico attuale.

Ben poco importa che i comuni patrocinino serate musicali e dibattiti sulla fame nel Centro Africa: ci si accontenterebbe che dragassero fiumi e torrenti, riattassero gli argini e sturassero i tombini.

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TrueNumbers. 2019-04-08. Dissesto idrogeologico: 2 milioni di italiani in pericolo

L’11,1% dell’Emilia Romagna e il 7,8% della Lombardia ad alto rischio idraulico

Morti per colpa della pioggia. O meglio, dell’incuria umana, della scarsa manutenzione e dell’abusivismo edilizio. Nel 2018, secondo il dossier elaborato dal Cnr, frane e inondazioni hanno causato in Italia 38 vittime, a cui si aggiungono 2 dispersi, 38 feriti e oltre 4.500 tra sfollati e senzatetto. Numeri ben al di sopra della media recente (23 morti all’anno) e che ci ricordano quanto il nostro territorio sia esposto al rischio idrogeologico. Gli ultimi dati arrivano dall’Ispra: gli italiani in pericolo sono più di 2 milioni e vivono in tutte le Regioni d’Italia. Ecco quali.

Il rischio idrogeologico in Italia

Il grafico sopra mostra la percentuale di territorio di ogni singola Regione italiana che è attualmente classificata come “ad alto rischio idraulico”. Un indicatore che permette di misurare il cosiddetto “rischio idrogeologico”, cioè quei pericoli legati a pioggia e inondazioni nelle diverse zone del Paese. Da un lato sono dovuti all’azione umana e alla cementificazione di molte aree extraurbane, dall’altro a quei fenomeni atmosferici estremi che sono sempre più frequenti negli ultimi anni. La causa? Il cambiamento climatico, un’emergenza di cui Truenumbers si è già occupato in questo articolo.

La Liguria, che negli ultimi anni ha pagato il tributo di vite più alto al maltempo, è inaspettatamente una delle Regioni italiane con meno territorio esposto a questo rischio: come si vede dal grafico, solo il 2,1% è ad alto rischio. In realtà la Regione più “pericolosa” da questo punto di vista è l’Emilia Romagna, che ha l’11,1% del territorio esposto ad “alto rischio idraulico”. Seguono la Lombardia (7,8%) e il Veneto (6,7%).

In fondo alla classifica ci sono le Marche, con lo 0,1%. Ciò non significa che sia la Regione più sicura d’Italia, ma che il suo territorio risponde meglio ad alluvioni e maltempo. I motivi sono diversi, come ad esempio l’assenza di quella fitta di canali di irrigazione e bonifica che caratterizza il territorio emiliano-romagnolo.

Quante persone sono in pericolo

In base agli ultimi dati rilasciati dall’Ispra, l’ente governativo per la protezione ambientale, è possibile sapere anche quante sono le persone che vivono nelle zone d’Italia più esposte al dissesto idrogeologico.

Gli italiani maggiormente in pericolo sono poco più di 2 milioni, perché abitano in zone ad alto rischio. Circa 6 milioni si trovano in aree a pericolosità media, mentre quelli in aree a basso rischio sono (per fortuna) la maggioranza: 9,3 milioni.

Soluzioni? Investire nella tutela ambientale è certamente la strada migliore, il problema è che spesso i soldi (pochi) che ci sono spesso non vengono spesi, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.

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