Pubblicato in: Arte

Mozart: Clarinet Concerto in A major, K.622. Arngunnur Árnadóttir al clarinetto.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-26.

2018-08-29__Clarinetto

«Il concerto per clarinetto di bassetto e orchestra in La maggiore KV 622 è l’ultima composizione di Wolfgang Amadeus Mozart per strumento solista, composta due mesi prima di morire. ….

Dei tre movimenti che compongono il concerto, l’adagio è quello in cui la melodia tocca le vette più alte, raggiungendo momenti di intimità e di struggente malinconia.

L’Allegro è il primo movimento, ha un carattere gioioso e virtuosistico.

Il concerto fu scritto per il clarinettista austriaco Anton Stadler, virtuoso dello strumento, al quale Mozart lo dedicò. Stadler utilizzava uno strumento particolare: il cosiddetto clarinetto di bassetto in La. Si tratta di un clarinetto in La con un’estensione aumentata verso il grave di una terza, fino a raggiungere il Do grave scritto. Alcuni passaggi del Concerto prevedono queste note che oggi sono fuori dalla portata dei clarinetti normalmente utilizzati e vengono quindi suonati un’ottava sopra (perdendo sicuramente il fascino legato a questi suoni gravi e vellutati).» [Fonte]

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È un Mozart maturo, il Mozart del Requiem, che ci rende partecipi della sua Weltanschauung non solo musicale, ma che coinvolge nella loro globalità mente e corpo, sentimenti e ragione.

Un Mozart duro da comprendersi. Il gioviale giovinetto pieno di amore di vita ha lasciato il posto alla persona meditabonda su sé stesso, il futuro e l’universo.

Il concerto fu rappresentato nell’ottobre 1791, ma Wolfgang Amadeus Mozart muore il 5 dicembre 1791.

Se l’orchestra trova grandi difficoltà tecniche, il clarinetto richiede un maestro fuori dal comune.

Wolfgang Amadeus Mozart: Clarinet Concerto in A major, K.622

La clarinettista è una giovane donna, Mrs Arngunnur Árnadóttir, che meriterebbe una degna presentazione.

«After graduating from the Hochshule für Musik Hanns Eisler in Berlin she was appointed as principal clarinetist at the Iceland Symphony Orchestra in 2012. In addition to playing with the orchestra she has performed as a soloist and played chamber music in Iceland and abroad.»

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Orbene, questa ragazzina ci propone di meditare su di un problema di estrema attualità, in tutti i campi, da quello filosofico a quello giuridico.

Una cosa è il riprodurre ed una totalmente differente l’interpretare.

Gli orchestrali riproducono un brano musicale quando lo suonano in perfetta corrispondenza con lo spartito, senza nessuna sbavatura. Serve in questo un’ottima maestria e parte del merito va ascritta al direttore della orchestra.

L’orchestrale invece interpreta un brano quando lo suona come se al suo posto ci fosse l’autore a suonarlo, in questo caso Mozart stesso. Deve identificarsi con Mozart.

Per interpretare il virtuosismo tecnico diventa un mero mezzo per perseguire lo scopo di ricostruire il pensiero creativo dell’autore. È in questa operazione che la cultura di base svetta sovrana.

Si noti come nella barbarie lessicologica odierna spesso per ‘interpretazione’ è spacciata la modalità di riproduzione secondo la mente del suonatore: ma quasi invariabilmente tra questo suonatore e Mozart passa una differenza immensa.

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Ma ragionamento analogo potrebbe essere fatto per un giudice messo innanzi alla possibilità di applicare la legge in modo testuale ovvero di cercare di compenetrare cosa realmente avrebbe voluto significare il legislatore.

Gran Maestro il nostro Mozart!

Nota tecnica.

«Il clarinetto è uno strumento musicale che appartiene alla famiglia dei legni e, più precisamente, a quella delle ance semplici. Esso non è stato inventato dal nulla ma è il risultato dell’evoluzione di strumenti precedenti: la cennamella, di forma corta e cilindrica, si può considerare un antenato di questo strumento. Essa era nota con il nome di chalumeaux e venne trasformata nell’attuale clarinetto grazie a Johann Christian Denner: nel 1600, a Norimberga, egli conferì al clarinetto la forma dell’oboe, con canne di legno suddivise in segmenti, con una campana distinta e due chiavi. Il merito delle migliorie apportate alla meccanica è di Barthold Fritz, un fabbricante di Braunschweig. La nascita del clarinetto moderno con 13 chiavi si deve a Ivan Muller nel 1792.» [Fonte]

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