Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Finlandia. Socialdemocratici 40 seggi, Finns 39, Coalizione Nazionale 31.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-15.

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Finland election: Right-wing Finns Party surges in poll

«With over 97% of ballots counted, the Social Democrats took 17.8% of the vote, with the Finns Party on 17.6%.»

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«The centre-right National Coalition is slightly behind the Finns Party while ex-PM Juha Sipila’s Centre Party has seen its support plummet.»

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«The Social Democrats have won 40 seats in the 200-seat parliament, one more than the Finns Party, and coalition-building lies ahead. …. Before the election, the Finns Party had 17 seats.»

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«Balancing taxes and spending is problematic for any government, and Finland’s personal income tax rate – at 51.6% – is among the highest in Europe.»

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«Today’s result could also be felt outside Finland’s borders, as the country is set to take presidency of the European Union in July. The Finns Party success could affect EU policy making.»

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«The Finns Party has already announced an alliance with Germany’s far-right AfD, Italy’s League party and the Danish People’s Party for the European elections in May.»

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«They plan to form a parliamentary group, the European Alliance for People and Nations, to challenge the power of centrist parties.»

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Se è vero che i socialdemocratici abbiano la maggioranza relativa, sarebbe altrettanto vero considerare che il Finns Party ne avrebbe ottenuto solo un seggio in meno.

Poi, per formare un governo servirebbe una coalizione, e nessuno si potrebbe stupire se alla fine si arrivasse ad una soluzione tipo quella che si è vista in Estonia.

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Come nota a margine, il voto finlandese in seno al Consiglio Europeo non sarà più quello di prima.


Finlandia: socialdemocratici primi e populisti quasi

Socialdemocratici vittoriosi di misura, e ora c’è da chiedersi se potranno governare e con chi: in Finlandia non si può parlare di vera svolta, perché i primi dati, che rafforzavano il centrosinistra e relegavano al quarto posto il Partito dei Veri Finlandesi, sono poi stati ridimensionati se non sovvertiti nelle ore successive. La destra populista alla fine è seconda a un’incollatura dai socialdemocratici.

Facile immaginare che la tendenza potesse cambiare, perché i dati forniti subito dopo la chiusura dei seggi erano quelli del voto anticipato, cioè circa un terzo degli aventi diritto. In Finlandia una norma varata nel 1970 per favorire la partecipazione elettorale consente di votare in anticipo rispetto al giorno di apertura dei seggi, e quest’anno si è votato per una settimana fino a martedì scorso. Il risultato di quel voto è stato fornito nella domenica elettorale subito dopo la chiusura dei seggi, e il resto del conteggio si è aggiunto poco alla volta.

Evidentemente l’orientamento di chi ha votato di domenica è diverso da quelli che avevano votato in anticipo.

Fatto sta che il Parlamento di Helsinki offre ora ancora meno soluzioni per un governo, con i 200 seggi divisi tra otto partiti, i primi quattro dei quali superano i 30 seggi.

In pratica, o si ripropone la coalizione uscente a tre (centristi, il centrodestra di Coalizione Nazionale e populisti), che però il premier Sipilä non voleva ritenendo che i Veri Finlandesi si fossero spostati troppo a destra, oppure si potrebbe pensare a un’alleanza dei centristi con i socialdemocratici, i verdi e la sinistra. Ma anche in questo caso la governabilità è dubbia.

Difficile individuare il vincitore reale (forse nessuno) e quello morale (rivendicano questo ruolo sia i socialdemocratici, sia i Veri Finlandesi di cui l’alleato Salvini celebra il successo).

Lo sconfitto invece è più facile da individuare e ha nome e cognome: Juha Sipilä. Il premier uscente paga lo scotto, il suo partito ha perso 18 seggi rispetto alle elezioni del 2015 e anche se dovesse far parte di una coalizione di governo, a destra o a sinistra, è difficile immaginare che Sipilä possa ancora ricoprire un ruolo.

D’altra parte lo stesso premier uscente ha ammesso la sconfitta, e se ne è assunto la responsabilità, quando lo spoglio era ancora in corso.

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