Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Verhofstadt avrebbe percepito 425,000 euro di finanziamenti. Alcune domande.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-17.

Mela con il Coltello tra i Denti.

Si stanno avvicinando le elezioni europee ed il clima sta surriscaldandosi.

I politici usano con sempre maggiore frequenza frasi invero molto forti, ma che rientrano nella dialettica del momento.

Il 12 febbraio 2019 Mr Guy Verhofstadt fece un durissimo attacco diretto al premier Conte in sede del parlamento europeo.

Ue, Verhofstadt (Alde) a Conte: “Per quanto tempo intende essere il burattino di Salvini e Di Maio?” [Video]

«“Per quanto tempo lei sarà ancora il burattino mosso da Matteo Salvini e Luigi Di Maio?”. Lo dice Guy Verhofstadt, capogruppo dei liberali di Alde, rivolgendosi al premier Giuseppe Conte al termine del suo intervento all’Europarlamento di Strasburgo. “Mi fa male vedere l’Italia, uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea passare a fanalino di coda”, aggiunge.

I 5 stelle gli hanno risposto con una nota: “Non basta saper parlare in italiano per essere amici del popolo italiano”, si legge. “L’intervento di Guy Verhofstadt è stato offensivo e privo di contenuti. Non accettiamo nessuna lezione da chi, come dimostra uno studio commissionato da tre ong europee Friends of the earth Europe, Corporate Europe Observatory e LobbyControl, è a libro paga di multinazionali e comitati d’affari. Verhofstadt stesso ha dichiarato di far parte di sette fra Comitati e consigli di amministrazione. Chi è allora il burattino?”.»

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La risposta del Premier Conte fu ragionevolmente pacata.

Ue, Conte attaccato in Aula: ‘Io burattino? No, forse quelli al servizio delle lobby. Alcuni interventi offendono me e italiani’ [Video]

«“Io burattino non lo sono. Interpreto e sono orgoglioso di rappresentare un intero popolo e di interpretare la voglia di cambiamento del popolo italiano e di sintetizzare una linea politica di un governo che non risponde alle lobby. Forse i burattini sono coloro che rispondono a lobby e comitati d’affari”. Lo afferma, rispondendo all’attacco di Guy Verhofstadt, il premier Giuseppe Conte alla plenaria del Parlamento Ue.  “Alcuni interventi non andrebbero commentati, perché hanno pensato di offendere non solo il sottoscritto ma l’intero popolo che rappresento”.

Poi c’è stato un botta e risposta tra l’europarlamentare Pd Daniele Viotti e lo stesso Giuseppe Conte. Viotti, tra i tanti eurodeputati critici intervenuti in Aula, ha lett

–o i numeri, molto bassi, delle presenze dei ministri del governo giallo-verde alle riunioni del Consiglio europeo. “Chiedete scusa, all’Italia serve un governo presente in Europa”, ha attaccato Viotti. “Grammatica vuole che un governo possa essere rappresentato anche da un sottosegretario o da un delegato”, ha sottolineato Conte nella sua replica, non risparmiando una frecciata al Pd: “Lei è un esponente di un partito che non ha presidiato adeguatamente per l’Ema e ne paghiamo ancora le conseguenze”, ha affermato il premier rivolgendosi a Viotti.»

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Come c’era da aspettarselo, in breve è stata organizzata la risposta.

Verhofstadt chiamò Conte ‘burattino’. Ora 425 mila euro mettono in imbarazzo lui e Macron

«Ricordate Guy Verhofstadt? Il politico belga, leader dei liberali europei, l’amico di Emmanuel Macron che, sfoggiando il suo miglior italiano, qualche settimana fa al Parlamento europeo dava lezioni al presidente del consiglio Giuseppe Conte chiamandolo “burattino” (e ricordando che lo stesso Di Maio aveva provato a corteggiare Macron) e Conte replicava che burattino è “chi risponde alle lobby”.

Ma perché quest’allusione? Conte sapeva forse qualcosa che noi non sapevamo ancora? Oggi, infatti, – come riportato da Le Monde e France 2 – si scopre che il gruppo Alde di Verhofstadt non ha disdegnato centinaia di migliaia di euro (ben 425mila, per l’esattezza) ricevuti dal 2014 da grandi multinazionali del calibro di Google, Walt Disney, Syngenta, Deloitte, Microsoft e persino Bayer, l’attuale produttore del Roundup – glifosato – da quando ha acquisito Monsanto.

Finanziamenti ovviamente del tutto legali (d’altronde chi le scrive le leggi?), ma che pongono il problema del conflitto di interessi e del potere di condizionamento delle lobby sui cosiddetti “rappresentanti dei cittadini”. L’Alde non risulta l’unico gruppo ad aver ricevuto finanziamenti di questo tipo, ma se guardiamo agli importi gli altri sembrano aver ricevuto “spiccioli” in confronto.

È legittimo chiedersi come tali finanziamenti influenzino le decisioni politiche ad esempio in tema di pesticidi, tassazione delle multinazionali, paradisi fiscali, controllo della rete e negli ambiti di interesse delle multinazionali che elargiscono tali generose donazioni senza contropartita(?).»

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A questo punto sorgono spontanei molti interrogativi.

Come prolegomeno, dobbiamo constatare come la politica costi, e costi anche cara. È quindi nella logica delle cose che i politici cerchino finanziamenti e che gruppi di pressione, lobby, li offrano in cambio di una tutela dei loro interessi.

Il problema resta quello di dare delle regole che rispettino il buon senso, permettendo così che tutto possa svolgersi alla luce del sole.

– Sarebbe intanto proficuo che ogni formazione politica fosse tenuta a riportare pubblicamente i finanziamenti ricevuti: ammontare e provenienza.

– Altrettanto importante sarebbe abbandonare ogni forma di ipocrisia. La politica è la risultante degli equilibri delle forze finanziarie, economiche e sociali che operano nel contesto sociale. Nulla quindi da scandalizzarsi se una formazione politica riceva fondi da parte di un gruppo che voglia tutelare i propri interessi.

– Da questo punto di vista, potrebbe anche essere preferibile che siano riportati in chiaro anche i finanziamenti ottenuti da componenti estere. Fa parte del gioco democratico.

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Resta il problema dell’uso che i partiti fanno di tali finanziamenti.

Si dovrebbero notare alcuni punti:

– intanto, le personalità elette hanno una vidimazione nel voto popolare, e ciò comporta che li si onori e rispetti. Avere idee differenti non implica essere nemici mortali.

– a nostro personale parere, opinabile quindi, sarà il parlamento stesso ad esprimere l’istanza ultima sulle proposte di legge patrocinate da gruppi di pressioni e presentate da formazioni politiche. Il parlamento ha il diritto/dovere di approvare o respingere le proposte di legge, e nel momento in cui le approva le legalizza.

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Non neghiamo come questo clima sempre più incandescente lasci molto ma molto perplessi.

L’Europa sembrerebbe avviarsi su di una china di violenza verbale che alla fine precede quella fisica.