Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Ipsos. Radiografia attuale dei partiti.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-28.

Ipsos ha pubblicato i risultati di un sondaggio elettorale molto completo.

Sono risultati che dovrebbero dare da riflettere, specie in vista delle prossime elezioni europee.

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La Tabella sulle intenzioni di voto evidenzia lo sviluppo storico delle propensioni, usando come punto di partenza i risultati delle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

La Lega è passata dal 17.4% al 32.9%, avendo avuto un picco al 36.2% il 22 novembre. Ha quasi raddoppiato i consensi, ed un ridimensionamento è del tutto ragionevole. Più che nel Governo Conte, la Lega sembrerebbe essere identificata dal comportamento del Ministro Salvini.

M5S passa dal 32.7% all’attuale 27.0%, con trend in decrescita. I commentatori usualmente adducono come causa la discrepanza che intercorre tra le promesse elettorali e quanto invece la realtà ha permesso di attuare. Ma verosimilmente il problema è più sottile: nella foga di raccogliere più consensi il possibile, nel M5S sono confluite componenti politicamente divergenti. Una cosa sono i voti di protesta ed una assolutamente differente quelli propositivi.

Un elemento sembrerebbe emergere chiaramente: le diverse componenti residuano in un comportamento molto rigido, mentre l’azione politica è di per sé stessa la quintessenza del dialogo costruttivo. Sotto questo punto di vista, i voti persi sembrerebbero esserlo in modo definitivo.


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La perseveranza nel voto sarebbe del 60% per M5S, dell’86% per la Lega, e del 66% per il partito democratico. Se M6S evidenzia una sostanziale volatilità dell’elettorato, stupisce alquanto constatare simile tendenza nel partito democratico che in passato era del tutto monolitico.

Questi risultati suggerirebbero che ci si potrebbero aspettare ulteriori mutamenti di opinione nel futuro.


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La stratificazione della propensione al voto presenta per M5S alcune variazioni macroscopiche.

Il voto femminile scende dal 32.7% al 24.5%. I votanti in fascia di età 18 – 40 anni scende dal 35% circa al 29% circa. Laureati e diplomati sembrerebbero aver ridotto sostanzialmente la loro propensione al voto, essendo scesi dal 29.1% al 20.2% e dal 35.9% al 25.8%, rispettivamente. Cresce invece e di molto, la quota dei disoccupati, che passa dal 37% al 43.3%.

I dipendenti pubblici sciamano via da M5S: sono scesi dal 41.4% al 29.1%.

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La stratificazione della propensione al voto per la Lega riflette e sostiene il suo raddoppio dei consensi.

Se il voto degli uomini sale dal 17.1% al 30.1%, quelle delle donne balza dal 17.6% al 36.3%.

Spettacolare è l’aumento di consenso tra i giovani, quasi raddoppiato.

Laureati e diplomati, prima assestati sull’11.3% e sul 14.3% rispettivamente, balzano al 23% ed al 34.7%.

Le casalinghe salgono dal 19.8% al 38.2%.

Ma il dato principale è costituito dal quasi raddoppio della quota di cattolici che dichiarano propensione al voto per la Lega. Nella storia elettorale italiana il voto cattolico è plantigrado, molto torpido negli spostamenti.


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La distribuzione geografica della propensione al voto riserva molte sorprese.

Senza variazioni statisticamente significative per M5S, la Tabella evidenzia per la Lega un buon consolidamento nel nord, ma soprattutto uno sfondamento nel centro – sud. Al centro, Lega sale dal 18.4% al 30.5% e nel sud dal 9.4% al 26.5%.

Queste variazioni dovrebbe essere valutate con grande attenzione alla luce del sistema elettorale che prevede che una quota di deputati e senatori siano eletti in collegi uninominali.


Quello che emerge è un quadro del tutto inedito della politica italiana.

Si dovrebbe sottolineare soltanto un elemento.

Queste variazioni hanno preso luogo negli ultimi sei mesi, nonostante che tutti i media fossero ancora saldamente in mano ai liberal ed alla sinistra. Questa considerazione dovrebbe dar molto da pensare agli editori dei giornali: alla lunga non potranno sopravvivere pubblicando annunci solo economici e necrologi.


 

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