Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Ong - Ngo, Unione Europea

Unione Europea. Ecco un altro motivo per cui i gerarchi sono odiosi. Il CdR.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-01-17.

2019-01-13__europa__001

I dirigenti europei si dimostrano spesso stupefatti e sconcertati nel percepire quanto la gente li odi, anche se non li conosce di persona. Sono convinti che i Gilets Juanes siano stati catapultati dal cielo sulla terra.

Il fatto è che questi liberal socialisti stanno facendo di tutto per rendersi tali. La gente comune, quella che deve lavorare per vivere, ha ben altro da fare che studiarsi i meccanismi di governo di questa Unione Europea, ma ne sente sulla nuca il pesante respiro.

*

Un caso che in vista della riunione di Davos sta emergendo è quello del Comitato europeo delle regioni (CdR)

Non a caso il suo presidente è Herr Karl-Heinz Lambertz, affiliato al partito socialista europeo.

«Il Comitato europeo delle regioni (CdR) è un organo consultivo dell’UE composto da rappresentanti eletti a livello locale e regionale provenienti da tutti i 28 Stati membri. Attraverso il CdR essi possono scambiarsi pareri sulle norme dell’UE che incidono direttamente sulle regioni e sulle città.

Cosa fa il CdR?

Il CdR offre alle città e alle regioni la possibilità di esprimere formalmente la loro opinione nel processo legislativo dell’Unione europea per assicurare che la posizione e le esigenze degli enti regionali e locali siano rispettate.

– La Commisione europea, il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo devono consultare il CdR quando elaborano norme in settori che riguardano l’amministrazione locale e regionale come la sanità, l’istruzione, l’occupazione, la politica sociale, la coesione economica e sociale, i trasporti, l’energia e i cambiamenti climatici

– In caso contrario, il CdR può adire la Corte di giustizia

– Una volta ricevuta una proposta legislativa, elabora e adotta un parere e lo comunica alle pertinenti istituzioni dell’UE

– Il CdR esprime anche pareri su propria iniziativa.

Composizione

I membri del CdR sono rappresentanti eletti negli enti locali e regionali. Ciascun paese indica i membri di sua scelta che vengono nominati dal Consiglio dell’UE per un periodo rinnovabile di cinque anni. Il numero di membri di ciascun paese dipende dalle dimensioni della sua popolazione.

I membri di un paese costituiscono la delegazione nazionale che riflette gli equilibri politici, geografici, regionali e locali del proprio paese.

Ciascun membro può anche scegliere di far parte di un gruppo politico in seno al CdR. Attualmente esistono cinque gruppi politici che riflettono affiliazioni diverse: Partito popolare europeo (PPE), Partito del socialismo europeo (PSE), Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa (ALDE), Alleanza europea (AE) e Conservatori e riformisti europei (ECR). I membri possono anche scegliere di non far parte di un partito politico, se lo desiderano (non iscritti).

Il CdR elegge un presidente scelto fra i suoi membri per un mandato di due anni e mezzo.

Come funziona il CdR?

Il comitato nomina un relatore (uno dei suoi membri) che consulta le parti interessate e redige il parere. Il testo viene discusso e adottato dalla commissione competente per il settore interessato. Il parere viene quindi presentato all’assemblea in sessione plenaria che, mediante votazione, apporta eventuali modifiche e lo approva. Infine, il parere viene reso noto e comunicato a tutte le pertinenti istituzioni dell’UE.

Ogni anno si svolgono fino a sei sessioni plenarie nelle quali vengono adottati pareri riguardanti dai 50 agli 80 progetti legislativi.

Il CdR e i cittadini

Il CdR incoraggia la partecipazione a tutti i livelli, dagli enti locali e regionali ai singoli cittadini. Enti regionali e locali, associazioni, ONG, esperti e studiosi possono partecipare online a inchieste, consultazioni ed eventi. Il premio “Regione imprenditoriale europea” è aperto a tutte le regioni con competenze in ambito politico, mentre i concorsi per tesi sono aperti agli studiosi.

Il CdR ha creato una serie di reti per consentire a tutte le regioni e le città dell’UE di scambiare le migliori pratiche, lavorare assieme e contribuire al dibattito europeo su argomenti quali la crescita e l’occupazione, la lotta contro i cambiamenti climatici, la cooperazione transfrontaliera, lo sviluppo e la sussidiarietà.

Gli enti locali e regionali possono anche firmare la Carta della governance multilivello in Europa, che contribuisce a rendere pubblica la legittimità e la responsabilità delle città e delle regioni nell’attuazione delle politiche pubbliche dell’UE.»

*

Adesso clickiamo su Conservatori e riformisti europei. Gli altri link sono simpaticamente disattivati.

«The ECR Group is centre-right and euro-realist.​ It is made up of local and regional politicians working together within the EU Committee of the Regions».

Un’immensa fotografia di Coop24, e quattro articoli.

COP24 climate summit – message from local and regional politicians

ECR Group President Rob Jonkman appointed spokesperson to explore links between structural reforms and long-term investment

Oldřich Vlasák leads cities and regions’ call for new ways to reuse water

EU’s youth volunteer scheme needs a stronger local dimension, says CoR rapporteur Matteo Bianchi

* * * * * * *

Riassumiamo.

Lo sprovvido Cittadino Elettore si credeva che governassero i deputati che lui aveva concorso a nominare: errore grossolano.

Degli enti regionali e/o provinciali nominano dei loro rappresentanti in seno al Comitato europeo delle regioni (CdR), ma è il governo in carica che li propone ufficialmente all’Unione Europea, ma sono nominati dal Consiglio della Unione Europea.

Il CrD esprime quindi pareri, ma obbligandosi a sentire “Enti regionali e locali, associazioni, ONG, esperti e studiosi“.

Le ngo, ong, vi sguazzano sovrane.

Manco a dirlo, “Il CdR ha creato una serie di reti per consentire a tutte le regioni e le città dell’UE di scambiare le migliori pratiche, lavorare assieme e contribuire al dibattito europeo su argomenti quali la crescita e l’occupazione, la lotta contro i cambiamenti climatici, la cooperazione transfrontaliera, lo sviluppo e la sussidiarietà”.

La lotta ai cambiamenti climatici è il clou.

I pareri saranno quindi recepiti dalle autorità competenti.

* * *

L’Unione Europea pullula di organismi del genere, paragovernativi.

A conti fatti, questo è uno scherzetto da un centinaio di milioni di euro, che sarebbero rimasti molto volentieri nelle tasche dei Cittadini Contribuenti.

* * *

Alla fine tutti i salmi finiscono in gloria.

Ecco cosa sta succedendo.

Pressing Regioni Ue per maggiore ambizione governi su clima

«Le città e le regioni europee mantengono alta la pressione sui governi nazionali per una maggiore ambizione e determinazione nella lotta ai cambiamenti climatici. A pochi giorni dalla chiusura della COP24 a Katowice (Polonia), dove sono state adottate le linee guida per attuare l’accordo sul clima di Parigi, il Comitato Ue delle Regioni (CdR) esprime soddisfazione per il risultato ottenuto ma reitera la sua richiesta di coinvolgere gli enti locali nella battaglia per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi.

“Le linee guida adottate alla COP aprono la porta a un azione multilivello rafforzata e a una cooperazione più forte fra autorità nazionali e locali”, scrive il CdR in una nota. Le città, infatti, sono responsabili del 70% delle emissioni di gas a effetto serra nel mondo. Il regolamento (‘rulebook’) varato in Polonia “invita” a prendere in considerazione i risultati dei cosiddetti Dialoghi di Talanoa, lanciati lo scorso anno per favorire il confronto sul clima con i governi territoriali, la società civile e le imprese. Un passaggio su cui si è speso particolarmente il presidente della commissione ambiente del CdR, l’olandese Cor Lamers. “Insieme possiamo massimizzare il potenziale della necessaria transizione verso l’energia pulita – ha dichiarato Lamers – Attraverso iniziative faro come il Patto globale dei sindaci, promosso dal CdR, le autorità locali e regionali continueranno a ottenere risultati e mettere pressione per una maggiore ambizione sul clima”.»

* * *

Vorremmo chiudere segnalando uno strano fenomeno. Il furor climatico alle volte conduce a scrivere numeri azzardati.

«Le città, infatti, sono responsabili del 70% delle emissioni di gas a effetto serra nel mondo»

70%?

Altre fonti riportano

«La quantità CO2 atmosferica emessa nel 2015 in seguito alla produzione di energia elettrica e calore è stata di 106,7 (di cui 93,6 Mt per la generazione elettrica), pari al 30% delle emissioni» [Ispra. Istituto Superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale]

70% più 30% rende 100%. E tutto il resto donde lo mettiamo?

Annunci