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Poggetti Vecchi, Grosseto. Cimitero di elefanti e reperti di Neanderthaliani.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-12.

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L’Italia è un paese così ricco di storia e di arte che alla fine si potrebbe correre il rischio di diventare troppo schizzinosi.

Eppure la nostra archeologia costituisce un patrimonio unico al mondo, anche se poco conosciuto ai più.

Gli studi della preistoria e della protostoria hanno permesso di riportare alle luce tutta una serie impressionante di reperti utili a meglio chiarirci cosa fosse quell’epoca entusiasmante.

«Homo neanderthalensis (King, 1864), comunemente detto Uomo di Neanderthal, è un ominide strettamente affine all’Homo sapiens che visse nel periodo paleolitico medio, compreso tra i 200 000 e i 40 000 anni fa.

Prende il nome dalla valle di Neander (Neandertal) presso Düsseldorf in Germania, dove vennero ritrovati i primi resti fossili. Fu un “Homo” molto evoluto, in possesso di tecnologie litiche elevate e dal comportamento sociale piuttosto avanzato, al pari dei sapiens di diversi periodi paleolitici.

Convissuto nell’ultimo periodo della sua esistenza con lo stesso Homo sapiens, l’Homo neanderthalensis scomparve in un tempo relativamente breve, evento che costituisce un enigma scientifico oggi attivamente studiato»

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Vissuti a ridossi dell’era glaciale, i Neanderthaliani erano gente scaltra, intelligente e pratica. Lavoravano la pietra in modo mirabile, specie tenendo conto della allora miseria strumentale. Ma vorremmo ricordali per un altro manufatto: il flauto di Divje Babe. È un flauto con quattro note compatibili con la naturale scala diatonica greca, ottenuto da un frammento di femore di orso delle caverne. Quando un popolo perviene alla espressione artistica è da considerarsi civile.

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«I nostri antenati, secondo gli esperti, usavano il fuoco per creare armi in legno per la caccia già 170.000 anni fa. Questi reperti sono stati rinvenuti durante i lavori effettuati presso il complesso termale a Poggetti Vecchi, vicino Grosseto. Per l’esattezza si tratta di 40 frammenti di bastoni in legno di bosso, alcuni hanno un manico e una punta e sono lunghi fino a un metro. 

I Neanderthal li hanno lasciati in un luogo che raggiungevano per procurarsi del cibo: allora, infatti, il sito dello scavo corrispondeva a una baia costellata di pozze d’acqua termale. Una condizione favorevole per animali e piante, all’interno di un ambiente più freddo, a ridosso di una glaciazione. “I manufatti richiamano i cosiddetti “bastoni da scavo”, strumenti multifunzionali usati da tutte le società di cacciatori-raccoglitori”. Il team di ricerca è guidato da Biancamaria Aranguren, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Siena, Grosseto e Arezzo. I risultati completi sono stati pubblicati sulla rivista Atti della National Academy of Sciences.» [Fonte]

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Non stupisce il fatto che uomini ed animali si fossero concentrati sulla fine dell’era glaciale in zone termali, dove anche la vegetazione poteva continuare a sussistere. All’epoca, riscaldarsi era un gran problema.

Bene.

Adesso abbiamo un ulteriore motivo per andare a visitare Grosseto.


Archeologia. Beni Culturali. Grosseto: sito preistorico di Poggetti Vecchi. Il restauro dei resti fossili di Elephas antiquus

In località Poggetti Vecchi nel Comune di Grosseto, zona già ricordata nella letteratura archeologica per ritrovamenti di età romana e attualmente di proprietà del Sig. Aldo Ceccarelli, è venuto alla luce un importante sito preistorico caratterizzato dalla presenza di resti di Elephas antiquus, durante i lavori di approfondimento di un piccolo invaso artificiale per la costruzione di una vasca termale condotti sotto la sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

La sequenza stratigrafica vede più livelli di frequentazione umana, gli ultimi dei quali riferibili al Paleolitico medio, con abbondanti strumenti in pietra (industria litica), reperti lignei e resti di numerose specie animali, fra cui in particolare Elephas antiquus. Come indica la natura dei depositi carbonatici rinvenuti nei livelli antropizzati, si tratta di un sito caratterizzato già in antico dalla presenza di acque termali, e dove l’insediamento è documentato in diverse fasi, probabilmente legate alle occupazioni connesse all’attività venatoria, rivolta in particolare ad Elephas antiquus, di cui sono stati rinvenuti resti riferibili a più soggetti.

Il sito di Poggetti Vecchi riveste una straordinaria importanza, trattandosi del primo esempio in Toscana di insediamento preistorico pluristratificato in cui è testimoniata la caccia a questa specie animale; è pertanto di grande soddisfazione che proprio intorno all’attività della Soprintendenza si siano raccolte le energie di tutti gli Enti interessati a ricostruire la più antica storia della Maremma, per una adeguata conoscenza e valorizzazione di questo eccezionale contesto.

Lo scavo, diretto dai Funzionari della Soprintendenza Gabriella Poggesi e Biancamaria Aranguren e condotto dagli archeologi preistorici Giuditta Grandinetti e Floriano Cavanna, con l’ausilio del Gruppo Speleologico Naturalistico Maremmano, si è svolto nel 2012 ed è stato interamente supportato logisticamente e finanziariamente dal proprietario, Sig. Aldo Ceccarelli.

Un lungo lavoro attende adesso l’equipe interdisciplinare che ha iniziato a restaurare, catalogare, studiare e datare i resti archeologici, anche nell’ottica della futura valorizzazione e diffusione dei dati. Fra le diverse professionalità coinvolte sono presenti specialisti della Soprintendenza (Biancamaria Aranguren, Pasquino Pallecchi e Gianna Giachi), dell’Università di Firenze (Dipartimento di Scienze della Terra: Paul Mazza, Marco Benvenuti; Dipartimento di Biologia evoluzionistica – Biologia vegetale: Marta Mariotti Lippi); dell’Università di Roma La Sapienza (Dipartimento di Scienze della Terra: Daniela Esu); dell’Università di Roma 3 (Dipartimento di Scienze della Terra: Elsa Gliozzi); dell’Università di Trento (Laboratorio di Preistoria: Stefano Grimaldi e Fabio Cavulli); dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Anna Revedin); del PIN di Prato (Franco Niccolucci).

A conclusione degli scavi, la Soprintendenza ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la Fondazione Grosseto Cultura, che prevede un coinvolgimento del Museo di Storia Naturale della Maremma: quest’ultimo si occuperà, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, del restauro dei reperti paleontologici e della loro datazione. Queste attività sono finalizzate alla successiva esposizione del materiale presso il Museo, nella propria sede o in altri locali idonei, congiuntamente individuati. La Fondazione Grosseto Cultura si è impegnata ad espletare presso il MiBACT le formalità amministrative per il deposito pluriennale dei reperti paleontologici sottoposti a restauro, secondo la normativa vigente.

Contestualmente, la Fondazione Grosseto Cultura ha richiesto ed ottenuto dalla Cassa di Risparmio di Firenze il finanziamento di una parte sostanziale del progetto di restauro dei reperti paleontologici del sito di Poggetti Vecchi.

I lavori saranno condotti dalla Cooperativa Atlante (Grosseto) sotto la supervisione dei tecnici del MiBACT (Simona Pozzi e Salvatore Caramiello); al termine del restauro, che avrà durata di un anno, i reperti più significativi entreranno a far parte delle collezioni del Museo di Storia Naturale della Maremma, diretto da Andrea Sforzi. Gli interventi sono mirati in particolare alla preservazione di alcune zanne di Elephas antiquus, che ad oggi costituiscono un rinvenimento decisamente straordinario per il territorio grossetano.

Adnk. 2019-01-03. Scoperte le terme di elefanti e Neanderthal

In età paleolitica, oltre 170.000 anni fa, nella Maremma toscana, ai piedi della modesta altura di Poggetti Vecchi, che emerge dalla pianura a nord di Grosseto fra i monti di Vetulonia da una parte e il colle di Roselle dall’altra, era attivo e frequentato un piacevole ambiente termale dove elefanti e Neanderthaliani trovarono un’oasi per rifugiarsi nel momento in cui la morsa della penultima era glaciale cominciava a farsi sentire.

La straordinaria scoperta preistorica in un bacino di acque termali è annunciata, come anticipa l’AdnKronos, sul nuovo numero della rivista ‘Archeologia Viva’ (Giunti editore), diretta da Pietro Pruneti. Autrici della ricostruzione scientifica sono Biancamaria Aranguren, ex funzionaria della Soprintendenza Archeologica per le province di Siena e Grosseto, Silvia Florindi e Anna Revedin, entrambe archeologhe dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze. L’eccezionalità della scoperta risiede anche nel fatto che Poggetti Vecchi è uno dei pochi siti archeo-paleontologici in Europa che documentano il passaggio dal Pleistocene medio al Pleistocene recente.

Lo studio dei resti di piante e animali ritrovati nel sito, a partire dalla scoperta casuale nel 2012 e dai successivi scavi, ha permesso di capire che, intorno a 170.000 anni fa, l’ambiente naturale era caratterizzato da ampie radure erbose interrotte da acquitrini di acqua dolce, che si estendevano fino alle pendici delle colline circostanti, coperte da boschi a prevalenza di querce e frassini.

Fra le ossa ritrovate dominano quelle di Palaeloxodon antiquus, un elefante estinto di grandi dimensioni, seguite da quelle di uro (Bos primigenius), cervo rosso (Cervus elaphus) e capriolo (Capreolus capreolus). I resti di elefante del livello archeologico più basso e quindi più antico, formatosi prima di 170.000 anni fa, appartenevano a sette individui, probabilmente un’unica famiglia, morta per cause naturali. L’ipotesi più plausibile è che gli elefanti avessero cercato rifugio nell’area termale per difendersi dall’inasprimento del clima, ma che siano poi morti di inedia, quando il cibo in questa piccola area si esaurì.

Non erano solo gli animali a frequentare la piccola conca delle terme di Poggetti Vecchi: tracce di presenza umana sono state rinvenute in vari livelli. Ma in particolare, nello strato archeologico più ricco, sono stati trovati alcuni strumenti in osso e tanti strumenti in pietra: circa duecentocinquanta manufatti realizzati su ciottoli, tutti raccolti nelle vicinanze. Si tratta di nuclei e schegge lavorate, con tracce di utilizzo per la macellazione e per la lavorazione del legno.

La cosa più incredibile, spiegano Biancamaria Aranguren, Silvia Florindi e Anna Revedin, è stata ritrovare anche dei manufatti in legno, forse realizzati con quegli stessi strumenti in pietra. Chi erano dunque gli uomini che produssero e utilizzarono questi oggetti? L’aspetto dei manufatti di pietra è piuttosto arcaico, ma non permette l’attribuzione immediata a una specifica fase del Paleolitico. Solo grazie allo studio del contesto e alle datazioni si è giunti alla certezza che i primi frequentatori delle terme di Poggetti Vecchi fossero dei Neanderthaliani antichi.

Tra le ossa di elefante, nello scavo di Poggetti Vecchi sono stati recuperati circa cinquanta frammenti di legno, intrisi di quella stessa acqua termale che li ha conservati fino ad oggi. Un primo studio sui legni si è da poco concluso, svolto in collaborazione fra Soprintendenza e Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. I manufatti identificati sono trentaquattro, tutti in legno di bosso (Buxus sp.), una specie selezionata per la sua particolare durezza e compattezza, che i frequentatori neandertaliani del sito potevano trovare sulle vicine formazioni collinari, come ha rivelato lo studio dei pollini fossili.

Si tratta di bastoni lunghi più di un metro con chiare tracce di intervento umano, ad esempio la rimozione della corteccia e dei rami laterali; in particolare sono lavorate le estremità: la parte più spessa è arrotondata a formare un’impugnatura, la parte più sottile a formare una punta smussata. Qualcosa di molto simile ai cosiddetti digging stick, i “bastoni da scavo” multiuso che ancora fanno parte dell’equipaggiamento delle residue popolazioni di cacciatori-raccoglitori, tradizionalmente usati dalle donne per recuperare radici, tuberi e altri prodotti spontanei, ma anche per cacciare piccole prede.

Alcuni di questi bastoni erano in parte anneriti: l’annerimento è attribuibile all’uso del fuoco. Inoltre, molti elementi, fra cui la localizzazione e la superficialità delle bruciature sui manufatti, fanno pensare non solo a un’intenzionalità, ma addirittura a un sapiente controllo del fuoco al momento della lavorazione.

“Già da questi primi risultati è chiaro – sostengono le autrici dell’articolo, Biancamaria Aranguren, Silvia Florindi e Anna Revedin – come siamo in presenza di un rinvenimento straordinario: sono pochi i siti archeo-paleontologici in Europa che documentano il passaggio dal Pleistocene medio al Pleistocene recente. Poggetti Vecchi offre un’opportunità eccezionale per studiare il comportamento dei primi Neanderthal in questo specifico contesto climatico e ambientale. Di sicuro le calde sorgenti termali attrassero in questa piccola valle rigogliosa uomini e animali in cerca di cibo e di un riparo dai primi freddi della glaciazione in arrivo”.

Ma per gli elefanti, sensibili al freddo più di altre specie, questo ambiente si trasformò “in una trappola e forse le risorse presto si esaurirono (non dobbiamo dimenticare che erano animali enormi, alti quattro metri al garrese, e che dunque necessitavano di quantità enormi di cibo)”. Un bottino insperato e abbondante per l’intero gruppo di Neanderthal che sistematicamente controllava la valle per un’attività di caccia e raccolta che impegnava anche le donne, come suggerisce la presenza dei “bastoni da scavo”.

“E anche per noi si è rivelata una fonte inaspettata di nuove conoscenze, a partire dalla scoperta che già i primi Neanderthaliani erano in grado di controllare il fuoco, utilizzandolo come strumento di lavorazione: uno degli elementi per capire l’avanzare della ‘modernità’ nei comportamenti e nelle capacità di questi antichissimi maremmani”, concludono Biancamaria Aranguren, Silvia Florindi e Anna Revedin.

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