Pubblicato in: Armamenti, Cina, Devoluzione socialismo, Stati Uniti, Unione Europea

Usa verso esclusione delle cinesi Huawei e Zte dai mercati.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-29.

Cellulare 002

Dato l’argomento trattato, spionaggio, è del tutto naturale che nessuna delle controparti riveli le sue carte e le sue informazioni. Né vi sarebbe modo di poter controllare le affermazioni fatte da ambo le èarti.

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«Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta valutando l’adozione di un decreto emergenziale all’inizio del prossimo anno, per escludere i colossi delle telecomunicazioni cinesi Huawei e Zte dal mercato Usa sulla base di considerazioni legate alla sicurezza nazionale»

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«l’ordine proibirebbe alle aziende statunitensi di acquistare sistemi e apparecchiature dalle due compagnie cinesi. Huawei e Zte»

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«Gli operatori delle telecomunicazioni nelle aree rurali degli Stati Uniti sono tra i maggiori clienti di Huawei e Zte, e temono di essere costretti in futuro a dismettere le apparecchiature già acquistate da quelle aziende senza alcuna compensazione»

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«Non è ancora chiaro se il governo federale Usa disponga dell’autorità giuridica necessaria a ordinare misure simili.»

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«Il dipartimento della Difesa Usa opera la propria rete satellitare e telefonica per le comunicazioni sensibili, ma gran parte del traffico delle principali installazioni militari si avvale delle comuni reti commerciali.»

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«Funzionari del governo Usa hanno incontrato controparti e dirigenti delle aziende di telecomunicazioni dei paesi amici dove i sistemi per le telecomunicazioni di Huawei sono già in uso, come Giappone, Germania e Italia; l’obiettivo di Washington è di presentare tali sistemi come un rischio per la sicurezza informatica.»

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«[Huawei] rischia ora di essere escluso dal secondo mercato dell’eurozona, quello francese. Parigi non intende bandire apertamente Huawei, ma sarebbe intenzionata ad aggiungere i sistemi e le apparecchiature dell’azienda cinese a una lista nera per la protezione delle parti strategiche della rete di telecomunicazione nazionale»

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«Il Giappone ha annunciato l’esclusione di apparecchiatura di fabbricazione cinese dai contratti governativi per l’acquisto di sistemi per le telecomunicazioni. Tokyo intende escludere dagli appalti pubblici le aziende fornitrici di servizi It che costituiscono un potenziale rischio di fuga di dati sensibili.»

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«L’agenzia di intelligence elettronica della Nuova Zelanda ha annunciato nelle scorse settimane che il principale provider nazionale di Internet non potrà avvalersi di sistemi dell’azienda cinese Huawei per i futuri lavori di aggiornamento ed espansione della rete, a causa di “rischi significativi per la sicurezza della rete”.»

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Di per sé stesso il telefono mobile, il cellulare, è uno strumento neutro, che veicola le voci, immagini e documenti che gli sono stati affidati. In realtà, il vero problema è quello umano: la gente parla al cellulare come se fosse in un confessionale. Per non parlare poi di quegli avventati che si portano dietro il cellulare acceso anche quando fanno del birbonate ovvero dei reti.

Non sono solo le notizie sensibili a preoccupare.

Un ascolto silenzioso e discreto mette in mano all’operatore tutta una lunga serie di elementi che in un domani l’intelligence userà per ricattare: o  fai questo oppure pubblichiamo tutto.

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Con Mr Trump sta finendo un’epoca in cui si riponeva fiducia su elementi per loro natura infidi.

Talune risorse tecnologiche non avrebbero mai dovuto essere lasciate alla globalizzazione. In mano a potenziali avversari.

La nazione deve produrre ed utilizzare in proprio le tecnologie sensibili.

Che poi l’azione dell’intelligence sia impalpabile, del tutto trasparente alla gente comune, è un altro paio di maniche.

Sembrerebbe essere verosimile che non tutti gli occidentali riescano a comprendere la criticità di questo argomento.


Agenzia Nova. 2018-12-29. Usa-Cina: Trump valuta ordine esecutivo per escludere Huawei e Zte dal mercato Usa.

Washington, 28 dic 04:48 – (Agenzia Nova) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta valutando l’adozione di un decreto emergenziale all’inizio del prossimo anno, per escludere i colossi delle telecomunicazioni cinesi Huawei e Zte dal mercato Usa sulla base di considerazioni legate alla sicurezza nazionale. Lo riferiscono fonti anonime citate dalla stampa Usa, secondo cui l’ordine proibirebbe alle aziende statunitensi di acquistare sistemi e apparecchiature dalle due compagnie cinesi. Huawei e Zte, che negano di effettuare spionaggio per conto del governo cinese, non hanno ancora commentato ufficialmente l’indiscrezione. La Casa Bianca starebbe valutando il ricorso a un ordine esecutivo da oltre otto mesi, e potrebbe passare all’azione già nel mese di gennaio. Gli operatori delle telecomunicazioni nelle aree rurali degli Stati Uniti sono tra i maggiori clienti di Huawei e Zte, e temono di essere costretti in futuro a dismettere le apparecchiature già acquistate da quelle aziende senza alcuna compensazione. Non è ancora chiaro se il governo federale Usa disponga dell’autorità giuridica necessaria a ordinare misure simili.

Il presidente a rotazione del colosso cinese dell’elettronica per le telecomunicazioni Huawei, Ken Hu, ha respinto con forza come “infondate” le accuse di spionaggio per conto del governo cinese mosse nei confronti dell’azienda, ed ha avvertito che la campagna di boicottaggio intrapresa dagli Usa rischia di causare danni e disturbi economici a livello globale. “Contiamo oltre 13mila fornitori in tutto il mondo, e quest’anno acquisteremo 70 miliardi di dollari di parti e componenti”, ha sottolineato Hu durante una conferenza stampa di due ore organizzata questo mese, alla presenza di decine di giornalisti internazionali. “Qualsiasi sconvolgimento della catena di fornitura non danneggerà solo i fornitori, ma assesterà anche un colpo all’economia globale”, ha dichiarato il manager. Hu ha negato con forza che Huawei ponga un rischio per la sicurezza dei paesi in cui opera, ma ha anche promesso ulteriori investimenti per 2 miliardi di dollari tesi a fugare le preoccupazioni legate alla sicurezza informatica nello sviluppo delle reti 5G.

Stando al quotidiano “Wall Street Journal”, il governo degli Stati Uniti ha intrapreso nei mesi scorsi una campagna di pressione straordinaria per convincere gli operatori di reti wireless e i provider Internet dei paesi alleati ad evitare gli apparecchi e i sistemi venduti dal colosso cinese Huawei Technologies Co. Funzionari del governo Usa hanno incontrato controparti e dirigenti delle aziende di telecomunicazioni dei paesi amici dove i sistemi per le telecomunicazioni di Huawei sono già in uso, come Giappone, Germania e Italia; l’obiettivo di Washington è di presentare tali sistemi come un rischio per la sicurezza informatica. Washington starebbe anche valutando un aumento degli aiuti finanziarie per lo sviluppo di soluzioni per le telecomunicazioni per i paesi che non acquisteranno merce da Huawei. Stando alle fonti, gli Usa sono preoccupati soprattutto per i Paesi come i tre succitati – che ospitano basi militari statunitensi sul loro territorio. Il dipartimento della Difesa Usa opera la propria rete satellitare e telefonica per le comunicazioni sensibili, ma gran parte del traffico delle principali installazioni militari si avvale delle comuni reti commerciali.
Huawei ha diramato una lettera alla sua rete di fornitori globale questo mese, dopo l’arresto in Canada del suo direttore finanziario, Meng Wanzhou, fornendo garanzie in merito alla tenuta degli accordi d’affari. Nella lettera Huawei sottolinea di essere stata oggetto recentemente di numerose accuse da parte del governo Usa, e di aver ribadito più volte la rigorosa adesione dell’azienda a tutte le norme e i regolamenti che regolano gli scambi globali. “Riteniamo sia irragionevole da parte del governo Usa ricorrere a questo genere di approcci per esercitare pressioni su un soggetto aziendale. Si tratta di pratiche contrarie alla libertà economica e alla libera concorrenza”, recita la lettera pubblicata dall’azienda cinese nella giornata di ieri, e indirizzata “ai nostri partner della catena di fornitura globale”. L’offensiva statunitense però, si fa sempre più pressante, anche perché poggia su una campagna di boicottaggio estesa all’intera spera delle alleanze di Washington.

Il colosso dell’elettronica per le telecomunicazioni cinese Huawei, bersaglio di una campagna di boicottaggio statunitense che ha già portato all’esclusione dell’azienda dai progetti infrastrutturali negli Usa, in Australia, Nuova Zelanda e Giappone, rischia ora di essere escluso dal secondo mercato dell’eurozona, quello francese. Parigi non intende bandire apertamente Huawei, ma sarebbe intenzionata ad aggiungere i sistemi e le apparecchiature dell’azienda cinese a una lista nera per la protezione delle parti strategiche della rete di telecomunicazione nazionale. Lo riferisce “Bloomberg”, che cita 15 fonti a conoscenza dei piani dell’amministrazione del presidente francese, Emmanuel Macron. Gli operatori della rete francesi sono impegnati proprio in questi mesi a selezionare i fornitori per la realizzazione delle reti 5G nazionali.

Parte dell’infrastruttura delle telecomunicazioni francese, spiega “Bloomberg”, diverrà inaccessibile all’azienda cinese tramite una serie di revisioni normative e regolatorie, protette in parte da segreto di Stato. Stephane Richard, ad di Orange – il principale operatore delle telecomunicazioni francese – ha annunciato proprio ieri che l’azienda non utilizzerà sistemi di Huawei per la propria rete 5G, dopo aver ricevuto un “invito alla prudenza” da parte delle autorità francesi. Due altri operatori di telefonia mobile francesi, Bouygues Telecom e Sfr (Altice) hanno reso noto che si atterranno alle indicazioni dell’Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei sistemi informatici (Anssi).

Il governo giapponese solleciterà le aziende private gestrici di infrastrutture strategiche in 14 diversi settori – dalla distribuzione dell’energia elettrica ai trasporti – ad evitare l’acquisto di sistemi per le comunicazioni “vulnerabili a fughe di informazioni sensibili e spegnimenti remoti”, una categoria utilizzata da Tokyo per indicare principalmente aziende cinesi come Huawei e Zte. Il governo ha già varato linee guida per le acquisizioni di otto categorie di apparecchiature elettroniche – inclusi server e terminali – da parte di ministeri e agenzie governative. Queste direttive, riferiscono fonti citate dalla stampa giapponese, verranno estese al settore privato a partire dal prossimo gennaio. Nel National Defense Authorization Act per il 2019, il governo Usa ha accusato la Cina di aver sottratto informazioni militari tramite apparecchi elettronici prodotti dall’azienda Huawei. Da allora paesi come Australia e Nuova Zelanda si sono uniti agli Usa nella decisione di escludere i prodotti di quella ed altre aziende tecnologiche cinesi dagli appalti governativi.

Il Giappone ha annunciato l’esclusione di apparecchiatura di fabbricazione cinese dai contratti governativi per l’acquisto di sistemi per le telecomunicazioni. Tokyo intende escludere dagli appalti pubblici le aziende fornitrici di servizi It che costituiscono un potenziale rischio di fuga di dati sensibili. L’iniziativa precede la migrazione a suo modo storica dell’intero complesso informatico governativo in un ecosistema di archiviazione e computazione “cloud”, e giunge in un momento assai delicato, che vede gli Stati Uniti impegnati in una vera e propria operazione di boicottaggio internazionale di Huawei, denunciata da Washington come un rischio per la sicurezza nazionale per i suoi presunti legami col governo cinese.

Nel mese di agosto il governo australiano ha bandito il colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei Technologies Co Ltd dalla fornitura di apparecchiature per la futura rete mobile 5G del paese, adducendo ragioni di sicurezza nazionale. Il ruolo di primo piano di Huawei nello sviluppo della rete 5G nazionale, e la resistenza delle agenzie di sicurezza di quel paese, che paventavano la trasmissione di informazioni e dati al governo cinese, erano divenuti nei mesi scorsi oggetto di tensione tra Canberra e Pechino, che già hanno visto peggiorare le relazioni bilaterali dopo l’approvazione della nuova legislazione australiana contro le interferenze esterne sulla politica. La decisione assunta dal governo australiano poggia su una posizione simile a quella del governo Usa, che ha parzialmente escluso Huawei dal mercato statunitense, citando a sua volta timori legati alla sicurezza nazionale.

L’agenzia di intelligence elettronica della Nuova Zelanda ha annunciato nelle scorse settimane che il principale provider nazionale di Internet non potrà avvalersi di sistemi dell’azienda cinese Huawei per i futuri lavori di aggiornamento ed espansione della rete, a causa di “rischi significativi per la sicurezza della rete”. L’Ufficio per la sicurezza delle comunicazioni del governo neozelandese (Gcsb) ha notificato la decisione all’azienda di telecomunicazioni nazionale Spark; di fatto, al decisione bandisce Huawei dai lavori per l’introduzione della rete 5G nella Nuova Zelanda. Spark ha confermato la direttiva giuntale dall’agenzia governativa tramite una nota, in cui si legge che l’azienda “non potrà attuare o dare seguito alla sua proposta di utilizzare apparecchiature Ran di Huawei per la rete 5G” pianificata dal provider. Il direttore del Gcsb, Andrew Hampton, ha ribadito tramite una nota che l’agenzia ha riscontrato in Huawei e nelle sue apparecchiature “un rischio significativo per la rete”, ma ha evitato di fornire ulteriori dettagli in proposito.

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