Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria

Patrimoniale da 46 miliardi, e che vada bene.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-21.

Animali. Bocca aperta. Civetta. 001

Sono definite essere ‘patrimoniale‘ quell’insieme di imposte, ordinarie o straordinarie, che gravano sul complesso dei beni dei singoli contribuenti.

In buona sostanza l’imposta patrimoniale verte la proprietà stessa di un bene, indipendentemente dal frutto che essa possa rendere.

La scelta di imporre una imposta patrimoniale è squisitamente politica.

La diatriba è molto serrata ed accesa: per molti studiosi imposte e tasse dovrebbero gravare solo sulle entrate, per altri solo sul guadagno, ossia entrate meno uscite. Per molti altri tale imposta sarebbe disdicevole.

Sta di fatto, però come la imposta patrimoniale sia di facile riscossione, spesso in modo automatico, come le imposte sui monte titoli.

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Periodicamente politici e media tornano a ventilare l’introduzione di una imposta patrimoniale.

Nei fatti, per, essa esiste ed al momento rende allo stato un qualcosa come 46 miliardi di euro ogni anno: vale il 2.7% del pil.

«La patrimoniale? C’è già e vale 45,7 miliardi.»

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«comprende le imposte sulla casa, l’auto, la tivù e gli investimenti finanziari.»

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«c’è la quantità delle tasse locali che a una patrimoniale possono essere assimilate: spesso tagliate e spesso ricresciute»

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«Per la cronaca, i 45,7 miliardi conteggiati dagli artigiani di Mestre valgono il 2,7% del Pil, cifra più o meno costante negli ultimi anni (dal 2012 al 2017). E tra proprietà e spazzatura il prelievo sul mattone è salito in nove anni di nove miliardi (da 17 a 26 nel 2007-2016).»

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Un discorso a parte dovrebbe essere fatto per le tasse.

Per definizione, tassa dovrebbe essere il compenso, talora inferiore al costo, pagato dal privato a un ente pubblico per un servizio a lui reso dall’ente stesso dietro sua domanda, mentre imposta dovrebbe essere il tributo che gli enti pubblici impongono a tutti i cittadini in rapporto al patrimonio o al reddito, senza corrispettivo di alcun servizio.

Spesso in Italia entro le tasse si celano delle imposte. Un esempio paramount è la tassa sui rifiuti.

Siccome è facilmente esigibile, larga quota di questo provento è utilizzata dagli enti locali per coprire altre tipologie di spesa, quali per esempio i trasporti pubblici.

Si vorrebbe fare un’ultima considerazione.

«- tassazione rendite finanziarie al 26% degli interessi per conti correnti, conti deposito, fondi comuni, gestioni patrimoniali, obbligazioni e bond bancari e societari, Etf, polizze vita e polizze di investimento, azioni e investimenti in Borsa in genere, trading (commodities, oro, forex…), opzioni… ovvero tutti i redditi da capitale (più sotto maggiori dettagli su tassazione dividendi e plusvalenze perchè dal 2018 ci sono novità importanti);

– tassazione rendite finanziarie al 12.50 buoni fruttiferi postali della CDP, Titoli di Stato (Btp, Bot, Cct) e titoli equiparati emessi da organismi internazionali e obbligazioni emesse da Stati esteri white list e da loro enti territoriali (per i quali si è scesi dal 20% al 12.50% proprio dal 1 luglio 2014);

– se i Titoli di Stato sono venduti prima della scadenza con realizzo di capital gain si paga il 26%; Capital gain, vale la data di vendita nella quale si può leggere che la tassazione è salita al 26% ma non per tutti i casi

– tassazione fondi pensione: a partire dal 24 giugno 2014 si è passati dall’11% all’11.50%, ma la Legge di Stabilità 2015 del governo Renzi l’ha alzata ancora al 20»

Nel 2018 il Governo Gentiloni ha esteso alcune norme in materia, portando in modo generalizzato l’aliquota al 26%.


Italia. Crisi in vista. Liquidità bancarie salite al 32%, 1,371 miliardi.

«Le famiglie italiane hanno una ricchezza finanziaria di 4,287 miliardi di euro, dei quali 1,371 miliardi sono tenuti liquidi in conto corrente.

– Se durante le crisi del 2005 – 2006 la quota liquida era del 23% e durante quella del 2008 era del 29%, ad oggi rappresenta il 32% del totale disponibile.

– Di questi 1,371 miliardi 340 sono delle imprese, il resto delle famiglie.»

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Ci si pensi sopra bene, con cura: conviene tenere il denaro liquido in conto corrente piuttosto che investirlo.

Questo è un dato che dovrebbe ben dare da pensare al nostro Governo.


Corriere. 2019-03-03. La patrimoniale? C’è già. E vale 46 miliardi di euro

A tanto ammontano le imposte su casa, auto, tv e investimenti finanziari. Valgono il 2,7% del Pil. Dal 1990 il gettito è cresciuto di cinque volte. E ora…

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La patrimoniale? C’è già e vale 45,7 miliardi. Il calcolo è sull’Economia del Corriere della Sera, in edicola domani gratis con il quotidiano. L’ha fatto la Cgia di Mestre, comprende le imposte sulla casa, l’auto, la tivù e gli investimenti finanziari. Non bastasse, c’è la quantità delle tasse locali che a una patrimoniale possono essere assimilate: spesso tagliate e spesso ricresciute. L’esempio qui lo fa Ernesto Maria Ruffini, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate. La tassa sui rifiuti, con oltre dieci miliardi di gettito dal 2007, ha più che compensato l’abolizione dell’Ici, l’imposta comunale sugli immobili. “Di fatto è diventata una patrimoniale occulta”, scrive Ruffini. E ricorda che i Comuni, dopo che nel 2008 l’Ici fu cancellata, “persero sì quasi tre miliardi di imposta, ma ottennero quasi tre miliardi in più di trasferimenti dallo Stato che lo Stato trovò non su Plutone, ma fra le proprie entrate, in primis tributarie”. Come dire che i cittadini hanno pagato le stesse tasse, sotto altro nome. Per la cronaca, i 45,7 miliardi conteggiati dagli artigiani di Mestre valgono il 2,7% del Pil, cifra più o meno costante negli ultimi anni (dal 2012 al 2017). E tra proprietà e spazzatura il prelievo sul mattone è salito in nove anni di nove miliardi (da 17 a 26 nel 2007-2016, nota Ruffini).

A proposito di impegni collettivi, l’altro tema d’attualità è l’acqua: pubblica o no? Circa la metà di quella trasportata dagli acquedotti italiani va dispersa, si sa: quindi un intervento di sistema serve. Ed è su questo, non a caso, che aveva annunciato novità la Cdp di Fabrizio Palermo, alla presentazione del nuovo piano industriale. Ma la proposta di legge che dovrebbe approdare alla Camera il 25 marzo, prima firmataria Federica Daga dei Cinque Stelle, “può trasformarsi in un macigno sui conti pubblici”, dice Ferruccio de Bortoli. “L’acqua è già pubblica – scrive -. Il 97% della popolazione è servito da società a maggioranza o interamente pubbliche. Ma il ritorno alla gestione diretta dei Comuni comporterebbe la revoca delle concessioni con un costo stimato da Utilitalia, l’associazione dei gestori, in 15 miliardi”. Più il prevedibile effetto Borsa (negativo) su quotate come Hera, Iren, Acea. E la nota fuga degli investitori. Come i fondi di private equity e venture capital.

Che in Europa, come in Italia, si stanno concentrando sulle piccole e medie imprese, ma già mettono le mani avanti. “Nell’Italia in recessione investiremo ancora, ma con più attenzione”, dice all’Economia Michael Collins, presidente di Invest Europe, l’associazione dei fondi europei. E prevede un futuro radioso per il Lussemburgo, più che per Francoforte o Milano, dopo la Brexit. Fra i personaggi, la curiosità è che cosa fanno (soprattutto) cibo i rampolli delle dinastie industriali, da Salvatore Ferragamo Junior a Leone Marzotto. La novità è l’emergere delle donne nell’asset management: in quattro custodiscono 6,7 trilioni (e secondo uno studio citato da Veronica De Romanis, le economiste sono meno influenzabili). Intanto ripartono cautamente la Cgil di Maurizio Landini, con la nuova squadra, e il Creval senza più scuse dopo il ribaltone al vertice. Quanto ai risparmiatori, forse è tornato il momento di investire nei Btp, ma con una guida. Sull’Economia trovate quattro idee.

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