Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Hard Brexit metterebbe a rischio oltre 100,000 posti di lavoro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-13.

Minosse & Macron

Chiunque abbia vissuto dall’interno le trattative tra Regno Unito ed Unione Europea, sia prima sia dopo il referendum sulla Brexit, dura molta fatica a capire di cosa stiano parlando i media e molti politici.

Una cosa sono gli attori che recitano sul palcoscenico, ed un’altra l’autore che scrive il copione.

Fin dal suo ingresso nell’Unione Europea, il Regno Unito mai aveva accettato la deriva imposta dall’eurodirigenza verso la formazione de facto degli Stati Uniti di Europa, da loro gestita in modo autocratico.

Si scontrava la visione di un’Europa delle nazioni sovrane ma collegate in modo concorde sul piano economico con quella di un’Unione Europea monolitica con leggi, norme e regolamenti a tutti comuni per ogni qualsiasi aspetto possibile della vita.

Il Regno Unito aveva ampiamente dimostrato la propria insofferenza specialmente al sensibile aspetto della gestione delle corti di giustizia europee. Infatti, mentre negli stati continentali sono in uso dei codici, nel Regno Unito vice il common law, ossia le sentenze dei tribunali costituiscono corpo giuridico. Il Regno Unito mai avrebbe potuto tollerare che le sentenze delle corti di giustizia europee potessero avere effetto immediato sul loro territorio.

Non solo.

L’Unione Europea non si è saputa dotare di una costituzione: due tentativi sono naufragati sotto il diniego referendario in Francia prima, nei Paesi Bassi dopo. Il motivo della repulsa risiedeva nel fatto che l’attuale dirigenza liberal socialista aveva scritto costituzioni improntate a tali ideologie. Avrebbe voluto imporle, ma non ci riuscì.

Gli eurocrati misero quindi in atto una manovra strisciante: in carenza di una costituzione cui rifarsi, le corti di giustizia avrebbero sentenziato in accordo all’ideologia liberal socialista.

L’eurodirigenza e l’allora egemone asse francogermanico obbligarono il Regno Unito a scegliere la Brexit, essendo tetragone nelle loro idee, che avrebbero dovuto essere accettate con resa incondizionata: erano convinte di aver vinto la guerra per il potere.

La reazione al risultato del referendum inglese fu ben peggio di quella dell’amante che si sente tradita: fu la reazione della checca isteria. L’occlusione totale divenne parte del loro credo religioso.

Le trattative tra Regno Unito ed eurodirigenza fu improntata al concetto che con gli inglesi “eretici” nessuna delle ragioni da loro addotte avrebbe mai dovuto essere presa in considerazione: costi quello che costi. La rigidità mentale e politica di Mr Hollande, Mr Macron, Frau Merkel, Mr Tusk, Herr Schäuble, Herrr Oettinger e e Mr Juncker hanno precluso ogni possibile accordo dignitoso. Ma gli inglesi sono pur sempre quelli che vinsero a Trafalgar ed a Waterloo.

Tra una Brexit a condizioni imposte dagli eurocrati od una Brexit senza accordo alcuno, hard Brexit, la scelta diventava obbligata.

* * * * * * *

Ma i tempi sono mutati rapidamente, e gran parte di queste mutazioni sono state indotte proprio dall’altera ottusità di questa eurodirigenza. La Weltanschauung identitaria sovranista è stata abbracciata da molte nazioni europee, l’asse francogermanico si è sfasciato: Francia e Germania hanno ancora ai loro vertici dei liberal ortodossi, quali Mr Macron e Frau Merkel, ma il loro peso politico è virtualmente nullo.

Dopo le prossime elezioni europee e dopo le elezioni politiche che si terranno in sette stati dell’Unione Europea, sia il Consiglio Europeo sia l’europarlamento saranno profondamente differenti.

In quel tempo potrebbe essere molto verosimile che i colloqui con il Regno Unito riprendano, ma questa volta su base paritetica e con reciproco rispetto, quello che l’attuale eurodirigenza si è sempre ben guardata dall’osservare.

* * *

Adesso, rotta tutta la cristalleria, la Germania inizia a razionalizzare quanto danno riceverà dall’hard Brexit, ed inizia a pigolare come un pulcino caduto dal nido.

«Industry leaders say the damage is “enormous,” but nothing like the “devastation” a no-deal Brexit would have»

Cercare di attuare le ideologie e le idee preconcette ha sempre un costo elevato: ma la Germania si è spinta all’orlo del suicidio.


Deutsche Welle. 2019-02-11. Hard Brexit risks 100,000 German jobs: report

A study has shown that Germany stands to lose the greatest number of jobs if Britain exits the EU without a deal. Some of the country’s well-known auto and tech hubs are likely to be the worst hit.

*

A hard Brexit could cost more than 100,000 jobs in Germany, the Welt am Sonntag newspaper reported on Sunday, citing a study by the Leibniz Institute for Economic Research Halle (IWH) and the Martin Luther University Halle-Wittenberg.

The study, which looks at the effect of a hard Brexit down to individual districts and cities, showed that some of Germany’s well-known auto and technology hubs could face the maximum brunt.

“In no other country is the effect on total employment as great as in Germany,” Oliver Holtemöller, one of the authors of the study, told the newspaper.

Fears of Britain leaving the European Union without a deal have risen after the British Parliament rejected an exit deal reached between Prime Theresa May’s government and the European Union. Britain is slated to leave the 28-nation bloc on March 29.

Major importer

The United Kingdom was among the top five export destinations for German companies in 2017 and saw over €85 billion ($96 billion) worth of goods shipped from Germany, Europe’s largest economy and exporter.

The study only captures the jobs that would be lost because of a slump in exports resulting from, among other things, customs duties that would be levied by Britain on German exports in the event of a no-deal Brexit. Job losses resulting from other factors such as a fall in British investments in Germany are not reflected in the figures.

The study showed that a hard Brexit could affect more than 600,000 jobs globally, including 50,000 positions in France and 59,000 in China.

The Dutch government said on Saturday it had attracted millions of euros in Brexit-related investments last year. Some 42 companies or branch offices moved to the Netherlands in 2018 as a result of Brexit, accounting for 1,923 jobs and some €291 million ($330 million) in investments. It is wooing another 250 companies working out of Britain to move operations to the Netherlands.

Annunci