Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Stati Uniti

Coca Cola a 45.89 -7.78%.

Giuseppe Sandro Mela

2019-02-14.

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Chiunque si fosse creduto che i titoli azionari fossero rifugio sicuro dovrebbe iniziare a ricredersi.

Poi, gli economisti di assalto troveranno migliaia di ragioni plausibilissime per le quali il titolo doveva crollare, ma lo faranno a posteriori. Prima avevano previsto un bel nulla.

Imbecillità e denaro sono destinati al divorzio.

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Coca Cola e brusco calo vendite al dettaglio agitano Wall Street

Deludono i conti di Coca Cola che arriva a cedere il 7% a Wall Street. L’ennesimo gigante made in Usa che soffre in una giornata da dimenticare vista la doccia fredda arrivata con i dati sulle vendite al dettaglio che stano condizionando l’umore di Wall Street con tutti i principali indici che viaggiano in territorio negativo.

Coca Cola: outlook 2019 debole, titolo affonda

Il colosso delle bevande americano ha chiuso il quarto trimestre del 2018 con un utile rettificato per azione di $ 0,43, in linea con quanto si aspettavano gli analisti intervistati da Bloomberg. Ma al contrario, il giro d’affari è sceso a 7,06 miliardi di dollari, inferiore ai 7,07 miliardi stimati dagli analisti.  Ma è l’outlook per il 2019 che è risultato molto negativo e ha causato il tracollo a Wall Street fino al 7%, il calo maggiore da tre anni. La società ha detto di aspettarsi che l’utile per azione rettificato per l’intero anno potrebbe aumentare o diminuire dell’1% rispetto ai 2,08 dollari del 2018, mentre gli analisti si aspettavano invece 2,23 dollari per azione.

A influenzare i dati negativi i venti contrari della valuta e i prezzi più elevati delle bevande, a causa dei maggiori costi di importazione e trasporto, come ha affermato il CEO James Quincey.

Vendite al dettaglio: il più brusco calo mensile da marzo 2009

Una giornata difficile per la borsa di New Yprk oggi segnata non solo dal tonfo di Coca Cola ma anche dalle vendite al dettaglio. Il dato, arrivato con 4 settimane di ritardo a causa dello shutdown, evidenza a dicembre una flessione mensile dell’1,2%, a fronte del +0,1% della passata rilevazione (dato rivisto da +0,2%), registrando così il più brusco calo mensile dal lontano marzo 2009.Una vera e propria doccia fredda visto che gli analisti si attendevano un dato in leggera crescita mensile dello 0,1 per cento. Un risultato significativo perché comprende il dato sullo shopping natalizio, e in parte è dovuto ai prezzi bassi del carburante, esclusi i quali il dato è diminuito dello 0,9 per cento ed escludendo il settore automobilistico, il calo è stato dell’1,8%, il peggiore dal dicembre 2008.

Tuttavia secondo ING, questi numeri vanno trattati con un po’ di cautela. In primo luogo perché non coincidono con alcuni altri indicatori di vendita al dettaglio, alcuni dei quali hanno dipinto un quadro molto più rassicurante del periodo natalizio. Ad esempio, i dati di Mastercard indicano un aumento del 5,1% delle vendite nei mesi di novembre e dicembre rispetto all’anno precedente, mentre anche gli acquirenti hanno accelerato il ritmo di acquisti nel periodo che precede il Natale. Vale la pena di notare – continuano gli esperti – che il forte calo delle vendite di dicembre arriva dopo un discreto aumento a novembre e questo probabilmente grazie all’impatto del Black Friday e del Cyber Monday.

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