Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Ponte Benetton. 53 altri indagati. Responsabilità dagli anni ’90.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-03-10.

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Quando si è degli incapaci, lo si è anche nel raccontare frottole che stiano in piedi.


«Ci sono nuovi indagati nell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi di Genova, avvenuto il 14 agosto. La guardia di finanza ha notificato gli avvisi di garanzia a circa 40 persone che lavorano al ministero delle Infrastrutture e in Spea Engineering e Autostrade per l’Italia. ….

Le persone indagate (alcune delle quali accusate anche di falso), secondo gli inquirenti avevano tutte una posizione di garanzia per quanto riguarda le manutenzioni e i controlli. I nuovi avvisi di garanzia sono stati notificati per consentire la partecipazione al primo incidente probatorio attualmente in corso che serve a fotografare lo stato del ponte ma anche per poter avviare altri accertamenti tecnici non ripetibili. La prossima settimana, infatti, verrà fatta copia forense di cellulari e computer sequestrati nei mesi scorsi nelle varie perquisizioni fatte dagli uomini della Guardia di finanza.» [Fonte]

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Ponte Benetton. I primi venti indagati. “Sapevano ma non hanno fatto nulla”.

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Ponte Morandi ed il problema della burocrazia.

«Ogniqualvolta lo stato promulga una legge, un regolamento, un provvedimento qualsivoglia nome esso assuma, ne deriva immediatamente la necessità di istituire un corpo di burocrati che applichino tale provvedimento, affiancati da un corpo di funzionari che lo facciano rispettare. Talora simili incombenze sono demandate a corpi già sussistenti, ma in ogni caso i loro organici necessiteranno di adeguamenti.

Burocrati e funzionari applicano, meglio dovrebbero applicare, i provvedimenti emanati.

Molte sono le conseguenze.

Esse spaziano dal problema dei costi gestionali – burocrati e funzionari necessitano di mezzi materiali e percepiscono uno stipendio – fino al problema sostanziale che è loro delegato un potere decisionale spesso di vitale importanza per lo stato. Ma i burocrati non sono corpo eletto, bensì nominato.

Per essere ancor più chiari: il Governatore della Banca Centrale si assume la responsabilità di agire in un settore vitale per la nazione, e le sue decisioni coinvolgono tutti i Cittadini, dal primo all’ultimo.

Se da molti punti di vista un potere decisionale di tale portata dovrebbe essere esclusivo appannaggio di persone elette su base di suffragio popolare, da altri punti di vista emerge evidente la totale impraticabilità di una gestione assembleare di tutta la cosa pubblica. Non a caso deputati e senatori sono eletti in delega di potere. Ad impossibilia nemo tenetur.»

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I romani, il cui stato ha retto per oltre millequattrocento anni, da persone pratiche qual loro, avevano istituito la carica del Curator, il Curatore. Costui, di carica elettiva, presiedeva uno specifico compito, con amplissima facoltà operativa, rispondendo a fine mandato con la propria testa e con i  proprio patrimonio di una eventuale gestione incongrua. Si potrebbe citare, ma solo a titolo di esempio, il Curator alvei Tiberis et riparum et cloacarum. Nel suo trattato De aquaeductibus urbis Romae Sestio Giulio Frontino descrive in dettaglio i poteri concessi al Curator e quanto il Senato lo sorvegliasse e, nel caso, pigliasse anche provvedimenti disciplinari drastici. La filosofia era quella di lasciarlo fare liberamente: premiarlo, e molto bene, se avesse operato in modo saggio, decapitarlo se avesse fallito la sua missione.

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Lo statalismo, la statocrazia e la statoiatria esitano in una burocrazia ipertrofica che diluisce le proprie responsabilità su di una miriade di altri enti e di consulenti esterni: tutti corresponsabili, nessuno il responsabile.


Secolo XIX. 2019-03-09. Ponte Morandi, 53 nuovi indagati: «Responsabilità già dagli anni 90»

Genova – La Procura ha infine optato per la scelta più radicale, andando a ritroso negli accertamenti di 25 anni almeno e con un principio ormai scolpito nel marmo: gli svarioni sul Ponte Morandi sono stati così tanti che vanno accesi i riflettori su 60 persone, coinvolte a vario titolo in controlli, progetti di manutenzione, monitoraggi, gestione. Perciò da ieri sono iniziate le notifiche di altri 52 avvisi di garanzia nell’inchiesta sul crollo del viadotto che il 14 agosto scorso provocò 43 vittime. E considerato che sul registro degli indagati erano già stati iscritti 21 nomi, ci vuol poco a capire quali dimensioni sta assumendo l’inchiesta. In tutto gli indagati sono 74.

«Rischi noti ma lavori rinviati»

Nel mirino sono finiti nuovamente dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia, in particolare del tronco ligure, della controllata Spea Engineering, delegata a riparazioni e prevenzione rischi, e del ministero delle Infrastrutture: le accuse per tutti sono di omicidio colposo e stradale, disastro e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e i sostituti Walter Cotugno e Massimo Terrile, titolari del fascicolo, ha successivamente contestato l’aggravante della “colpa cosciente”: secondo la Guardia di finanza (le indagini sono condotte dal Primo gruppo agli ordini dei colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco), i sospettati presero in considerazione l’ipotesi che il viadotto potesse crollare, ma alla fine ritennero che non sarebbe successo, correndo così quel “gravissimo azzardo” che si è infine rivelato fatale.

Il nodo degli accertamenti è rappresentato dal rinvio d’un maxi-progetto di ristrutturazione dei tiranti del ponte – il cui cedimento su uno dei piloni è ritenuto la probabile causa dello scempio – elaborato da Autostrade nel 2015, ma slittato fino alla tragedia. È convinzione degli investigatori che l’azienda lo abbia rimandato per drenare i costi (il valore dei lavori superava i 20 milioni) e per evitare che fossero compiuti collaudi e verifiche in corso d’opera, dai quali rischiava di scaturire uno stop al traffico sul Morandi.

La mancata vigilanza del ministero

Non mancano, come premesso, addebiti pure ai funzionari ministeriali che allungarono la procedura e in generale non segnalarono anomalie, nonostante al piano di restyling fossero allegati vari dossier allarmanti. Non solo. I magistrati hanno deciso di andare a ritroso negli accertamenti fino appunto agli Anni 90 poiché proprio nel 1993 i tiranti d’un solo pilone, sopravvissuto al crollo, furono sottoposti a un intervento che mise in luce varie forme di corrosione e deterioramenti.

I militari hanno inoltre acquisito numerosi scambi chat e mail nei quali alcuni indagati palesano una preoccupazione sulla tenuta dell’infrastruttura superiore a ciò che dichiaravano nei documenti ufficiali, e le copie di altri supporti informatici saranno acquisite nelle prossime ore dalle Fiamme Gialle.

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