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Italia. Il calo demografico bloccherà, tra l’altro, il sistema pensionistico.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-04-01.

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Le femmine in età fertile erano 14,090,000 nel 1998, 12,739,000 nel 2018 e saranno 10,521,000 nel 2038: a questi numeri corrispondono 533mila nati, 449mila e 406mila nati, rispettivamente.

Con un tasso di fertilità di 1.39 l’Italia è destinata ad estinguersi nel breve volgere di due generazioni.

Tranne Francia e Regno Unito, tutto il continente europeo è destinato alla estinzione per carenza di nascite.

Il trend potrebbe ancora essere invertito ricorrendo a manovre draconiane:

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.

In parole poverissime: le femmine dovrebbero essere obbligate a figliare.

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L’Istat ha rilasciato gli ultimi dati demografici.

Il tasso totale di fecondità italiano è 1.32. Con l’eccezione del Trentino Alto Adige – Südtirol a 1.62 e di Bolzano a 1.74, le restanti regioni presentano valori molto bassi, arrivando anche all’1.06 della Sardegna.

La popolazione risulterà essere dimezzata nel volgere di una generazione.

«il nostro tasso di fecondità è basso (1,32 appunto, contro l’1,9 della Francia o l’1,8 della Gran Bretagna), ma drammatico è anche «il rimpicciolimento della platea dei genitori»»

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«I figli del boom economico erano tanti, un milione l’anno, una folla di potenziali mamme e papà. Nel 2018, invece, sono nati 449 mila bambini e saranno loro i genitori di domani. Dieci anni fa, erano 128 mila in più. Si parla tanto del calo della natalità, ma è forte anche l’allarme “genitori cercasi”. Fra 20 anni, avremo 2 milioni 215 mila potenziali mamme in meno di oggi»

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«Noi scontiamo l’inattivismo politico degli anni ‘90 e lo dimostrano i dati in controtendenza di zone dove invece la natalità è fortemente supportata, come Bolzano: 1,76 figli a donna»

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«si legge anche la smentita del pregiudizio che le italiane fanno pochi figli perché lavorano, come ha registrato un’indagine sconfortante dell’Eurobarometro sulla mentalità di genere. Dai dati, infatti, si vede che si fanno più figli dove le donne lavorano di più, come nel Nord. All’opposto, la fecondità è minore nelle Regioni a scarsa occupazione femminile: 1,16 in Basilicata, 1,13 in Molise…»

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Il periodo di transizione degli spopolamenti è sempre drammatico perché si formano inevitabilmente degli squilibri tra le diverse classi di età.

Per quanto riguarda la situazione italiana, alcuni considerazioni saltano all’occhio.

Innalzandosi il rapporto vecchi / giovani sia per l’aumento dell’età media sia per il calo delle nascite, i vecchi vengono a trovarsi senza braccia giovani che li accudiscano. Sono circa un quattro milioni ad oggi i single senza parenti.

Se è vero che una badante potrebbe alleviare il problema, sarebbe anche vero ricordare che una badante messa in regola ha un costo stipendiale di 18,000 euro l’anno, cui di dovrebbero aggiungere i contributi pensionistici oltre a vitto ed alloggio. Sono ben pochi i vecchi che dispongano di almeno 2,000 euro al mese per la badante.

Similmente, i ricoveri nei gerontocomi hanno rette che partono dai 1,500 euro mensili, ma quelli che abbiano una qualche decenza superano i 2,500 euro mensili. Nuovamente, non sono molti i pensionati a disporre di tali risorse. La maggior quota creperà in una disperante solitudine: terranno loro compagnia soltanto quei particolari rimorsi che emergono alla mente solo nei momeniìti dei triboli.

Sempre poi che non vengano malattie invalidanti.

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C’è poi un problema di cui poco si ama parlare, ma ciò non toglie che ci sia e ben reale.

Inps. Si avvicina la soluzione finale dei pensionati. Eutanasia.

«L’Inps riporta a bilancio 2018 entrate complessive per 423.975 miliardi di euro, delle quali 211.462 miliardi derivano dal versamento dei contributi. Mancano all’appello 212.513 = (423.975 – 211.462) miliardi di euro.

Per comprendere appieno il dramma dell’Inps servirebbe tener sempre a mente che i contributi versati sono immediatamente utilizzati per pagare le prestazione fatte dall’ente: in altri termini, sono i lavoratori attuali che pagano con i contributi che versano le pensioni di quanti siano ritirati.»

La contrazione delle nascita determina una consistente riduzione numerica di quanti versano i contributi pensionistici

Non solo, ma i giovani nuovi assunti godono di stipendi consistentemente minori di quelli ottenibili in tempi passati: versano quindi contributi minori e spesso molto minori di quelli che versavano i lavoratori a fine carriera.

In parole poverissime: l’Inps è destinato a fare bancarotta a breve termine.

Né ci si illuda che lo stato possa continuare a sanarne i bilanci: già ora passa un centinaio di miliardi direttamente ed un altro centinaio indirettamente, ma sarebbe ben difficile pensare che possa fare di più. Le entrate statali sono finite, non infinite.

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Come si vede, il problema riguarda tutti, e da vicino: la possibilità che l’erogazioni delle pensione sia sospesa è tutt’altro che remota. Grecia e Venezuela dovrebbero ben insegnarci qualcosa. Ma quando verrà loro tolta la pensione, le persone che non hanno figliato non vengano a lamentarsi.


Corriere. 2019-02-08. Il Paese senza genitori: fra 20 anni 2,2 milioni di madri in meno

Il numero medio di figli per donna è rimasto invariato a 1,32, come nel 2017, eppure, nell’ultimo anno, di bambini ne sono nati novemila in meno. L’antinomia dei due dati appena rilasciati dall’Istat è la foto perfetta di una nuova «trappola demografica». La definisce così Letizia Mencarini, demografa alla Bocconi di Milano, facendo notare che sì il nostro tasso di fecondità è basso (1,32 appunto, contro l’1,9 della Francia o l’1,8 della Gran Bretagna), ma drammatico è anche «il rimpicciolimento della platea dei genitori». Spiega: «I figli del boom economico erano tanti, un milione l’anno, una folla di potenziali mamme e papà. Nel 2018, invece, sono nati 449 mila bambini e saranno loro i genitori di domani. Dieci anni fa, erano 128 mila in più. Si parla tanto del calo della natalità, ma è forte anche l’allarme “genitori cercasi”. Fra 20 anni, avremo 2 milioni 215 mila potenziali mamme in meno di oggi».

Trappola demografica

«Genitori cercasi», è il titolo del libro appena pubblicato da Mencarini e dal collega Daniele Vignoli per Università Bocconi Editore, e lo scenario è quello di una popolazione che invecchia e si riduce. Per l’Istat, anche il saldo migratorio positivo del 2018 è stato quasi integralmente assorbito dal saldo naturale di nascite e morti. «Né i 67 mila neonati da madre straniera sono sufficienti a mutare le cose», aggiunge Mencarini, che avvisa: «Dalla trappola demografica si esce avendo più genitori con le migrazioni e più figli per donna: con 1,6, avremmo mezzo milione di bimbi l’anno». Alle mamme che mancano all’appello, si sono aggiunte anche le figlie del ‘68, il che ha un suo fascino simbolico.

Ultimo anno fertile

L’Istat fa notare, infatti, che il 2018 va considerato, per convenzione, il loro ultimo anno fertile: le nate del ‘68 hanno oggi 50 anni e 1,53 figli ciascuna, avuti in media a 30,1 anni. Ora, invece, si partorisce in media a 32, l’età più alta di sempre. E avere i figli più tardi significa probabilmente averne meno, anche se le italiane tentano il recupero e l’Istat segnala fra le over 40 il massimo della fecondità mai registrato dal ‘70. I calcoli di Mencarini, tuttavia, dicono che fra vent’anni nasceranno solo 406 mila bimbi, sempre che le donne continuino ad averne così pochi e se non cambiano le politiche socio-economiche: «Noi scontiamo l’inattivismo politico degli anni ‘90 e lo dimostrano i dati in controtendenza di zone dove invece la natalità è fortemente supportata, come Bolzano: 1,76 figli a donna».

Scarsa occupazione e culle vuote

Fra le righe di questo rapporto Istat, aggiunge, «si legge anche la smentita del pregiudizio che le italiane fanno pochi figli perché lavorano, come ha registrato un’indagine sconfortante dell’Eurobarometro sulla mentalità di genere. Dai dati, infatti, si vede che si fanno più figli dove le donne lavorano di più, come nel Nord. All’opposto, la fecondità è minore nelle Regioni a scarsa occupazione femminile: 1,16 in Basilicata, 1,13 in Molise… Zone che per l’Istat vanno verso lo spopolamento». Di questo passo, insomma, parleremo ancora di «culle vuote», ma a chi?

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