Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Italia. Generazione Y (18-32). La nuova carne da cannone, da macello.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-10.

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In Italia la così detta Generazione Y, ossia di età compresa tra i 18 ed i 32 anni, assomma a circa otto milioni di persone.

Il Centro Studi dell’Associazione Civita in collaborazione con Baba Consulting ne fornisce queste caratteristiche:

– vive ancora in famiglia (76%),

– è single (93%)

– non ha figli (96%)

– il 41% ha una laurea o un titolo post laurea (in prevalenza scientifico)

– il 14% del campione lavora

– 4 Millennials su 10 sono occupati a tempo pieno

– mentre 6 su 10 sono studenti.

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Questi dati si presterebbero a molte argomentazioni.

Italia. Università. Fabbrica disoccupati e sottoccupati. I numeri ufficiali.

Italia. Questione Meridionale. Al sud la gente in miseria è più del 30%.

Italia. Il calo demografico bloccherà, tra l’altro, il sistema pensionistico.

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Il dato che maggiormente salta agli occhi consiste nel fatto che solo il 14% del campione lavora: se il 76% vive ancora in famiglia ciò è dovuto al semplice fatto che i genitori continuano a mantenerli.

Ma i genitori, ed i loro redditi lavorativi e/o pensionistici, non sono eterni: è nella logica naturale che in un futuro più o meno prossimo decedano, lasciando l’attuale Generazione Y senza fonte di sostentamento.

Più gli anni passano e meno probabile diventa l’immissione nel mondo del lavoro, se non in condizioni dequalificate.

Tuttavia l’aspetto peggiore è costituito dal fatto che, ragionando in termini medi, questa Generazione Y non versa contributi pensionistici per il semplice motivo che non lavora. Ma il tempo passa impietoso ed il sistema pensionistico è oramai quasi completamente transitato al sistema contributivo: le pensioni sono commensurate ai versamenti effettuati. Nessun versamento, nessuna pensione.

Si delinea quindi all’orizzonte una nuova catastrofe: tra circa trenta anni vi saranno milioni e milioni di persone che non avranno i contributi per garantirsi una pensione che permetta loro almeno di sopravvivere.

Nessuno ha la sfera di cristallo e nessuno intenda fare il negromante: nessuno può prevedere il futuro. Tuttavia queste considerazione sembrerebbero essere non lontane dal vero.

Se è vero che tra molti millennials circola l’idea di risolvere il problema pensionistico attuale tramite l’eutanasia, sarebbe altrettanto vero che tra una trentina di anni questo trattamento sarà richiesto per l’attuale Generazione Y.

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Emerge così nella sua imponenza il problema lavorativo.

Scopo di un governo dovrebbe essere quello di generare un ambiente idoneo alla generazione di posti di lavoro. Tutto il resto ha ben poca rilevanza.


Ansa. 2019-04-06. Generazione Z e Y, come sono i nuovi Millennials

Internazionali e precari, tra consumi e progettualità, la fotografia nel rapporto Civita.

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Internazionali, ma precari. Appassionati di film, serie tv e musica, ma spesso frenati dai costi. Non si riconoscono in classi generazionali, ma piuttosto, dicono ”sono ciò che faccio”. È la fotografia dei ragazzi delle Generazioni Y (18-32) e Z (15-17), ovvero i nati fra il 1986 ed il 2003, che oggi si trovano ad affrontare scelte chiave della loro vita, come l’uscita dalla famiglia di origine o il passaggio dallo studio al mondo del lavoro. A raccontarli è ”Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro” (ed.  Marsilio), XI Rapporto condotto dal Centro Studi dell’Associazione Civita in collaborazione con Baba Consulting.

    Ma chi sono questi ragazzi? La maggior parte, racconta l’indagine, vive ancora in famiglia (76%), è single (93%) e non ha figli (96%). Il 41% ha una laurea o un titolo post laurea (in prevalenza scientifico), il 14% del campione lavora (oltre 4 Millennials su 10 sono occupati a tempo pieno), mentre 6 su 10 sono studenti. Si descrivono tutti con una certa propensione all’internazionalità, i Millennials ”ambiziosi” ma minati dalla ”precarietà”, i giovanissimi della Gen Z ”curiosi” e ”felici”. La loro socialità tende a polarizzarsi nell’ambito ristretto della famiglia, degli amici e delle relazioni amorose (pilastri sicuri ed inattaccabili in stretta connessione con la tradizione, cui il concetto di Cultura si associa fortemente), con disinteresse e disaffezione per le istanze sociali e collettive.

    Rispetto al vivere la Cultura, l’indagine li suddivide in quattro cluster: Custodi (Millennials, 25-32 anni di genere femminile) con una visione di stampo conservativo-tradizionalista; Artefici (15-17 anni di genere maschile), che vivono la Cultura come un’esplorazione di proposte originali; Cercatori (in prevalenza di genere femminile e nel Mezzogiorno), che la vedono come potenziale leva di crescita; e Funamboli (più istruiti, ubicati al Nord Ovest e dediti al lavoro) che la percepiscono come complesso di conoscenze aperto e dinamico, fra tutela della tradizione e sperimentazione.

    La buona notizia è che per la maggioranza dei ragazzi la Cultura fa parte della propria sfera di esperienza, è vicina al proprio mondo. Un corredo di conoscenze che per lo più si eredita dai genitori (63%). In termini di vissuto, metà del campione ama frequentare cinema, teatri, musei, concerti, letture, anche per arricchire personalità, social reputation e crescere professionalmente. Ma 5 su 10 dichiarano di non fruire appieno dell’offerta della propria città, sia per scarsa conoscenza che per disinteresse. Ruolo chiave nella formazione culturale, dicono, dovrebbero averlo scuola e università (70%), media e internet (50%), famiglia (48%), istituzioni (44%), queste ultime sentite distanti, in particolare dalla Gen Z. Oltre 6 su 10 prediligono web e social network, seguiti dal passaparola (33%), in linea con l’attuale pratica dello sharing.
    Quanto ai consumi, la fanno da padrone film, web series e musica: per la Gen Z come momento di condivisione con gli amici attraverso gruppi e communities, mentre la Gen Y preferisce un consumo privato. Tutti in prevalenza su piattaforme di streaming online (Spotify e Youtube per la musica e Netflix per film e serie), con la tv ”tradizionale” all’angolo e cinema troppo costoso.

    Sul fronte della produzione partecipano tra il 33% e il 14%), protagonisti sono per lo più giovani della Gen Z, impegnati in ambiti quali fotografia, produzione audiovisiva e danza. Anche qui il costo è la barriera maggiore (39%), seguito dalla mancanza di luoghi idonei (36%), persone con cui condividere e co-produrre (33%) e supporto informativo (26%). Il web, specie per i più giovani, è la fonte di ispirazione e supporto privilegiata, mentre lo strumento per la condivisione delle proprie opere è Instagram, seguito da Facebook e WhatsApp. Anche il tag è visto come forma di produzione creativa, a metà fra scrittura e disegno.

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