Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Giappone. Segni iniziali di disfacimento. Apertura alla immigrazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-31.

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Lo studio della storia serve quasi invariabilmente per capire che sono stati rifatti gli stessi identici errori del passato: solo pochissime persone hanno la dote di ricordarsi dei propri errori ed evitare di ripeterli.

Cercheremo di essere più chiari usando un esempio che dovrebbe rendere bene l’idea.

Fate conto di essere presenti ad un grave incidente: un masso si è staccato ed è piombato su di un poveraccio, che vi rimane imprigionato con le gambe schiacciate sotto. Queste situazioni sono davvero dolorose, molto dolorose.

Sicuramente praticare al ferito una iniezione di morfina gli attenua il dolore, ma fino a tanto che non si rimuove il masso non si cerca di risolvere il problema alla radice. Trattare codesti incidenti solo con antidolorifici, o anche anestetici, non solo non risolve il problema di base, ma spesso ne procrastina la soluzione.

Ma i tempi sono finiti: non si può campare a lungo con le gambe maciullate sotto un masso.

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Tutto l’Occidente, Giappone ivi compreso, evidenzia negli ultimi decenni una grande crisi di denatalità.

Il rimedio più ovvio, come il rimuovere il masso, è quello di far riprendere le nascite: tutto il resto potrebbe al massimo essere un momentaneo palliativo.

Quando le donne romane iniziarono a far di tutto per evitare le gravidanze l’Impero iniziò il suo inarrestabile declino. Non solo. I barbari immessi negli organici dell’esercito dapprima difesero gli interessi dell’Impero romano, poi, una volta bene armati ed addestrati, si misero in proprio, ed i romani da padroni del mondo si ritrovarono ad essere schiavi.

La grande peste del milletrecento causò una immane moria, specie tra le persone in età giovane ed adulta. Una conseguenza degna di nota fu che i superstiti si contendevano le braccia sopravissute ed i salari decuplicarono. Stava meglio il fattore od anche il contadino che il signorotto locale, che reggeva solo perché teneva in mano una spada affilata. Nella Sassonia molti nobilotti concedevano le proprie figlie ai fabbri ferrai che si fossero trasferiti al loro servizio.

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Come nel caso della grande peste, la già temibile crisi demografica risulta essere aggravata dal prolungarsi della vita media, almeno per il momento. In Giappone gli over65 costituiscono il 27.87% della popolazione contro il 12.84% dei giovani.

In altri termini, il decremento risulta essere squilibrato nei rapporti delle classi di età. Ma i vecchi necessitano di braccia giovani che li accudiscano: in carenza, la durata della vita media è destinata a contrarsi. Ma in Occidente il rapporto vecchi / giovani è in continua ascesa.

Ovviamente, l’eutanasia è un rimedio di facile messa in opera: si pensi solo a quanto successe durante l’assedio di Alesia  oppure durante quello di Gerusalemme.

Ma dell’odierna società industriale vengono a mancare i rincalzi al comparto produttivo. Aziende che avrebbero potuto ampliarsi non possono farlo per carenza di mano d’opera, mentre altre sono destinate alla chiusura, sempre per lo stesso problema.

A popolazione dimezzata corrisponde un dimezzamento del pil.

Ad una popolazione dimezzata corrisponde il dimezzamento dei consumi energetici.

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Sarebbe ingenuo considerare il problema soltanto dal punto di vista economico, sicuramente molto importante, ma non comprensivo di tutte le cause.

Il problema è di Weltanschauung.

Da decenni in Occidente la famiglia è attaccata e demolita con raro accanimento. In particolare è stata vilipesa la figura della madre di famiglia, che genera ed alleva la propria prole, svolgendo un ruolo complementare a quello del marito.

Ad oggi, in Giappone il 40.4% delle femmine in età fertile, dai 20 ai 49 anni, assume cronicamente contraccettivi orali. Poi vi sono tutte le altre tecniche, non ultima l’aborto. La famiglia ha perso quella protezione legislativa che la aveva tutelata per secoli.

Si rivive il clima del basso Impero romano, ove la maternità era guardata con fiero sospetto: alterava la linea.

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La ricetta dei liberal socialisti è semplicissima.

Si importino immigranti.

Mutatis mutandis, è la soluzione presa dai romani, con le note conseguenze.

Alla fine, si arriverà ad adottare la proposta Spahn:

Germania. Herr Spahn prospetta la tassa sul nubilato.


Corriere. 2018-12-29. «Mancano lavoratori»: il Giappone fa arrivare 340.000 immigrati

Contro l’invecchiamento demografico Il governo di Tokyo investirà l’equivalente di 50 milioni di euro in cinque anni. I principali flussi da Filippine, Vietnam e Myanmar.

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Un Paese con una forte economia manifatturiera, alle prese con un inarrestabile invecchiamento della popolazione e un debito pubblico da record, si trova a fare i conti anche con una pesante carenza di manodopera per il suo tessuto produttivo. I connotati potrebbero essere quelli dell’Italia e invece in questo caso si parla del Giappone e delle misure varate dal governo per fronteggiare il rischio del declino economico e demografico. Il governo del premier Shinzo Abe ha varato alcuni giorni fa un pacchetto di misure per favorire l’arrivo in Giappone di lavoratori stranieri dai paesi del Sud Est asiatico. Una misura in controtendenza con il vento «sovranista» che soffia su Europa e Stati Uniti.

L’offerta a 11 paesi

Il pacchetto di misure (sono 126 in tutto) punta a un obiettivo dichiarato: garantire l’immigrazione di almeno 340.000 lavoratori nell’arco di cinque anni e la loro integrazione nella società nipponica. La decisione si è resa indispensabile soprattutto per coprire le carenze di manodopera in alcuni settori: costruzioni, sanità, ma anche alta tecnologia; per il piano sono stati messi a bilancio 6 miliardi di yen, che corrispondono a circa 50 milioni di euro. Verranno spesi per l’integrazione dei nuovi arrivati in circa 100 comunità (grandi città ma anche centri minori) , l’assistenza burocratica, corsi di lingua, assistenza medica e scolastica per i figli degli immigrati. L’offerta è rivolta a 11 paesi dell’area ma si prevede che i flussi più forti possano arrivare da Filippine, Vietnam e Myanmar.

I casi di Germania e Ungheria

Il pacchetto varato dal governo di Tokyo tenta di dare una risposta a un problema che sta diventando assillante per l’intera società occidentale. La Germania, la scorsa estate ha adottato misure analoghe: lì le dimensioni dell’economia hanno richiesto di pianificare l’arrivo addirittura di 1.600.000 lavoratori stranieri; discorso opposto riguarda invece l’Ungheria: anche qui delocalizzazioni e sbarco di multinazionali hanno fatto rialzare la richiesta di manodopera ma la politica di chiusura delle frontiere di Viktor Orbàn ha costretto a soluzioni diverse. La nuova legge sul lavoro consente di alzare il numero delle ore straordinarie di lavoro fino a 400 l’anno, misura che ha scatenato le proteste di piazza a Budapest e in altre località del paese magiaro.

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