Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Regno Unito. Analisi del voto sulla Brexit.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-08.

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«Scricchiola la Brexit, scricchiolano i tentativi di trovare una via di fuga dal caos e scricchiola pure il tetto della Camera dei Comuni britannica: costretta a sospendere l’ennesima seduta inconcludente per un’infiltrazione d’acqua che induce qualche deputato – in un sussulto d’ironia autocritica – a evocare l’immagine di una punizione biblica. Se non siamo al ‘si salvi chi può’, a Londra ci manca poco. E a una settimana scarsa dal vertice Ue, ultima chiamata d’appello prima della scadenza del divorzio da Bruxelles prorogata fino al 12 aprile, soluzioni sul tavolo non se ne vedono. Le ultime fiches restano puntate sul dialogo fra la premier Tory, Theresa May, e il leader laburista, Jeremy Corbyn, in corsa contro il tempo alla ricerca d’un problematico accordo di compromesso da sancire entro martedì e portare poi al summit europeo. Ma la seconda tornata di colloqui, allargata ai rispettivi team, ha prodotto oggi soltanto l’annuncio della prosecuzione d’un lavoro “tecnico” definito “produttivo” e “dettagliato”. Ma non risolutivo. Mentre il fuoco amico dall’interno dei due partitoni tiene sotto tiro entrambi i manovratori, pressati da moniti e ultimatum spesso in contraddizione l’uno con l’altro.

L’ultima mossa del Parlamento, prima dell’aggiornamento a lunedì dell’agenda dei Comuni, è stata intanto l’approvazione di una contrastatissima legge anti-no deal votata con una maggioranza trasversale di appena un voto (313 a 312) e contro la volontà del governo con l’obiettivo di trasformare in obbligo l’impegno dalla premier di chiedere un ulteriore slittamento della Brexit nel caso in cui non saltasse fuori un qualunque accordo ratificato prima del 12. Il testo è poi passato alla Camera dei Lord. E al più tardi dovrebbe entrare in vigore per lunedì, grazie ad un irrituale iter sprint.» [Edn Hub]

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Un provvedimento passato con 313 versus 312 voti validi è sicuramente un esempio di democrazia, ma indica nel contempo quanto profondamente sia divisa la nazione: qualsiasi scelta sia fatta, una buona metà dei sudditi di Sua Maestà saranno scontenti.

Tuttavia l’esame della composizione del voto lascia davvero stupefatti. Si sono determinati schieramenti contro natura.

Il premier, Mrs May, è conservatrice, ed il suo partito, quello conservatore, è dilaniato da correnti e faide interne degne della Verona dei Montecchi e Capuleti.

Il provvedimento posto in essere da Mrs May è passato con i voti dei laburisti (229), Nazionalisti Scozzesi (35), Liberal Democratici (11), Tig (ex-laburisti) (11), Indipendenti (8), Plaid (gallesi) (4) e Verdi (1). A questi si sono uniti 14 conservatori.

Tra i 312 contrari si notano però ben nove laburisti.

I partiti politici inglesi tradizionali stanno disgregandosi, incapaci di raggiungere un ragionevole accordo nel loro interno.

Salta però agli occhi quanto sarebbe stato utile per il Regno Unito che i vari governi che si sono succeduti avessero raggiunto un ragionevole accordo con i Nazionalisti scozzesi e quelli gallesi. Queste due formazioni politiche ottengono la quasi totalità dei voti espressi in Scozia e nel Galles, rispettivamente. Ci sono e portano avanti delle istanze che un giorno o l’altro potrebbero esplodere in modo anche virulento. In particolare, con 35 deputati i Nazionalisti Scozzesi sono una forza di tutto riguardo disposta ad ogni tipo di Realpolitik pur di ottenere i propri scopi.

Il primo dei due grandi partiti tradizionali che riesce a comprendere un fatto così evidente si conquisterebbe una maggioranza immarcescibile.

In ogni caso, si tenga sempre bene a mente come il Regno Unito sia tale solo di nome.

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Il Regno Unito però evidenzia la caratteristica che sta contraddistinguendo tutti gli scenari nazionali europei, con ben poche eccezioni: i partiti tradizionali hanno perso l’Elettorato necessario a conseguire la maggioranza assoluta e devono quindi stringere alleanze per formare coalizioni governative.

Ma l’alterigia politica è dura a morire, e ragionamento tipico di queste formazioni è il non voler trattare a priori con i piccoli raggruppamenti che patrocinano interessi specifici, ma parcellari.

Tuttavia non sono queste formazioni minori la causa dei problemi: sono solo la conseguenza dei problemi che li hanno determinati. Ma i problemi ci sono per essere risolti, non per essere lasciati lì a marcire.

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