Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Rinvio dell’adesione al Global Compact. Il caso del Belgio.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-12-19.

2018-12-19__Global Compact

«Il Belgio si è visto costretto a un governo di minoranza pur di aderire al documenti inviso ai nazionalisti fiamminghi che domenica hanno portato in piazza i loro sostenitori»

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«Sì dell’Aula della Camera alla mozione di maggioranza in materia di Global compact, che impegna il governo a “rinviare la decisione in merito all’adesione dell’Italia” al ‘Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare’, presentato come la più ampia iniziativa strategica di revisione dei flussi migratori e della loro gestione»

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«Tutti, Conte incluso, sono consapevoli che firmare una nuova carta senza passi concreti almeno a livello UE sia senza senso»

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«In aggiunta si cita sempre il caso della Svizzera che ha assunto una posizione attendista analoga a quella italiana con il Consiglio federale che vorrebbe firmare ma con riserva. Si tratta però di eccezioni: sulla scia degli Stati Uniti, i Paesi contrari si sono dichiarati esplicitamente Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Austria, Slovenia, Bulgaria, Australia, Israele.»

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«Bocciate, invece, tutte le altre mozioni, che prevedevano di impegnare il governo da subito a sottoscrivere o meno l’accordo»

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La frase scritta dal giornalista della Stampa è terrificante, anche se evidenzia un fatto ben noto.

«Il Belgio si è visto costretto a un governo di minoranza pur di aderire al documenti inviso ai nazionalisti fiamminghi che domenica hanno portato in piazza i loro sostenitori»

L’unica costrizione nota per un governo è l’ossequio alla volontà del parlamento: tutto il resto prende nome di dittatura, di tirannide.

Quando un partito ideologizzato forma un governo di minoranza per firmare un accordo internazionale senza il voto di assenso, anzi contro il parere, del parlamento non fa altro che commettere un’azione tirannica squisitamente fascista.

Che poi il Belgio rinneghi tale sberleffo alla democrazia nulla toglie alla gravità di quanto successo.

La tirannide è costituita proprio dal fatto che una minoranza si arroga il diritto di governare la maggioranza, per di più imponendo scelte minoritarie.

I liberal socialisti dovrebbero essere dichiarati fuori legge, vietando nel contempo la loro ricostituzione.

Chi non rispetta le regole democratiche non ha diritto ad invocarle.

A maggio il Belgio andrà alle elezioni politiche: ricordatevi del fascista Charles Michel.


Ansa. 2018-12-19. Global Compact: ok mozione M5S-Lega, Italia rinvia decisione

Sì dell’Aula della Camera alla mozione di maggioranza in materia di Global compact, che impegna il governo a “rinviare la decisione in merito all’adesione dell’Italia” al ‘Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare’, presentato come la più ampia iniziativa strategica di revisione dei flussi migratori e della loro gestione. Bocciate, invece, tutte le altre mozioni, che prevedevano di impegnare il governo da subito a sottoscrivere o meno l’accordo. 

Per il presidente della Camera, Roberto Fico, l’Italia deve sedersi al tavolo: “Patto globale per le migrazioni, questa é la traduzione di Global Compact – sottolinea -: siccome l’immigrazione é una problematica globale per forza dobbiamo sederci al tavolo con tutti Paesi del mondo, specie quelli da cui partono i migranti, per affrontare la problematica”.


La Stampa. 2018-12-19. Conte cede a Salvini: il global compact Onu sui migranti rinviato “sine die”

Conte cede a Salvini, il Global Compactrinviato sine die e affossato dal governo. Alla fine l’ha spuntata la Lega: il «Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration» noto come Global Compact è politicamente morto. Sebbene infatti sul piano tecnico la partita sia ancora tutta da giocare e dipenda dalle mozioni presentate oggi al Parlamento italiano in vista del voto di domani (tra cui una mozione di maggioranza), fonti incrociate dell’esecutivo confermano un esito scritto: nelle ore in cui il mondo celebra la giornata internazionale dei migranti, il governo giallo-verde esprimerà la sua posizione sul documento non vincolante dell’Onu adottato a Marrakesh da 164 Paesi con un’articolata premessa per spiegare la necessità preventiva di verificarne l’effetto a livello globale e, nell’attesa, il rinvio sine die.  

Le date sono importanti per capire le dinamiche. La componente pentastellata più favorevole al Global Compact che si riconosce nel presidente della Camera Roberto Fico enfatizza l’assenza di impedimenti giuridici al ritardo della scelta e prende tempo parlando di una finestra di almeno due mesi. Ma fonti molto bene informate dell’Onu raccontano una storia diversa: «Durante l’Assemblea Generale ordinaria di domani, 19 dicembre, il presidente illustrerà il risultato di Marrakesh che, contestualmente e non a febbraio, verrà registrato come tale, chi c’è c’è». Di più: è probabile che l’America chieda un voto esplicito per formalizzare nero su bianco l’opposizione dei Paesi contrari (in questo caso servono i due terzi dell’Assemblea). Ci si può anche astenere ovviamente, ma comunque si sarebbe fuori dal Global Compact con tanto di esclusione da qualsiasi tavolo di coordinamento futuro sulla cooperazione e l’impegno condivisibile in materia di migrazioni.  

Nulla è definitivo, per carità. Trattandosi di un accordo che non prevede firme (e ribadisce «il diritto sovrano degli Stati a determinare la loro politica migratoria nazionale») comprenderà delle clausole che consentono l’adesione e il ritiro postumi, il ripensamento. Procedure flessibili, insomma. Ma sul piano politico il forse di domani corrisponde a un no secco: quello di cui, se ce ne fosse stato ancora bisogno, pare si sia convinto il ministro dell’Interno Matteo Salvini dopo un sondaggio al volo in un mercato («Firmo?». «Nooo!!».).  

Il M5S si allinea così ancora una volta alla tolleranza zero firmata Carroccio pur addebitandosi il merito di averci messo in mezzo «molti condizionali». Era stato il premier Giuseppe Conte a Buenos Aires a impegnarsi in prima persona con l’Onu, spiegando l’opportunità formale di consultare il Parlamento ma anche il suo personale favore al Global Compact. Invece accade che sull’altare del compromesso necessario a mettere in salvo il governo dalla crisi incombente sulla manovra economica tocchi sacrificare l’anima. «Tutti, Conte incluso, sono consapevoli che firmare una nuova carta senza passi concreti almeno a livello UE sia senza senso» chiosa una fonte pentastellata. In aggiunta si cita sempre il caso della Svizzera che ha assunto una posizione attendista analoga a quella italiana con il Consiglio federale che vorrebbe firmare ma con riserva. Si tratta però di eccezioni: sulla scia degli Stati Uniti, i Paesi contrari si sono dichiarati esplicitamente Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Austria, Slovenia, Bulgaria, Australia, Israele. 

Il Belgio si è visto costretto a un governo di minoranza pur di aderire al documenti inviso ai nazionalisti fiamminghi che domenica hanno portato in piazza i loro sostenitori. Eppure, al netto dei riflettori accesisi in queste ultime settimane, sono due anni che si parla di Global Compact in sede Onu. Mesi di consultazioni globali e poi mesi di trattative con gli Stati.  

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