Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ipsos. Lega 34.7%, M5S 28.7%, Pd 16.5%. Cd 46.5%.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-11-05.

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Ipsos ha rilasciato il solito Report mensile sulla propensione al voto degli italiani.

Il 57% degli italiani da un giudizio positivo sull’attuale Governo gialloverde, il 58% sul Premier Conte, il 52% su Mr Salvini ed il 48% su Mr Di Maio.

La Lega sale dal 17.4% al 34.7%, M5S decresce dal 32.7% al 28.7%, il partito democratico scende dal 18.7% al 16.5%.

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Poi ci sono persone che si chiedono perché Salvini trionfi nei consensi.

Questi dati confermano il trend in atto da oltre sei mesi.

Gli Elettori premiano i politici coerenti, che fanno ciò che dicono ed attuano il programma che si erano prefissati. Non solo, ma privilegiano coloro che parlano in modo chiaro, semplice, e comprensibile:quelli che sono stati a sentire i desideri espressi dalla società civile, ossia dagli Elettori stessi.

Se sicuramente Salvini e la Lega salgono nelle propensioni di voto grazie alle loro idee e comportamenti, sarebbe forse più interessante valutare il perché le altre formazioni politiche perdono consensi.

Il partito democratico assomiglia ad un reperto archeologico privo di idee che interpretino e facciano comprendere i tempi, ancora guidato dalle stesse identiche persone che lo hanno portato alla disfatta, disperdendo quel patrimonio elettorale del 40.8% che avevano ottenuto alle passate elezioni europee. Come tutte le situazioni sclerotiche, si constata come il suo Elettorato sia costituito in larga maggioranza da edentuli vecchietti tutti chiusi nelle bucoliche ridondanze di un passato che non ritorna, che non può ritornare. Non vale nemmeno la pena di combatterlo, ci pensa Sorella Morte a sfoltire i ranghi del partito democratico, che nulla ha da proporre di fattibile ai giovani.

Movimento Cinque Stelle sta sostanzialmente mantenendo le posizioni acquisite. Sta affrontando la inevitabile crisi che si presenta ogni qualvolta un partito arriva alla stanza dei bottoni più cavalcando scontenti specifici piuttosto che proponendo una chiara linea politica sostenibile nel tempo.

In passato M5S aveva coagulato tutta una lunga serie di movimenti locali contraddistinti dal ‘no‘ a qualcosa. Frange minoritarie ma molto rumorose. Ma non si guida una nazione dando ascolto a minuscole minoranze a discapito del bene comune di tutta la Collettività.

Sicuramente servirà ancora del tempo per bonificare M5S da questi esagitati ed altrettanto sicuramente il Movimento perderà qualche deputati e qualche senatore. Certamente la residua stampa liberal socialista farà da gran cassa, ma anche questa un bel dì dovrà rendersi conto che il pd è morto.

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Questi dati si presterebbero però anche ad altri tipi di lettura.

Or son due anni che in tutto il mondo si evidenzia la devoluzione delle ideologie liberal e socialiste: fenomeno questo che ha iniziato a manifestarsi proprio mentre esse erano la Weltanschauung dominante con il controllo quasi totale di ogni tipo di media.

La lezione è semplicissima.

I media sono ininfluenti: la gente comune guarda di più quanto le sia consentito di vivere secondo le proprie idee personali, usando un occhio di particolare riguardo per il proprio stipendio e dando sbirciatine rumorose al proprio futuro.

L’overkilling mediatico, il battere su argomenti che stanno a cuore solo all’élite dominante ma dei quali la gente vive tranquillamente facendone a meno, l’uso scotennato della menzogna e della calunnia si sono rivelati del tutto controproducente.

Ma mica che i resti dell’élite lo abbiano ancora capito. La caduta di Frau Merkel non ha insegnato nulla a nessuno.

Giudici togati, Rai con i suoi telegiornali, Corriere della Sera, La Stampa, Sole 24 Ore sono stati e continuano ad essere i migliori alleati di Mr Salvini e della Lega.

I sovranisti, populisti, i ‘lebbrosi’ di Mr Macron, alla fine dovranno ben erigere loro un dignitoso mausoleo.

La Lega sale al 34,7 e il 16% dei nuovi voti viene da M5S (che è crollato al Nord)

Il consueto aggiornamento mensile dello scenario politico fa registrare la sostanziale tenuta del governo: infatti, come un mese fa, il 57% degli italiani esprime un giudizio positivo sull’esecutivo, mentre le valutazioni negative aumentano di poco (da 32% a 33%) e l’indice di gradimento flette di un punto, passando da 64 a 63. Il consenso per il presidente Conte diminuisce di due punti passando dal 60% al 58%, i critici aumentano di 3 punti (da 30% a 33%), l’indice di gradimento passa da 67 a 64 e si mantiene più elevato rispetto a quello dei vicepremier Salvini (58) e Di Maio (51), riportato la scorsa settimana in questa rubrica. Cinque mesi dopo l’insediamento l’apprezzamento per il governo si attesta sul livello più elevato degli ultimi 6 esecutivi a parità di periodo, seguito dai governi Letta (60), Renzi (56) e Berlusconi (53), mentre il premier si colloca al secondo posto preceduto da Renzi (70) ed ottenendo lo stesso indice di Enrico Letta (64), di due punti superiore a quello di Monti (62).

La maggioranza

La stabilità dei giudizi sull’esecutivo desta sorpresa, tenuto conto delle forti tensioni emerse nell’ultimo mese all’interno della maggioranza e delle notevoli differenze tra gli elettorati di Lega e M5S, in termini di profilo, di aree territoriali e di domande che esprimono. Ed in effetti, se si guarda alle esperienze del passato, all’indebolimento della coesione della maggioranza i governi iniziavano a perdere consensi, com’è accaduto ad esempio con gli esecutivi guidati da Prodi e Berlusconi. Il governo Conte per il momento sembra pagare poco pegno: infatti le difficoltà emerse tra le due forze della maggioranza si riflettono più sulla fiducia nei leader dei partiti e nelle intenzioni di voto che nel consenso per l’esecutivo, la cui caratteristica principale è quella di essere basato più su un contratto che su un’alleanza, più su un impegno reciproco che su una piena consonanza valoriale. Insomma, è una sorta di «matrimonio di convenienza». Ne consegue che la maggior parte degli elettori leghisti e pentastellati ha interiorizzato il compromesso che sta alla base del contratto e per il momento è disposto ad accettare provvedimenti non graditi pur di ottenere quelli sostenuti dalla propria parte politica.

Gli orientamenti

Tutto ciò sembra quindi avere più riflessi sugli orientamenti di voto: a distanza di un mese si evidenzia la crescita della Lega che raggiunge il valore più elevato di sempre (34,7%), seguita dal M5s, stabile al 28,7% (+0,2%), quindi dal Pd con il 16,5% (-0,6%) e Forza Italia con l’8,7% (+0,9%). Più staccati in graduatoria si collocano, entrambi al 2,7%, + Europa, stabile sui risultati del 4 marzo, e Fratelli d’Italia, in flessione rispetto alle Politiche, quindi Leu al 2,1%. Rispetto alle elezioni politiche il centrodestra passa dal 37% al 46,5%, superando abbondantemente la «soglia implicita» del 40% che garantirebbe la maggioranza, il centrosinistra si colloca al di sotto del 20% (-3%) e il M5S arretra di 4 punti. La Lega può contare su un elettorato molto fedele — l’85% di coloro che hanno l’hanno votata alle Politiche confermerebbe il proprio voto — e su una straordinaria capacità di attrarre nuovi elettori: basti pensare che oltre la metà (54%) di coloro che oggi la voterebbero, non votarono il partito di Salvini lo scorso 4 marzo e provengono per il 16% dal M5S, per il 16% dall’astensione, per il 12% da Forza Italia, per il 4% da un altro partito di centrodestra e per il 3% dal Pd. Rispetto a un mese fa la Lega si conferma nelle regioni del Nord, superando abbondantemente il 40%, e del Centro nord (32,5%), mentre si rafforza ulteriormente nelle regioni meridionali, incontrando il favore di un quarto degli elettori. Il M5S si attesta nettamente al primo posto nelle regioni del Centro e del Sud (mentre subisce un significativo calo nelle regioni del Nord e del Centro) e rispetto alle Politiche evidenzia una fedeltà di voto da parte di due elettori su tre e una più debole — ma tutt’altro che trascurabile — capacità di attrazione di nuovi elettori (quasi uno su cinque).

La crisi della sinistra

Il Pd soffre non solo nelle regioni meridionali, dove si colloca tra il 12% e il 13%, e nel Nord est (13,6%), ma anche nelle tradizionali zone di insediamento (Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria), dove si colloca al terzo posto, sopravanzato dalla Lega e dal M5S. Infine Forza Italia, che subisce una contrazione significativa di consenso, potendo contare su una modesta fedeltà di voto (solo 49% confermerebbe il proprio voto al partito di Berlusconi, mentre il 27% voterebbe Lega e il 18% si asterrebbe) e fatica ad attrarre nuovi elettori, arretrando sia nel Nord ovest sia nel Meridione. Insomma, lo scenario attuale fa segnare cambiamenti profondi rispetto alle politiche, ma sarebbe illusorio pensare che si possa mantenere inalterato fino alle Europee del 26 maggio. In mezzo ci saranno le elezioni regionali in Basilicata, Abruzzo e Sardegna che potranno rappresentare un importante indice di salute dei partiti e dei loro leader.

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