Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Partito di Renzi. Sondaggi e valutazioni. Maggio si avvicina.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-02-04.

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La politica vive di pettegolezzi. Voci su cosa potrebbe accadere, tastare la situazione per cercare di capire gli umori di amici, avversari e della gente. Poi, ovviamente, un numero quasi infinito di notizie false, riportate incompletamente.

Siamo chiari: fa parte del gioco politico.

Di certo, Mr Renzi starà sicuramente valutando l’opzione di gemmare un partito suo proprio: poi, mica detto che lo faccia.

In una situazione di incertezza, le già incerte propensioni al voto diventano ancor più da valutarsi con estremo giudizio: non esistendo il partito di Renzi la gente intervistata non sa bene cosa rispondere.

Questa a seguito sono i risultati di alcuni sondaggi.

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Sondaggi, partito di Renzi al 6,1%. E quasi tutti i voti (4 su 5) li ruberebbe al Pd

«Il sondaggio Ipsos per il Corriere: una nuova formazione dell’ex premier prenderebbe il 73% dei consensi dall’elettorato Pd e l’8% da Forza Italia e centrodestra. Primarie: Zingaretti al 39%, Il ticket Giachetti-Ascani solo all’8. Avvicinamento dei dem al M5s piacerebbe al 37% della base Pd»

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Sondaggio EMG: un nuovo partito di Renzi sarebbe al 12%

«La voce ormai serpeggia da tempo, in pratica fin dal 4 marzo quando le urne sancirono un clamorosa debacle per il Partito Democratico. Ormai quasi un corpo estraneo all’interno dei dem, Matteo Renzi sarebbe pronto a dare vita a un nuovo partito.

Una scissione comunque sempre smentita dall’ex premier. Gli indizi che farebbero pensare al contrario però iniziano a sommarsi, soprattutto dopo il passo indietro di Marco Minniti nella sua corsa verso il Congresso.»

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Sondaggio Index Research, il nuovo partito di Matteo Renzi fa crollare il Movimento 5 stelle

«Sorpresa nell’ultimo sondaggio di Index Research per PiazzaPulita su La7. Nelle intenzioni di voto illustrate in diretta da Corrado Formigli irrompe infatti il partito di Matteo Renzi che, seppure con percentuali inferiori rispetto ai partiti di governo, cambierebbe completamento lo scenario e gli equilibri politici. Nella simulazione la Lega al 13 dicembre avrebbe il 34,8 per cento delle preferenze, il Movimento 5 stelle il 23,5 per cento, il Pd con Nicola Zingaretti il 13,6 e il partito di Renzi il 7,1 per cento.»

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La scesa in campo di un partito di Renzi avrebbe il grosso merito di separare le due anime inconciliabili che tormentano il partito democratico: un’ala di sinistra nuda e pura da un’alta progressista volonterosa di arrivare ad accordi. Sarebbe una operazione chiarificatrice.

Dai risultati dei sondaggi l’operazione apparirebbe essere produttiva in termini percentuali: il partito di Renzi prenderebbe l’8.2% ed il residuo partito democratico il 13.1%: sommati assieme sarebbe un 21.3%, valore ben maggiore dell’attuale 17% del pd.

Ma i conti dovrebbero essere fatti anche con l’oste.

Rosatellum bis. Gli strani effetti della nuova legge elettorale.

Rosatellum e le conseguenze delle ultime prospezioni elettorali.

Come è noto, il 37% dei seggi (232 alla camera e 116 in senato) sono attribuiti con sistema maggioritario a turno unico: ragionando in termini medi, un partito uniformemente distribuito sul territorio nazionale potrebbe conquistare dei collegi solo se la sua presenza percentuale media fosse al di sopra della soglia stimata del 20%. Poi, i voti non sono mai uniformemente distribuiti, ma ragionando su scala nazionale il Rosatellum penalizza severamente le formazioni sotto il 20%.

Nel converso, un partito, oppure una coalizione, che superasse il 40% dei voti otterrebbe la maggioranza dei seggi sia alla camera sia al senato. Ma se il partito ovvero la coalizione passasse il 45% – 47% dei voti potrebbe anche portarsi a casa la maggioranza qualificata nelle camere, tale che potrebbe permettere anche leggi costituzionali non vidimabili da referendum obbligatorio.

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Nota.

Ad aumentare la attuale confusione, si dovrebbe prendere atto che le varie aggettivazioni del termine ‘maggioranza’ trovano definizioni differenti a seconda degli stati ed, all’interno dei medesimi, delle diverse situazioni.

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