Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Numeri del malgoverno passato.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-27.

2019-03-23__Italia__Pil__001

Gli alberi si giudicano dai frutti che danno.

I frutti diventano meglio visibili quando i dati sono espressi in dollari americani, valuta di riferimento a livello mondiale.

Nel 2008 il pil era 2,402 miliardi Usd ed a fine 2018 era 2,071 miliardi Usd.

Nel corso del 2018 il pil è rimasto praticamente fermo.

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Si faccia attenzione. Riportare il pil nella valuta locale può giocare brutti scherzi.

Se valutato in bolivar, il pil venezuelano è cresciuto di migliaia di volte nel corso degli ultimi anni, ma se riportato in dollari americani è crollato. Non era crescita, ma semplice deprezzamento del bolivar.

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«nel ventennio 1999-2018 il tasso medio di crescita dell’Italia (+0,4%) è stato paria circa un quarto della media dell’Ue (+1,6%), di Francia (+1,5%) e Germania (+1,4%) e un quinto di Spagna (+2%) e Regno Unito (+1,9%)»

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«il Pil pro capite e i consumi trasformati in standard di potere d’acquisto (Spa): in questo caso emerge un peggioramento della posizione dell’Italia (96% rispetto alla  media Ue), con la sola Spagna (91,6%) a segnare una performance peggiore, mentre la migliore è la Germania  (123,5%).»

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«con la crescita degli ultimi anni (+946.000 nel 2013-2018) ha recuperato quasi interamente il numero di occupati persi durante la crisi (circa un milione di occupati in meno), mentre Germania e Regno Unito hanno registrato un incremento dei posti di lavoro di oltre il 10% dal 2007 ad  oggi»

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«Confcommercio ha tagliato stime di crescita per il 2019, da +1% a +0,3%, mentre nel 2020 è atteso un aumento dello 0,5%»

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«Con l’aumento dell’Iva sono attese più tasse per 382 euro a  testa e 889 euro a famiglia»

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La persona media non è tenuta a seguire con costanza gli indicatori econometrici. E non è nemmeno tenuta a conoscere che questi indicatori rappresentino nella realtà dei fatti: la persona media sgobba da mattino a sera a lavorare per mantenere sé stessa e la famiglia.

Ma la persona media è quella che ha un ben preciso quadro della situazione economica andando a fare la spesa al mercato, pigliando il biglietto dell’autobus, facendo la coda per potersi prenotare una visita medica oppure gli esami indicati per la sua salute.

Poi, spesso, la persona media durante le ferie visita paesi stranieri, ed inizia così a fare dei paragoni.

La palude economica non è una maledizione divina oppure una catastrofe naturale: è solo il frutto di un continuo malgoverno.

Né ci si illuda: proprio per nulla.

Il cambio di governo inverte spesso la tendenza, ma gli effetti della precedente incuria tendono a perdurare a lungo nel tempo. Nessun nuovo governo ha la bacchetta magica.


Trend On Line. 2019-03-22. L’Italia è cresciuta quattro volte meno della media Ue

Negli ultimi vent’anni la crescita nell’Ue e nell’Unione economica e monetaria ha subito un costante e progressivo rallentamento, senza variazioni significative dei divari tra  tassi medi di incremento del Pil relativi ai singoli Paesi  membri e/o alle aree.

In altre parole, le nazioni caratterizzate da dinamiche meno elevate, tendono a patire in modo costante il distacco dalle economie più vivaci. Un Paese che manifesta una strutturale differenza negativa nei  tassi di crescita è l’Italia. E’ quanto si legge nel rapporto L’euro compie vent’anni, stilato dall’Ufficio Studi  Confcommercio e presentato in apertura del Forum di Cernobbio, dal quale emerge che nel ventennio 1999-2018 il tasso medio di crescita dell’Italia (+0,4%) è stato paria circa un quarto della media dell’Ue (+1,6%), di Francia (+1,5%) e Germania (+1,4%) e un quinto di Spagna (+2%) e Regno Unito (+1,9%) .

Un confronto significativo si può fare usando il Pil pro capite e i consumi trasformati in standard di potere d’acquisto (Spa): in questo caso emerge un peggioramento della posizione dell’Italia (96% rispetto alla  media Ue), con la sola Spagna (91,6%) a segnare una performance peggiore, mentre la migliore è la Germania  (123,5%). Una nota positiva per il nostro Paese è che i consumi privati hanno evidenziato una migliore tenuta negli anni della prolungata crisi. Per quanto riguarda l’occupazione, nel 2018 l’Ue contava 239 milioni di occupati, di cui 158,2 milioni nell’Uem. Rispetto al 2013, nel periodo della crisi finanziaria ed economica, quando è stato toccato  il minimo, l’occupazione nel 2018 è aumentata di 14,6 milioni nei Paesi Ue, di cui 9,3 milioni nella zona euro .

L’Italia, con la crescita degli ultimi anni (+946.000 nel 2013-2018) ha recuperato quasi interamente il numero di occupati persi durante la crisi (circa un milione di occupati in meno), mentre Germania e Regno Unito hanno registrato un incremento dei posti di lavoro di oltre il 10% dal 2007 ad  oggi, così come tutti i Paesi del gruppo Nord-Europa (in particolare Lussemburgo, Svezia e Austria). Dal 2013 il tasso di occupazione europeo ha iniziato una lenta risalita (nel 2018 media del 73% nella fascia 20-64 anni, con un obiettivo  del 75% nel 2020), ma l’Italia è penultima con il 62,9%, seguita solo dalla Grecia con il 59,4% .

Per quanto riguarda infine la stretta attualità, Confcommercio ha tagliato stime di crescita per il 2019, da +1% a +0,3%, mentre nel 2020 è atteso un aumento dello 0,5% , ma solo con l’ipotesi di totale disinnesco delle clausole di salvaguardia sull’Iva  (costo operazione stimato a 23,1 miliardi di euro). Con l’aumento dell’Iva sono attese più tasse per 382 euro a  testa e 889 euro a famiglia.

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