Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Problemia Energetici, Unione Europea

Nordrhein-Westfalen presenta un conto da 11.5 miliardi per il carbone.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-19.

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Il Nordrhein-Westfalen è uno dei Land tedeschi che meglio evidenzia quanto il quadro politico sia evoluto nel tempo.

Nelle elezioni del 18 settembre 2005 la Cdu ottenne il 34.4%, la Spd il 40.0% ed i Grüne il 10.0% dei voti.

Nelle elezioni del 22 settembre 2009 la Cdu ottenne il 33.1%, la Spd il 28.5% ed i Grüne il 14.9%dei voti validi.

Nelle elezioni del 24 settembre 2017 la Cdu ottenne il 32.6%, la Spd il 26.0% ed i Grüne il 13.1%dei voti validi.

Secondo le più recenti propensioni al voto la Cdu si attesterebbe al 34%, la Spd al 21%, ed i Grüne all’11%. AfD varrebbe il 9%.

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L’elemento che salta agli occhi immediatamente è sia la sostanziale tenuta della Cdu e dei Grüne, sia il crollo della Spd.

Se è vero che a livello mondiale è in corso la devoluzione dell’ideologia liberal socialista, sarebbe anche vero il dover constatare la deindustrializzazione lenta ma costante e significativa di questo bacino economico. In altri termini, il declino della Spd in questa zone avrebbe due sostanziosi moventi, simultanei e sinergici.

L’industria pesante ha progressivamente lasciato questo enclave produttivo, sia delocalizzando le produzioni sia essendo stato acquisito da capitali stranieri interessati più al know-how che a mantener viva la produzione tedesca: nel converso non è stato possibile impiantare una qualche forma di nuova industria.

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L’attuale governo federale proprio non ha feeling con l’industria, che guarda financo con sospetto: è estasiato dalle nuove tecnologie al punto tale dal crederle già disponibili e non solo future. Le suppone anche economicamente gratificanti.

Di questi giorni Eurostat ha cacciato benzina sul fuoco rendendo pubblici i dati sulla produzione industriale.

«In November 2018 compared with November 2017, industrial production fell by 3.3% in the euro area and by 2.2% in the EU28 …. Among Member States for which data are available, the largest decreases in industrial production were observed in Ireland (-9.1%), Germany (-5.1%)»

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La Germania è in crisi o, più verosimilmente, in recessione.

I periodi della vacche grasse sembrerebbero essere terminati.

Prendiamo atto come proprio in un momento così delicato il Governo tedesco intenda abbandonare il carbone quale combustibile per alimentare le centrali elettriche. Se è vero che ognuno sia libero di fare ciò che vuole, sarebbe anche vero il ricordare come lo stato di salute dell’economia tedesca sia strettamente legato a quello dell’Europa e, quindi, anche dell’Italia.

I tedeschi hanno una grande abbondanza di carbone, ancorché buon quota sia costituita dalla lignite. Sarebbero da questo punto di vista autosufficienti energeticamente.

Abbandonare l’uso del carbone implica necessariamente la sostituzione con un qualche altro tipo di combustibile, che necessariamente dovrebbe essere importato.

Non a caso la Cina ha dichiarato di voler incrementare del 25% la quota di corrente elettrica prodotta bruciando carbone: è più economico di altri fonti energetiche.

Carbone. Consumi mondiali. I numeri parlano chiaro. La Cina.

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Il Land Nordrhein-Westfalen è uno dei grandi produttori tedeschi di lignite: la chiusura di questa industria estrattiva comporterebbe un gran danno per il sistema economico di questa enclave: il governo statale reclamerebbe quindi almeno 11.5 miliardi di Usd quali refusione alla chiusura coatta degli impianti, in ossequio al ‘clima’.

Il Governo federale pagherebbe così tre volte la bolletta energetica: il costo dei combustibili acquistati all’estero, i rimborsi di mancato guadagno in patria, i costi di impianto ed esercizio delle nuove centrali non a carbone.

Non solo.

Anche i Länder della Germania dell’est sono grandi estrattori di carbone: se refusione alla chiusura fosse dovuta al Land Nordrhein-Westfalen, anche i Länder orientale dovrebbero essere rimborsati.

Di rimborsi si potrebbe arrivare a delle cifre da capogiro: tra i trenta ed i quaranta miliardi di euro.

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Stare alla moda ha un costo, come sanno bene tutte le giovin signore in tiro.

Ma ha un suo costo anche il voler seguire la moda di cambiar tipo di centrale elettrica al mutare dell’ideologia dominante.

Nota Importante.

«Supported by Germany and the EU».

In parole povere, l’Unione Europea, Italia compresa, dovrebbe assecondare i capricci di Frau Merkel, mettendo mano al portafoglio.


Reuters. 2019-01-15. Germany’s biggest state wants at least $11.5 billion for exiting coal

Duesseldorf (Reuters) – North Rhine-Westphalia, one of Germany’s coal-mining states, is demanding at least 10 billion euros ($11.5 billion) in structural support if coal-fired power stations are phased out, its economy minister said.

Germany is hammering out plans for how to abandon polluting coal stations in favor of renewables, which accounted for more than 40 percent of the energy mix last year, beating coal for the first time.

The German cabinet has appointed a coal commission to find a compromise on how operators of these assets and the regions they are located in could be compensated. The commission aims to wrap up its work on Feb. 1.

“For North Rhine-Westphalia, we expect a double-digit billion euro amount for structural change and infrastructure over the next decades,” North Rhine-Westphalia’s Economy Minister Andreas Pinkwart told journalists on Friday.

He said the exact sum could not be determined yet but added it would certainly be more than 10 billion euros. “Supported by Germany and the EU, the coal district can evolve into a model for how to safeguard energy and other resources.”

North Rhine-Westphalia, Germany’s most populous state, is home to some of the country’s largest energy groups, including RWE, Uniper and Steag, which all operate coal-fired power plants.

So far, Germany’s governing coalition has agreed to spend 1.5 billion euros to help regions affected by the planned exit from coal.

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